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Oggi celebriamo i 40 anni della vittoria degli italiane e delle italiane nel referendum sul divorzio ma al contempo ricordiamo l’assassinio di Giorgiana Masi, la giovane studentessa uccisa durante una pacifica manifestazione che voleva festeggiare quella vittoria il 12 maggio 1977. Renzi nei giorni scorsi ha parlato di rimuovere il segreto di Stato dalle stragi che hanno insanguinato il Paese. Oggi chiediamo al Presidente del Consiglio di desegretare ogni atto che riguarda la sanguinosa repressione di piazza di quel maledetto 12 maggio 1977. In particolare vorremmo sapere chi erano quegli uomini in borghese, che armi in pugno si muovevano liberamente tra i cordoni delle forze dell’ordine e che vennero fotografati da diversi quotidiani. Per il Questore dell’epoca non erano “né poliziotti, né carabinieri”. La domanda che da allora è senza risposta è: chi erano e chi li comandava?

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Piazza Vittorio Torino – il corteo si sta formando, davanti a noi gli studenti e prima ancora lo spezzone del PD, con il suo servizio d’ordine. Arriva Esposito, noto esponente del PD Sì Tav. E’ contestato dai manifestanti al grido di “Fuori Esposito dal corteo”, grida e null’altro; si fronteggiano studenti e manifestanti con servizio d’ordine del PD, improvvisamente arrivano i celerini, s’infilano caricando i manifestanti.

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Poco tempo fa, ho ascoltato Stefano Rodotà raccontare: “Negli anni settanta, di fronte al rischio che una intera generazione che si allontanasse dalle istituzioni e dallepratiche democratiche, in Parlamento decidemmo di tornare al proporzionale puro. Era un modo per offrire a chi lo volesse la possibilità di ricostruire un rapporto, un modo per vivere il conflitto nella dimensione democratica”.

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E’ finito risucchiato in un groviglio giudiziario da cui non sarà facile riemergere. Uno spinoso garbuglio alimentato da furori questurini e sciatterie amministrative, che purtroppo sta privando la cultura italiana di uno dei suoi più avanzati centri di produzione. Stiamo parlando dell’Angelo Mai di Roma, uno dei più prestigiosi laboratori artistici a scala nazionale e internazionale, chiuso il 9 marzo scorso su ordine della magistratura, e tuttora sotto sequestro. La procura romana ha infatti respinto il ricorso del Comune di Roma, proprietario dello stabile, che ne chiedeva la riacquisizione. Un rifiuto che intende riaffermare la consistenza delle ipotesi di reato, tanto gravose quanto ingannevoli, oltre a delineare imbarazzanti accuse verso l’amministrazione comunale, a cui si rimproverano “palesi ed evidenti inadempienze”.