Le scelte de L’Altra Europa- intervista a Massimo Torelli

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Il Manifesto del 4 ottobre- intervista di Daniela Preziosi a Massimo Torelli

L’Altra Europa: troppi fallimenti, tiriamo le conseguenze. Ma una sinistra serve- «L’Altra Europa con Tsipras chiude una fase per un nuovo progetto». E’ questo il titolo del documento con cui l’associazione nata alla vigilia delle elezioni europee del 2014 dichiara appunto, di voler – o forse dovere – cambiare pagina. L’omonima lista mise insieme, fra gli altri, anche i partiti che si erano scissi, Sel e Rifondazione. E raccolse un milione di voti (1108457, il 4,03%), consensi fra gli intellettuali della sinistra (Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Freccero, Furio Colombo, Canfora, Bertinotti e in seguito anche Carlin Petrini, Piovani, Rita Borsellino, Vauro, Staino, Leo Gullotta , Valerio Mastandrea, Gino Strada, Sabina Guzzanti e elesse tre eurodeputati (Barbara Spinelli, Eleonora Forenza e Curzio Maltese) e gemmò una serie di liste ispirate alla stessa esperienza alle successive regionali e comunali. Rimanendo fedele al presidente greco  Alexis Tsipras, oggi all’opposizione (ma sarebbe un’altra storia). Fino all’ultima lista alle Europee, La Sinistra, che ha raccolto 465092 voti e cioè l’1,75 per cento. Ne parliamo con Massimo Torelli, che dell’associazione è coordinatore.

Altra Europa dichiara  ‘conclusa’ la sua esperienza ‘quale soggetto di rappresentanza’. Tradotto: chiudete i battenti?

Non chiudiamo i battenti. Chiudiamo una fase, quella di soggetto politico di rappresentanza che si presenta alle elezioni. E traiamo le conseguenze oneste dall’esito molto negativo per La Sinistra alle elezioni europee. Risultato negativo che segue fallimenti delle liste presentate dopo le europee del 2014. Penso che il risultato delle europee e l’impotenza rispetto ai fatti drammatici di questa estate – l’assalto di Salvini alle istituzioni – dovrebbero richiedere a tutti di trarre conseguenze nette. Noi intanto lo facciamo per ricominciare dalla nostra missione originaria, quella di cercare una strada perché ci sia in Italia una sinistra degna. La galassia di sigle che popola il nostro mondo ormai fa imbarazzo, noi ci spogliamo dall’essere una sigla e ci trasformiamo in associazione di donne e di uomini che lavorano per un soggetto nuovo della sinistra in Italia. Perché in Italia la priorità resta la costruzione di un soggetto politico.

Nel vostro documento dite che il fallimento sta nella mancata innovazione. Che significa?

Molte cose. Mancata innovazione sono le liste create per sommatoria nella prossimità elettorale ed una modalità che ripropone gli schemi dei soliti leader, maschi. C’è bisogno di un pensiero e di un linguaggio nuovo a sinistra. In questi anni non sono mancate letture convincenti della crisi e dei suoi effetti, dei nuovi problemi del capitalismo in un’economia sempre più interconnessa, dell’emergenza climatica. Manca, però, una visione condivisa e proposte chiare per rispondere alla domanda di cambiamento che proviene dai ceti più colpiti dalla crisi e dalle politiche di austerità. E c’è bisogno di un soggetto politico in cui confrontarle e convivere anche con posizioni diverse, senza riesumare le sigle di provenienza al primo problema o al primo dissenso.

In questi anni a sinistra c’è stata una coazione a ripetere: a riproporre liste, ai diversi appuntamenti elettorali, fatte di fretta a ridosso delle scadenze da autonominati garanti o comitati dirigenti di cartelli. In cui si scomponevano e ricomponevano le stesse sigle. Giurando sempre di fare le cose ‘dal basso”. E’ così?

Vero, ma con una eccezione. L’altra Europa con Tsipras del 2014 che è stata non a caso l’unica esperienza positiva, sia per avere raggiunto l’obbiettivo sia per l’entusiasmo che ha provocato nel lancio. Non partiva dal basso ma ‘dall’alto’ ha praticato un metodo diverso. Per questo è stata accolta come un progetto nuovo, europeo e non come cartello elettorale. Ma è stata una breve luce. Comunque hai ragione, sono le cose che vogliamo metterci alle spalle.

Per la verità la capolista, eletta, si dissociò presto dalla lista.

Certo. Magari fosse successo solo questo in questi cinque anni. Potrei fare un lungo elenco. Mi soffermavo sulla fase iniziale, un grande momento, purtroppo breve. Penso che l’unico progetto che abbia raggiunto il risultato non possa essere confuso con esperienze che hanno avuto un’altra storia e un altro risultato.

Chiudete l’Altra Europa ma vi dichiarate comunque impegnati ‘per la costruzione di una soggettività politica organizzata della sinistra’. Che significa in concreto?

Che tutte le ragioni del bisogno di alternativa sia al neoliberismo tuttora dominante che al sovranismo/populismo reazionario della peggior destra sono in piedi, e sempre più indispensabile è che in Italia rinasca un soggetto di sinistra all’altezza di tale bisogno. In un paese in cui c’è una destra oltre il 40% come può non esserci una sinistra? Come si può pensare che il consenso alla Lega possa essere sgonfiato dalla riproposizione delle politiche che hanno determinato l’affermazione della Lega?

La sinistra è una e siete voi, che non ci siete? Intendo dire: il Pd, che è stato determinante per fermare, o rallentare, la corsa di Salvini verso Palazzo Chigi,  non fa parte della più ampia famiglia delle sinistre, o del centrosinistra?

Fuori dalle etichette, voglio dire che il Pd non può rappresentare chi pensa che ci debba essere una forte alternativa alle politiche neoliberiste. Non a caso il Pd è stato tra i pochi partiti del Pse a votare la nuova presidente europea Ursula von der Leyen, con Berlusconi e i M5s. Sono un’altra storia. E non credo che il Pd possa in nessun modo sgonfiare l’onda di odio di Salvini. Anzi, la scissione dei Renzi lo porterà sempre più verso destra, lo dovrà inseguire.

Il tema che ha percorso le esperienze elettorali della sinistra radicale, da Cambiare si può alla lista Ingroia, fino a La Sinistra, è l’alleanza con il Pd. Inutile girarci intorno. Oggi che metà de La Sinistra e tutta Leu sono alleati del Pd nel governo, annunciandola come una scelta stabile, avete risolto questo tema?

Ora il tema è diverso, il rapporto con il Pd non è il cuore del problema. Né quello del governo e dell’opposizione. Nelle condizioni date il problema della sinistra è la sua esistenza come tale, non il suo rapporto col PD. Non ha senso parlare di rapporti con il Pd se la sinistra non ricostruisce un suo profilo autonomo. Il tema è: si crede ancora possibile che ci sia una sinistra in Italia o la somma dei fallimenti crea le condizioni per una vittoria postuma del Veltronismo, dell’idea (spesso ripresa da Zingaretti) che il massimo di rappresentanza progressista possibile è quella in relazione al PD e che la sinistra in Italia non ha rappresentanza?

Ma un pezzo di La Sinistra è al governo, con Si. E un pezzo all’opposizione, con il Prc. Davvero questo non è un problema?

Non è il maggior problema e a dire il vero neanche mi appassiona, ci riporta a schemi vecchi. Il voto per fare nascere il governo l’abbiamo condiviso, questo investimento pieno nel governo molto meno. Potevano esserci altre possibilità per fare pesare molto di più il ruolo che hanno al Senato, per condizionare gli atti. Questo avrebbe aiutato tutte e tutti. Come ne escono ora da un programma sottoscritto che implica il taglio dei parlamentari e che non si toccano i decreti sicurezza?

Anche voi vedete ‘positivamente’ il governo che ha cercato di allontanare l’emergenza democratica. Questo, per logica, porterà verso un fronte comune con il PD e gli altri soggetti del centrosinistra contro la Lega?

Avere sventato l’assalto alle istituzioni ed il voto immediato è stato positivo. Bene che sia nato il governo M5s, Pd e Leu. Coglieva una spinta reale nel paese di mettere al sicuro la Costituzione e ricostruire un clima di civiltà. Ma non ha il profilo per essere del cambiamento e tanto meno costituente.  E non sta affrontando l’emergenza democratica. Questo primo mese di vita lo dimostra e il fatto che si voti il taglio dei parlamentari, che si introducano progetti di riforma costituzionale, che si rinvii il necessario passaggio a un proporzionale puro senza sbarramento come unica forma di tutela del quadro democratico, che si riproponga la dottrina Minniti sui migranti e la Libia è grave e preoccupante. Ripeto che il voto favorevole di Leu sul taglio dei parlamentari, se confermato, sarebbe gravissimo. La Costituzione non è oggetto di scambio. Per il resto – coalizioni e altro – se non esisti sei ininfluente. Non dobbiamo fare finta di essere quello che non siamo più.

Il taglio dei parlamentari era la condizione irrinunciabile dei 5 stelle per far nascere il governo. Insisto: chi ha chiesto al Pd e Leu di salvare il paese dell’emergenza democratica, non ha ammesso in concreto che senza Pd, e Leu, questo paese finisce nelle mani di Salvini?

Certo, ma aggiungo, senza il M5S, il Pd e Leu e senza la pressione dell’opinione pubblica. E senza il ruolo in quei giorni, per onestà, direttamente di Beppe Grillo.  Ma chiedere un atto di responsabilità non vuol dire identificarsi e annullarsi in loro, né dichiarare a priori l’ostilità.

Riproponete un ‘percorso costituente’, una formula che in questi anni è stata ripetuta più volte, e che è sempre fallita.

Processo costituente è una parola usurata, troppi tentativi andati a vuoto. Infatti la usiamo marginalmente. Questa fase politica, meno violenta e drammatica di quella con Salvini, può permettere di lavorare alla costruzione dell’organizzazione a sinistra e ad incalzare dall’esterno il governo sulle grandi emergenze, partendo dal creare occasioni per l’elaborazione di proposte per il cambiamento come vera alternativa. Siamo fiduciosi, ci sono tante risorse politiche e intellettuali, associative e di movimento che, senza restare invischiate in gabbie vecchie, possono attivarsi. Sono certo che non siamo i soli a vedere positivamente l’allontanamento di Salvini dal Viminale e a sentire il bisogno di lavorare a una sinistra all’altezza della sfida, senza aspettarsi il cambiamento da questo governo.

Il manifesto

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