Sgrena: “F35 funzionali solo a strategia militare aggressiva”

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Il presidente statunitense Obama in visita in Italia però un risultato l’ha già ottenuto: la conferma dell’acquisto dei 90 cacciabombardieri F35. La notizia è arrivata prima dall’amministrazione americana e solo dopo dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti. Era stato Renzi a promettere una riduzione del numero dei famigerati F35, ma la visita di Obama ha cancellato tutti i buoni propositi, nonostante la Commissione incaricata di indagare sui cacciabombardieri non avesse ancora presentato la propria relazione al parlamento. L’Italia dimostra ancora una volta di rinunciare alla propria sovranità in nome della ragion di stato.

Gli F35 sono modelli che non funzionano, l’hanno dimostrato numerose inchieste, soprattutto Usa, e ai costi per l’acquisto – 14 miliardi di euro – si aggiungeranno altri – molti – miliardi per la manutenzione. Ma a parte l’ingente spesa, che in tempo di crisi e austerità sarebbe bene dirottare su altre impellenti necessità del paese, il fatto grave è che l’acquisto di cacciabombardieri è funzionale a una strategia militare aggressiva, non di difesa, che va contro l’articolo 11 della Costituzione italiana.

L’acquisto di questi aerei, che porteranno armi nucleari, si inserisce in una corsa al riarmo funzionale alla Nato che cerca di riscattarsi su altri scenari dopo il fallimento dell’intervento in Afghanistan. E per il mantenimento della Nato Obama ha chiesto agli alleati anche un aumento delle spese pari al 2% del Pil. Non sappiamo ancora l’effetto di tale richiesta ma sarebbe certo paradossale che in tempo di spending review si aumentasse ulteriormente la spesa militare.

Occorre comunque sottolineare che le compatibilità europee imposte dal fiscal compact che hanno portato alla riduzione delle spese sociali non hanno toccato le spese militari, nemmeno in Grecia.

L’Europa non si è certo distinta per lungimiranza con l’appoggio di Lady Ashton al governo (con componenti neofasciste) di Kiev. Non solo perché promettere aiuti all’Ucraina dopo aver affamato il popolo greco è poco dignitoso, ma anche perché sarà l’Europa a pagare il prezzo più salato se si arriverà alla sospensione delle forniture di gas russo che passa attraverso i gasdotti ucraini. Una scelta che risponde solo agli interessi statunitensi di rifornire l’Europa con il suo gas di scisto (contro la cui produzione si battono gli ecologisti per il danno ambientale che produce), cosa prevista a partire dal 2015. Il nostro governo assicura che non avremo problemi di rifornimenti energetici nel frattempo.

E poi gli Usa potranno godere dei vantaggi loro concessi dall’approvazione del Ttip (Transatlantic trade and investment partnership). Insomma, urge un radicale rovesciamento della politica estera e di difesa europea: quello che si propone di fare la Lista Tsipras per un’altra Europa.

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