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Carissime compagne e compagni 

dell’Assemblea Nazionale di SEL 

volevo ringraziarvi per la vostra determinazione e coerenza con cui avete condotto la battaglia delle elezioni europee. 

“L’Altra Europa” è riuscita di superare difficoltà e avversità e ha ottenuto un risultato elettorale significativo.

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Pippo Civati si stupisce del fatto che in molti gli chiedano “Sì, ma allora, se sei di sinistra, perché voti Pd?”. Comprensibilmente, la domanda lo mette in imbarazzo, perché mette in evidenza la contraddizione della sua posizione politica: una brava persona di sinistra, seguita da tante brave persone di sinistra, all’interno di un partito che da 3 anni governa ininterrottamente con la destra, che ha accettato tutte le politiche di austerità imposte dall’alto (dal pareggio di bilancio al fiscal compact) e che non smette di copiare e incollare il programma di Berlusconi (dalle riforme istituzionali al decreto Poletti-Sacconi).

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Un gruppo di attiviste/i e candidate/i della lista “l’Altra Europa con Tsipras”, tra cui alcuni iscritti e simpatizzanti del Partito Pirata Italiano, hanno promosso l’iniziativa #DigiTsipras per interagire con gli altri candidati, con i collaboratori e gli attivisti della lista più attenti alle tematiche dei diritti digitali per contribuire all’elaborazione di una serie di proposte programmatiche che sono andate naturalmente a confluire nel programma della lista de l’Altra Europa.

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Carlo, ammazzato in piazza Alimonda, la notte della Diaz, dove in una scuola sgorga sangue a fiumi e si spaccano teste, i manifestanti inermi massacrati di botte per le strade e tanti, troppi altri lasciati indisturbati. Non uccisero solo Carlo, uccisero i sogni di una generazione. Era un movimento grande, composito, cresciuto con l’idea che un altro mondo fosse possibile. Non era un semplice slogan, ma la consapevolezza quasi profetica che nessuno poteva salvarsi da solo, che la globalizzazione aveva un senso solo se significava armonizzazione dei diritti, tutele sociali, reddito minimo garantito, redistribuzione delle risorse.

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di Marco Furfaro, candidato nel collegio centro

Ci sono momenti in cui l’Unione europea si ricorda di essere finalmente utile ai suoi cittadini. In fondo, per dirla in modo semplice, questo dovrebbe essere il senso dei tanto agognati “Stati Uniti d’Europa”: migliorare la vita quotidiana dei suoi cittadini, rendendo patrimonio di tutti quelli che al momento sembrano diritti di pochi o buone pratiche vigenti solo in alcuni Paesi (dal reddito minimo garantito ai diritti civili, dalle energie rinnovabili alla mobilità sostenibile).

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di Marco Furfaro, candidato nel collegio Centro

L’Italia è il Paese dove l’unica “crescita” che riescono a garantire le politiche di questi anni è la disoccupazione. Pensare, come vuole fare il governo, di continuare a liberalizzare lo sfruttamento dei lavoratori è una follia economica. In Italia ci sono circa 40 forme di contratti precari e le imprese non assumono lo stesso. Il motivo non sono le regole burocratiche: il problema è che le imprese non hanno possibilità di assumere perché in Italia e in Europa non si può investire per stimolare nuovi posti di lavoro a causa dei parametri di stabilità e del fiscal compact.

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di Marco Furfaro pubblicato su Il Manifesto, can­di­dato nella cir­co­scri­zione centro

Mi can­dido per cam­biare l’Europa, non per vederla morire. Sono cre­sciuto con l’idea che fosse una spe­ranza col­let­tiva, intes­suta di soli­da­rietà vera e oppor­tu­nità con­crete: quelle che si danno ai ragazzi per for­marsi, appren­dere, cre­scere, e alle cul­ture di incro­ciarsi, con­ta­mi­narsi, miglio­rarsi. Mi sono ritro­vato ad un certo punto a Bru­xel­les a lavo­rare per far sì che quei sogni di ragazzo potes­sero avere gambe per camminare.