Lipperini: “subito una legge sull’educazione sessuale”

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Guardiamo all’Europa, allora. In Francia l’educazione sessuale fa parte dei programmi scolastici fin dal 1973: trenta-quaranta ore almeno (quattordici anni fa è stata lanciata anche una campagna sulla contraccezione, cosa da noi impensabile). In Germania sono partiti tre anni prima, e ovviamente non si parla solo di sesso ma di affettività. In Svezia l’inclusione è datata 1956.

Nel nostro paese, vanno registrate le recenti dichiarazioni del sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi a Tempi.it, dove si bolla come “ideologica” l’educazione anti-omofobia e accusa i corsi sul gender di voler promuovere “nuove forme di famiglia”. E’ solo l’ultimo esempio di una generale disattenzione (o aperta contrarietà) alla lotta reale contro gli stereotipi, che deve cominciare nelle scuole.

Non fosse chiaro, senza questa legge non si fa un solo passo per superare disuguaglianze, frustrazioni da abbandono, violenza. Non fosse chiaro, si deve trovare un’unità di intenti all’interno del parlamento europeo: alla fine del 2013 è stata bocciata la risoluzione Estrela, dove si parlava di diritti sessuali e riproduttivi e dove si chiedeva di garantire uguaglianza in ogni paese che dell’unione fa parte, perché ancora fortissime sono le differenze in tema di salute riproduttiva, contraccezione, educazione sessuale, interruzione di gravidanza, procreazione assistita, lotta all’omofobia. La risoluzione è stata bocciata per sette voti, e risolutivi sono stati quelli degli europarlamentari italiani (pd). 

Tornare a chiedere uguali diritti per le donne (e per le bambine e i bambini) in Europa è uno dei passi da compiere se si vuole lavorare per la parità e contro le discriminazioni di genere.  

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