Sulle Elezioni Europee del 2019

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L’Europa che conosciamo, fondata sui trattati neoliberisti e gli accordi intergovernativi non è stata in grado di fronteggiare la crisi ed ha peggiorato le condizioni di vita di intere popolazioni. Le politiche di austerità, aggravate dalle regole del Fiscal Compact, hanno aumentato le diseguaglianze tra i paesi membri ed all’interno di ciascuno di essi.
Ma le attuali leadership peggiorano le solite scelte, in economia e in politica, come dimostrano gli esiti dell’incontro fra Macron e la Merkel ad Aquisgrana e lo stesso appoggio al golpe in atto in Venezuela. Non tengono conto della nuova crisi che è alle porte e del rischio che esploda una nuova bolla finanziaria,  vogliono trasformare l’Europa in una fortezza, con un’ottusa e crudele  chiusura  ai processi migratori.
Grazie a queste politiche sono cresciute le forze di destra razziste e xenofobe, neofasciste e neonaziste, che oggi nutrono l’ambizione di modificare gli equilibri politici nell’Unione europea, per assumerne la guida.
Le elezioni di fine Maggio possono determinare quindi un grave regresso di civiltà, ma al tempo stesso rappresentare un’opportunità per la sinistra, se la stessa sarà in grado di avanzare un’alternativa credibile tanto alle politiche neoliberiste quanto ai disegni della destra nazionalista e sovranista, per costruire un’altra Europa.
La soluzione non è l’uscita dall’Unione europea e dall’euro, le cui conseguenze negative ricadrebbero principalmente sulle classi popolari, né la creazione di un fronte indifferenziato e acritico verso le politiche di Bruxelles, nell’illusione di fermare in questo modo i movimenti di destra che, al contrario, trarrebbero facile vantaggio da una simile scelta.
Abbiamo invece bisogno di un’Europa profondamente differente, democratica, sociale e federale, dotata di una Costituzione che raccolga il meglio delle Carte nazionali nate dalla lotta al nazifascismo, che assuma nel mondo un ruolo attivo di pace, anche attraverso il superamento della Nato.
Un cammino non breve né facile, che richiede in primo luogo una riscrittura dei Trattati e una ferma opposizione all’introduzione in essi dei vincoli del Fiscal compact. Al primato della libera circolazione dei capitali e della competitività bisognerà sostituire quello della solidarietà e della piena e buona occupazione (anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro), cambiando in questo senso anche la mission della Bce, sotto l’indirizzo del parlamento europeo.
Una riforma organica dell’Unione, basata sull’apertura ai processi migratori, sulla drastica diminuzione delle diseguaglianze sociali e retributive, su un nuovo modello di società e di economia, che preveda un allargamento dello stato sociale e l’introduzione di un reddito di base universale e incondizionato, dove la tutela dell’ambiente e la difesa dei beni comuni costruiscano vincoli insormontabili, nell’azione di governo e nelle pratiche amministrative. Un’Europa che valorizzi le lotte delle donne, dei precari e degli esclusi dal lavoro, delle tante e dei tanti che quotidianamente provano a rompere le catene dell’infelicità.

Per questo siamo impegnati nella costruzione di una lista  unitaria guidata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris, i cui eletti si  collochino nel GUE/NGL. Con una positiva relazione con il Partito della Sinistra europea. E’ necessario quindi che si definisca senza ambiguità il suo profilo programmatico e si acceleri la sua entrata in campo.

L’Altra Europa con Tsipras

 

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