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La scorsa settimana, a Pisa, le forze di polizia hanno messo fine a una manifestazione pacifica degli attivisti de “Il municipio dei beni comuni” rei di voler difendere la riappropriazione colletiva di spazi pubblici (in particolare, una vecchia caserma e il parco annesso) messi a servizio della gente; a Roma, invece, migliaia di cittadini in una manifestazione gioiosa e ricca di messaggi ai dirigenti della città hanno presentato 4 proposte di delibere comunali popolari.

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Rileggiamolo, il Manifesto di Ventotene, scorriamone il testo fino ad arrivare a questo punto: 

“i giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare la possibilità effettiva di perseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi”.

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Le politiche di austerità garantiscono la crescita, non c’è dubbio: la crescita della disoccupazione, la crescita della povertà e la crescita del debito pubblico. Ma non dimentichiamo che garantiscono a perfezione anche la crescita dell’ignoranza. I dati Eurostat 2013, appena pubblicati, lo dimostrano inequivocabilmente: nel corso degli ultimi anni la percentuale dei laureati nel nostro paese è crollata ulteriormente, al punto che oggi siamo saldamente ancorati all’ultimo posto fra tutti i paesi UE (la media dei laureati nella UE a 28 è del 37% contro il 22,4% dell’Italia). E siamo al ventitreesimo posto per abbandoni scolastici.

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di Claudio Riccio, candidato al Sud

C’era una volta la strategia di Lisbona e l’idea che l’Europa dovesse diventare la più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2010. Il terzo millennio era iniziato con promesse ambigue quanto affascinanti, che i movimenti studenteschi hanno sempre affrontato criticamente: da una parte si condivideva la necessità di investire sulla formazione, l’istruzione e la ricerca, in un’ottica di innovazione e internazionalizzazione, dall’altra si criticava l’impostazione dominante eccessivamente economicista, l’idea per cui i saperi si dovessero dovessero piegare sempre e comunque alle esigenze del mercato.

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di Tommaso Fattori, candidato nel collegio Centro

«Non c’è giorno che passa in cui non ci siano genitori costretti a dar battaglia vedendo lesa la loro libertà di educazione (…). Penso all’ultimo episodio di Modena in cui si pretendeva che Vladimir Luxuria entrasse a parlare al liceo classico Muratori senza nemmeno un contraddittorio. Non si può usare la scuola così, come un campo di battaglia ideologico. Oltre al governo quindi tutti dovranno fare un passo in avanti per fermare questa invasione di campo», così il sottosegretario all’istruzione del governo Renzi, il ciellino Gabriele Toccafondi.

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di Loredana Lipperini, candidata nel collegio Nord Ovest

“Chi tiene famiglia, esca. Chi ha figli sappia che un giorno essi guarderanno con rispetto o con odio alle sue scelte di oggi”. Lo scrisse un poeta, Franco Fortini, poco prima di morire. Era l’autunno del 1994, l’era del berlusconismo si era aperta da pochi mesi, e il letterato (“dunque, un niente”, scrisse nella sua ultima lettera Fortini) metteva in guardia la Sinistra, ricordandole che le scelte di allora sarebbero state giudicate dalle generazioni successive. Quelle generazioni, oggi, vivono le conseguenze di scelte che non sono state fatte, su cui si è esitato e su cui si è scesi a compromessi. Non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Europa.

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di Loredana Lipperini, candidata nel collegio del Nord Ovest, per il nostro sito

Dove si forma una comunità? La risposta dovrebbe essere semplicissima: a scuola. E come si forma una comunità non sessista? Nello stesso luogo. Eppure, l’Italia oppone una resistenza accanita all’introduzione di una legge sull’educazione sessuale: a oggi, formare bambine e bambini e poi ragazze e ragazzi non solo alla consapevolezza del proprio corpo, ma all’idea che l’appartenenza a un genere sessuale non comporta caratteristiche psicologiche ed emotive immutabili “per natura”, è considerato, nella migliore delle ipotesi, superfluo.