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Con i decreti attuativi del cosiddetto Jobs Act, il governo Renzi generalizza la precarietà e riporta il lavoro alla condizione servile. Renzi attua pienamente i diktat della Troika e  riesce a fare oggi quello che neppure il governo Berlusconi era riuscito a fare. Non è altro che questa la sostanza dell’operazione fatta, che coerentemente riceve l’incondizionato plauso di Confindustria.

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L’11 luglio a Torino, nel giorno in cui Renzi ha rinunciato a svolgere il vertice dei primi Ministri europei sulla disoccupazione giovanile ‐ perché hanno avuto paura delle proteste crescenti e della mobilitazione che si stava attivando in città, contro le politiche di austerità che massacrano i diritti e in primo luogo quello del lavoro, creando in Europa milioni di disoccupati e di precari.

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Hanno liberalizzato la schiavitù. Questo hanno fatto, oggi, con il varo del decreto lavoro. In un Paese in cui la precarietà ha dimostrato di non servire a niente, in cui fabbriche e imprese chiudono non a causa di un mercato del lavoro troppo rigido, ma per l’assenza di una politica industriale, di una sfida ambientale da cogliere, di un rinnovamento mancato del prodotto imprenditoriale, di scarsa innovazione.

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Ci sarebbe poco da festeggiare oggi. I dati sulla disoccupazione sono noti a tutti. Siamo oltre il 13%, quella giovanile è intorno al 40 e ci sono milioni di donne e uomini che hanno addirittura smesso di cercare un’occupazione. Per non dire dei tanti milioni di giovani che hanno smesso di studiare e di cercare lavoro, soprattutto al sud.

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La povertà è il vero parametro da abbattere.

In queste ore si sta lavorando al documento di economia e finanza e pare, a detta del ministro e del pirotecnico premier, che i conti tornino. Non tornano però sui dati dell’economia reale sui quali l’Italia rimane ancora un paese fuori dall’Europa, i cui cittadini e cittadine non dispongono di tutele e diritti sufficienti, a fronte di una notevole precarietà, e il Jobs act promette riduzioni ulteriori delle garanzie lavorative.

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di Claudio Riccio, candidato nel collegio Sud, per Act

Apprendiamo che il tanto atteso Jobs Act – reso pubblico solo ieri – prevede l’introduzione di un sussidio di disoccupazione in sostituzione degli altri ammortizzatori sociali (come la Cassa integrazione in deroga): Matteo Renzi non provi a far passare come inclusivo tale sussidio, in quanto non previsto per tutti coloro che un lavoro non riescono a trovarlo e coloro i quali hanno perso il lavoro da più di due anni.
 
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di Marco Furfaro pubblicato su Il Manifesto, can­di­dato nella cir­co­scri­zione centro

Mi can­dido per cam­biare l’Europa, non per vederla morire. Sono cre­sciuto con l’idea che fosse una spe­ranza col­let­tiva, intes­suta di soli­da­rietà vera e oppor­tu­nità con­crete: quelle che si danno ai ragazzi per for­marsi, appren­dere, cre­scere, e alle cul­ture di incro­ciarsi, con­ta­mi­narsi, miglio­rarsi. Mi sono ritro­vato ad un certo punto a Bru­xel­les a lavo­rare per far sì che quei sogni di ragazzo potes­sero avere gambe per camminare.