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Non era per niente facile peggiorare la riforma Fornero, che peggiorava la riforma Biagi, che peggiorava la riforma Treu. Ebbene, Renzi c’ è riuscito: c’è riuscito il governo delle larghe intese Renzi-Alfano, per la precisione, che oggi ha addirittura posto la fiducia al Senato sul decreto lavoro, impedendo per l’ennesima volta il dibattito parlamentare. In un tempo neppure troppo lontano, il modello sociale europeo si poneva come obiettivo la piena occupazione, mentre oggi l’obiettivo è la piena precarizzazione. 

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C’era una svolta. Chi a sinistra ha creduto in buona fede alla favola dell’Italia che cambia verso, ammansita dalla mancetta degli 80 euro (sempre sacrosanti, ma non è questo il punto) o dal turbo-riformismo dei rottamatori, ora dovrà ricredersi. Perché sul decreto lavoro, cioè un provvedimento serio e decisivo per le sorti del Paese, è la destra a passare all’incasso, riconfermando – e in molti casi peggiorando – la filosofia della riforma Fornero: deregulation, liberalizzazione totale dello sfruttamento dei precari, estensione dell’apprendistato come surrogato del lavoro, proroga dei contratti a termine, multe da quattro soldi per le imprese che aggirano il limite degli “atipici“. Questo il risultato dell’intesa tra il Pd di Renzi e il Nuovo Centrodestra di Alfano – sempre più indistinguibili per obiettivi e vocazione – all’indomani della festa dei lavoratori. Un beffardo atto di sfida non già al “vecchio” sindacato – che pure avrebbe tanto da cambiare – ma a una nazione in ginocchio, che arranca tra disoccupazione e precarietà e ora subisce un altro attacco ad alzo zero. 

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L’Europa e l’Italia sono attanagliate dalla morsa della disoccupazione, affamata da povertà e precarietà.

Sono 27 milioni i disoccupati in Europa, 12 milioni i NEET, giovani espulsi da ogni percorso di formazione e lavoro. Tra il 2010 e il 2012 nei paesi mediterranei (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo) il salario medio si è ridotto del 6,5%, negli stessi paesi tra il 2011 e il 2012 il numero di diciottenni in percorsi di formazione è diminuito del 3,5%.