Furfaro: “Roaming, quando l’Europa torna a essere utile”

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Succede oggi, con il voto a larghissima maggioranza del Parlamento europeo che ha sancito l’abbattimento delle tariffe di roaming. Questo significa per chi, ad esempio, se ne andrà da Roma a Parigi, non pagherà più tariffe esose conversando al telefono.

L’abolizione delle tariffe di roaming è un piccolo segnale. Ma importante, per almeno due motivi. Il primo: rende percepibile e netto l’utilità di una politica europea. Perché ogni cittadino che si troverà a fare un viaggio all’estero o che già lavora con l’estero – vivendo con profonda irritazione il lievitarsi dei costi – toccherà con mano l’abbattimento della tariffazione.

Il secondo, molto più simbolico: perché anche una piccola cosa come questa aiuta a restituire l’idea di un’Europa che non è solo un insieme di Stati nazionali, ma un luogo unico, dove esiste una comunità ed esistono cittadini con le loro storie, particolarità, differenze e peculiarità. Non esiste soltanto il “loro” delle tecnocrazie, ma esiste anche un “noi” europeo, collettivo, figlio di percorsi e tradizioni diverse.

Ecco, anche questo è un pezzo dell’altra Europa. Quella che “abbatte” le barriere tra gli Stati non per arricchire pochi a danno di molti, come è successo per esempio in tema di mercato del lavoro, dove la mancanza di un salario minimo europeo parametrato al potere d’acquisto e di norme di tutela comuni dei lavoratori ha favorito la delocalizzazione delle imprese e l’imposizione di salari sempre più poveri. L’altra Europa da costruire è quella che abbatte le barriere per condividere diritti e opportunità ora in mano a pochi, siano essi individui o Stati nazionali.

Qualche anno fa, il Parlamento europeo votò l’abbattimento delle tariffe di roaming, allineandole al ribasso per tutti i cittadini ed esprimendo la volontà di abbatterle in un secondo momento. Prima di questa decisione, in Europa c’erano scompensi incomprensibili: potevi pagare fino a 10 euro al minuto per una telefonata da uno Stato che ti ospitava a quello in cui avevi il contratto telefonico. Ci fu una battaglia durissima con il Consiglio, cioè l’insieme dei Ministri degli Stati nazionali, e persino con l’ostinazione del governo italiano, a quel tempo di centrosinistra. L’allora Ministro delle Telecomunicazioni, Gentiloni, sembrava molto più interessato a tutelare l’interesse di grandi compagnie telefoniche nazionali come Telecom che applicare norme ragionevoli a tutela dei cittadini, italiani ed europei. Ma la norma passò, grazie ai tanti parlamentari europei progressisti che, a differenza delle altre istituzioni, essendo democraticamente eletti rispondevano ai bisogni degli elettori europei.

Ora tocca proprio agli Stati membri accordarsi. Che rappresentano, come si capisce anche da questa storia, la parte più egoista del meccanismo istituzionale. Perché soffrono del condizionamento delle lobby – delle grandi compagnie telefoniche in questo caso – molto più desiderose di incrementare i propri guadagni che pensare alla collettività. Per questo va cambiata l’architettura istituzionale europea, dando maggiore forza al Parlamento europeo: perché i cittadini europei devono esprimere con il loro voto da chi e da quali politiche vogliono essere rappresentati.

Ecco, “l’Altra Europa con Tsipras” si candida a questo: a costruire un “nuovo” Continente democratico in cui le opportunità tocchino la carne viva delle persone e ci rendano fieri di far parte di una comunità che va oltre i propri confini nazionali.

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