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After the night of shame

we must and will fight together for another Europe

Call open for all support via: info@altersummit.eu

The night of July 13th will be remembered in history as the night of the European shame.

The neoliberal oligarchy ruling Europe with no democratic legitimacy has shown its real nature to the whole world. This oligarchy insists that no one in Europe has the right to propose credible alternatives to the religion of austerity, even when these proposals are backed by a very large democratic consensus.

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di Alfonso Gianni *

Sembra che il lungo ed estenuante confronto fra la Grecia e la Ue sia giunto al rush finale che permetterebbe quanto meno di evitare la temuta Grexit. La morta gora è stata evitata, oltre che dallo straordinario esito del Referendum di domenica scorsa, dalla nuova lettera di intenti inviata dal governo greco al Presidente dell’Eurogruppo e firmata dal nuovo ministro delle finanze Euclid Tsakalotos. Che non bastasse l’esito pur inequivocabile del referendum greco a piegare l’ostinata resistenza dei creditori era già apparso chiaro dalle terribili parole pronunciate da popolari e socialisti nel dibattito del Parlamento europeo cui era stato invitato Tsipras. 
Quella dimostrazione di democrazia diretta e di precisa volontà popolare non li aveva commossi. Eppure questa aveva fatto breccia persino nel mondo degli economisti mainstream. Uno dei più noti, Luigi Zingales, un italiano che insegna negli States, aveva scritto sul Sole24Ore parole di grande rispetto: “La Grecia, però ha sorpreso il mondo. Io non mi sarei mai aspettato che questo referendum potesse avere luogo nella più assoluta normalità nonostante le banche chiuse, tanto meno che il governo Tsipras fosse in grado di vincerlo”. Ma tutto ciò non ha scosso né turbato gli animi e le convinzioni di una Merkel, di un Gabriel, di uno Schulz, di un Draghi, di un Djisselbloem. Chi tiene i cordoni della borsa sa reprimere sentimenti e commozioni, sempre che ne abbia. 

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DISCORSO DI TSIPRAS. 1 LUGLIO. Il refe­ren­dum di dome­nica non riguarda la per­ma­nenza o no della Gre­cia nell’eurozona. Que­sta è scon­tata e nes­suno può con­te­starla. Dome­nica dob­biamo sce­gliere se accet­tare l’accordo spe­ci­fico oppure riven­di­care subito, una volta espresso il responso del popolo, una solu­zione sostenibile.

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DISCORSO DI TSIPRAS. 1 LUGLIO. Il refe­ren­dum di dome­nica non riguarda la per­ma­nenza o no della Gre­cia nell’eurozona. Que­sta è scon­tata e nes­suno può con­te­starla. Dome­nica dob­biamo sce­gliere se accet­tare l’accordo spe­ci­fico oppure riven­di­care subito, una volta espresso il responso del popolo, una solu­zione sostenibile.

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di Argiris Panagopoulos- “Una soluzione sostenibile, senza gravare sui redditi bassi e medi… e senza condannare il paese ad una dura austerità”. Con queste parole il governo greco descrive le linee generali delle sue proposte alle istituzioni europee, sottolineando che è la proposta di un accordo che vuole vedere accompagnato con una soluzione sostenibile per il debito.

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(testo pub­bli­cato su Le Monde del 31 mag­gio 2015) e da Il Manifesto il 5 giugno 2015

Il 25 gen­naio scorso, il popolo greco ha preso una deci­sione corag­giosa. Ha osato sfi­dare la strada a senso unico dell’austerità del Memo­ran­dum d’intesa per cer­care un nuovo accordo. Un nuovo accordo che con­sen­tisse la per­ma­nenza del Paese nell’euro, con un pro­gramma eco­no­mico effi­ciente, senza gli errori del passato.

Per que­sti errori il popolo greco ha pagato un prezzo alto: negli ultimi cin­que anni il tasso di disoc­cu­pa­zione è salito al 28% (per i gio­vani 60%), il red­dito medio è dimi­nuito del 40%, men­tre secondo i dati Euro­stat la Gre­cia è diven­tata il paese euro­peo con il più alto indice di disu­gua­glianza sociale. (…) Molti, tut­ta­via, sosten­gono che il governo greco non sta coo­pe­rando per rag­giun­gere un accordo, per­ché si pre­senta ai nego­ziati intran­si­gente e senza proposte. È dav­vero così?

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