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di Bia Sarasini

C’è poco da dire, è un vero colpo di scena, imporre al partito cinque donne come capolista. Renzi corre sicuro, è abile nell’aggiustare pasticci in corso d’opera, poco gli importa – e a nessuno altro, sembra – se si tratta di illusioni, quello che conta è confondere le idee. Il più complicato dei giochi era convincere gli uomini del suo partito, quelli che nel segreto dell’urna hanno votato contro la differenza di genere nell’Italicum, a ridursi a minoranza, a sparire insomma.

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Non c’è da stupirsi se l’attenzione delle istituzioni finanziarie, dal Fondo monetario internazionale, alla Banca centrale europea è tutta concentrata sui tassi di crescita dell’economia col chiaro intento di mettere i paesi in gara fra loro affinché si impegnino a correre l’uno più veloce dell’altro.

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Di Marco Revelli pubblicato su Il Manifesto di oggi

Contro i professori. Il fascino cupo del carisma ritorna, come extrema ratio, e contrappone l’Azione al Pensiero, il Demiurgo al Riflessivo, il Fare al Pensare. Dall’intellettuale dei miei stivali di craxiana memoria al renzismo di oggi. Un po’ Craxi, un po’ Berlusconi, con la velocità del prestigiatore.

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di Alfonso Gianni

Mentre persino il Fondo monetario internazionale avverte che la bassa crescita italiana, stimata in +0,6% per l’anno in corso e un incerto +1,1% per quello a venire (inferiore quindi a quasi tutti i paesi della Ue, compresa la martoriata Grecia), il nostro nuovo governo procede come su nulla fosse.

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Prima di tutto, cosa se ne va e cosa resta? Il governo Renzi non ha abolito le province, ma le elezioni provinciali. Le province sono state trasformate in enti di secondo grado, i cui organismi politici saranno composti da un ceto dirigente nominato e non più eletto direttamente, così che ad essere abolite risultano democrazia e diritto di voto, in nome di un “risparmio” complessivo che è stato calcolato fra i 30 e i 140 milioni di euro l’anno.

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Matteo Renzi ha più volte dichiarato che la sua politica economica è in piena continuità con le esperienze di governo che l’hanno preceduto. Ma  le linee economiche di chi lo ha preceduto (e ricordo che il Pd è al governo da due anni e mezzo, tre governi, nessuno dei quali scelto dai cittadini)  hanno portato i risultati devastanti sul fronte dell’occupazione stando alle tabelle dell’Istat di qualche giorno fa. Ogni mese ci aspettiamo che la disoccupazione cali di qualche decimale e ogni mese, puntualmente, restiamo delusi.

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di Sandro Medici, candidato nel collegio centro

Un po’ come tutti, anche la professoressa Stefania Giannini deve aver letto o quantomeno sfogliato la Lettera che don Lorenzo Milani pubblicò nel 1967. Eppure non sembrerebbe, a sentire le cose che si ripromette di realizzare attraverso il suo dicastero. La sua idea è quella di tornare esattamente laddove si sviluppò la critica dei ragazzi Barbiana: ripristinare la scuola di classe.

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di Marco Revelli per Il Manifesto

La crisi ita­liana sta pro­du­cendo uno dei feno­meni poli­tici più inquie­tanti, oggi, in Europa: un popu­li­smo di tipo nuovo, viru­lento e nello stesso tempo isti­tu­zio­nale. Tanto più pre­oc­cu­pante per­ché emer­gente non al mar­gine ma nel cen­tro stesso del sistema di potere. Non dal basso (come avviene per i movi­menti così eti­chet­tati) ma “dall’alto” (dal cuore del potere ese­cu­tivo, dal Governo stesso), assu­mendo come vet­tore (altro para­dosso) l’unico par­tito che con­ti­nua a defi­nirsi tale.

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