Dibattito: L’Europa da rifare e nessuna ridotta da difendere

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“Primum vivere deinde philosophari”, così la tregua armata del dopoguerra ha plasmato le azioni dei partiti politici occidentali all’interno di un processo di crescita e sviluppo caratterizzato da guerre a bassa intensità esportate e colpi di stato sanguinosi nei Paesi ricchi di materie prime. Ciò ha salvaguardato la tenuta dell’alleanza USA- Europa pur dentro il perenne scontro intercapitalista ed il confronto geopolitico-militare con l’est statalista.

I dieci anni di crisi economica, la globalizzazione delle merci della finanza e dei mercati, l’austerità economica per i popoli anzichè politiche di sviluppo e redistributive, la fine dell’egemonia globale statunitense e la rottura politica tra Usa e Europa determinano la necessità
dell’abbandono della citazione latina per i partiti eredi della tradizione politica del novecento e soprattutto per la sinistra uscita morta dal secolo breve. Il “primum vivere” è stata anche della sinistra fallimentare che voleva temperare il neoliberismo, ed il “primum
vivere” è la macchia dove sono rifugiati i partitini della sinistra radicale cultori di una storia che fu. Assistiamo così a sinistra a vere e proprie convulsioni sui temi posti da quello che un tempo veniva definito avversario di classe. in assenza della classe “per sé”.  Pensiamo al dibattito a sinistra sulla sovranità brandita contro il neoliberismo, senza voler sminuire nessuno e senza voler semplificare concetti complessi, questo dibattito tende sostanzialmente a confondere gli elettori non parlando chiaramente del fatto che negli attuali rapporti di forza tra neoliberisti sovranisti e neoliberisti globalisti la lotta è intercapitalista e gli sfruttati e gli esclusi non hanno più voce.Oppure la questione dei migranti (che dovremmo meglio definire erranti se alla globalizzazione delle merci e dei capitali si vuole accompagnare il diritto delle persone alla ricerca delle opportunità) che in una parte del dibattito a sinistra viene definito nuovo esercito industriale di riserva, mutuando Marx.
Ma per Marx, l’esercito industriale di riserva è costituito da sovrappopolazione ed ha tre componenti: fluida (i licenziati che cercano nuova occupazione), stagnante (il precariato che esisteva anche ai tempi di Marx ed Engels), e latente (popolazione rurale in via di inurbamento). A parte la sovrappopolazione latente, che si è pressoché esaurita in Occidente, le altre categorie non richiedono che il capitale attinga a fonti esterne per rimpolpare l’esercito dei disoccupati: basta creare delle divisioni di condizione occupazionale all’interno della classe lavoratrice già disponibile; cosa già largamente perseguita e ottenuta. Poi l’altro mantra è che gli immigrati ci rubano il lavoro e questo crea conflittualità e rivalità tra lavoratori di altri paesi. Per Marx tuttavia questo fenomeno popolare di rivalità con proletari di altre nazionalità fa comodo ai padroni ed i padroni stessi lo fomentano continuamente. Ecco, a sinistra come mosche impazzite dentro al bicchiere, proviamo a maneggiare agende e parole d’ordine dettate dal capitale ed abbiamo perso di vista la composizione del nuovo proletariato, la organizzazione del capitale e le modalità della sua propaganda che ordina la vita sul pianeta.In questo quadro sintetico risalire la china visti anche gli attuali rapporti di forza ed i meccanismi
ordinamentali messi in campo dal neoliberismo è impresa quasi disperata ma abbiamo scelto di continuare a provarci. Come declinare allora una proposta che possa riconnettere L’Europa e la sinistra ai suoi popoli? Il conflitto tra centro e sinistra coalizzati si è risolto in Germania con la vittoria del primo, con il secondo che dentro quello schema per incapacità o connivenza ha scelto di perdere (avendo scelto come obiettivo il surplus commerciale); in Francia il confronto ha avuto il medesimo esito pur con governi di diverso colore alternatisi dentro una gestione dei bilanci che faceva del sistematico sforamento dei parametri europei l’alter ego al surplus commerciale tedesco. Altri stati del nord Europa strapparono fin dall’inizio clausole a tutela delle proprie monete, prerogative economiche e di
sovranità (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia.). Sulla base di tali parametri la direzione di marcia dell’Europa è sbilanciata a favore dei Paesi del Nord. Ed a Sud cosa resta? Abbiamo accettato il dogma che fuori dall’euro avremmo subito una penalizzazione, il nostro debito ci avrebbe schiacciati e la destra e la sinistra in tal caso “sostanzialmente” unite, non hanno provato a contrattare alcunchè.
Inoltre, a fronte dell’affermarsi delle convergenze politiche nord-europee siamo stati incapaci di intessere relazioni ed accordi politici euromediterranei utili sul piano negoziale. Si è tenuto un atteggiamento subalterno nelle costose politiche di annessione ad est in chiave anti Russia; non si è detta una parola sullo strangolamento della Grecia e del suo popolo, sono stati attenti solo a trattare elemosine di flessibilità.Su questi macroscopici errori ed inadeguatezze il confronto destra-sinistra si confonde, emerge solo l’inconsistenza dei ceti politici e delle èlites economiche nazionali.
La sinistra sindacale europea non riesce ancora a liberarsi dai piccoli egoismi nazionali a tutela di qualche privilegio; è un atteggiamento che impedisce il dispiegarsi di una visione generale ed internazionalista del conflitto capitale-lavoro, finanza algoritmica-sviluppo sociale ed umano, predazione delle risorse e tutela del pianeta.Le elezioni in Germania sanciscono che non è più indiscutibile la permanenza ed il futuro della socialdemocrazia. Per contro le sinistre di alternativa che avevano avuto momenti di crescita dopo il crollo post ’89 (Germania, Grecia, Spagna, Francia, Portogallo) si trovano a dibattere su questioni di prospettiva strategica con esiti incerti e prospettive di rischio per la stessa tenuta di quelle esperienze. Abbiamo bisogno di un’Europa del lavoro e dei diritti che ritorni attore nello scenario globale. Avanziamo la proposta di un new deal europeo con una sorta di piano Marshall per l’Africa ( ponendo il tema in tutti i consessi internazionali ma contemporaneamente mettendolo in atto anche in forma autonoma seppur parziale) lavoriamo a un peso maggiore delle sinistre euromediterrranee per ridefinire i contorni di un cammino verso gli Stati Uniti d’Europa, proviamo a riprendere  il cammino federalista per ridare vicinanza e prossimità decisionale tra istituzioni e cittadini, sarà da questo nuovo assetto che si potrà definire nuova e diversa funzione ai precedenti assetti istituzionali nazionali. Il tempo non è variabile indipendente per la credibilità di una proposta politica, il tempo per il cambiamento da proporre per l’Europa è la prossima legislatura. Questa politica va sostenuta agendo le lotte, unificandole a livello europeo avviando pratiche di unità tra i soggetti dell’alternativa in Europa e nel Mediterraneo e questo è il tempo di agire oltre gli schemi fino ad ora praticati ed infrantisi sul muro della unanimità dei consensi per la modifica dei trattati. Un nuovo inizio che supera il tempo infinito delle politiche conniventi delle sinistre della terza via, e contemporaneamente rompa nell’immaginario dei ceti impoveriti la sensazione della resa.
Lavoriamo per consegnare ai popoli una Europa federale se l’insipienza e l’ingordigia delle classi dominanti non la faranno implodere in egoismi nazionali. Il potere statuale nazionale non è un argine all’accumulazione del capitale se non nelle fasi di rottura rivoluzionaria
ma una sua modalità, gli stati in questa fase hanno ciecamente cercato di adattare la propria struttura sociale, fiscale ed economica alle esigenze delle multinazionali per catturare investimenti ad ogni costo . Questa competizione fra primazie nazionali, ordinamenti del
capitale, ritardi della sinistra hanno ossificato ogni spazio politico sovranazionale . Alla luce anche di questo quadro agire un’Europa delle Costituzioni democratiche ed antifasciste contro le politiche economiche che annichiliscono i popoli può essere una campagna di
ri-sensibilizzazione ai temi democratici e solidali.  Va ricostruita un’idea originale ed autonoma della sinistra italiana per l’Europa, facendo in modo che le eventuali divisioni della sinistra europea non facciano della sinistra italiana il terreno di altrui battaglie.
Possiamo aiutare la ricomposizione di alcune divisioni e contribuire a scegliere come in passato un unico candidato a Presidente della Commissione. Provare a definire una strategia europea universalistica dei diritti del lavoro e del welfare. Lo scenario da perseguire è quello del conflitto sul piano europeo per verificare fino in fondo la possibilità di democratizzarne sostanzialmente le istituzioni ed i rapporti di produzione. Saranno un programma e uno scontro
impegnativi, per verificare fino in fondo quanto la tenuta del quadro europeo sta a cuore all’establishment economico continentale e su questo sfidarlo nella direzione di una armonizzazione reale (del lavoro, sociale, economica, fiscale, dei diritti etc.). Se ciò non si realizzerà sarà perchè i vari egoismi avranno trovato il loro tornaconto, a quel punto sempre la sinistra deve darsi il compito di denunciare i trattati e la concezione di un’Europa fortezza con atti resistenti e disobbedienti perchè rimanga il seme dal quale possa germogliare comunque un’altra possibilità per nuovi e diversi processi di armonizzazione democratica.Tra il 1999 e il 2003 a Porto Alegre, Seattle, Genova, Firenze 2002, La Seconda Potenza Mondiale (Il 15 febbraio 2003 trenta milioni di persone in 800 città del mondo manifestarono contro l’imminente invasione americana dell’Iraq), nelle grandi proteste globali i movimenti di lotta intuirono la necessità di intervenire sullo stesso terreno globale dell’accumulazione del capitale.Quel movimento fu ricacciato indietro dalla violenza di governi nazionali che attraverso politiche di emergenza aumentavano il proprio potere di controllo.Quel movimento, rappresentò la prima prospettiva politica che faceva i conti con la realtà della globalizzazione.Quei temi non sono desueti, hanno rappresentato l’embrione della nuova strategia e vanno ancora indagati ed agiti, debbono essere aiutati con l’organizzazione a scavare nelle società e nel tempo odierno, c’è la necessità che le sinistre di alternativa non coinvolte nella gestione del neoliberismo avanzino una proposta politica ed organizzativa per presentarsi con una sola lista alle elezioni europee del prossimo Maggio che preluda e dichiari la necessità di una costituente di un nuovo soggetto politico. Da che cosa ripartire? Da quel che c’è. Dalle esperienze del civismo che si sono misurate nelle elezioni amministrative, dalle esangui organizzazioni partitiche che pure generosamente rimangono a disposizione, da quelle in costruzione, dalle tante donne che affermano protagonismo e rivendicano diritti, dagli esclusi dal lavoro, dai sindacati e dalle organizzazioni sociali, da quelle comunità anche digitali che respirano un altro modo di vivere e relazionarsi, dalle tante e dai tanti che quotidianamente provano a rompere le catene dell’infelicità. Partiamo anche dalle personalità che in questi anni hanno resistito da alcune  trincee amministrative
ai diktat dei bilanci ingessati e delle regole inumane; i sindaci disobbedienti, i tanti  coraggiosi ed innovativi amministratori, gli entusiasmi giovanili che si sono attivati alle elezioni, gli intellettuali non ancora rassegnati, i lavoratori in lotta per la difesa del proprio posto di lavoro nelle tante vertenze aperte, da quei lavoratori autonomi e da quelle piccole imprese impoveriti dalle politiche di austerità, non facendo più di nessuna/o il velo alle nostre inadeguatezze  ma solo la somma delle esperienze concrete maturate quale valore aggiunto di una nuova comunità in cammino che ridefinisce se stessa il suo ruolo e la sua funzione. Un atteggiamento impegnativo e credibile che non può esaurirsi in una lista elettorale ma che assume l’impegno di continuare il processo di costruzione della nuova soggettività per la sinistra. Ricominciamo da qui e dall’ Europa per cambiare il mondo, questa Europa è condannata al declino ed alla disgregazione, il pianeta alla catastrofe ambientale ed umana, un’altra Europa e la salvaguardia del pianeta sono l’unica possibilità. Se la politica e la sinistra sono il nostro destino il compito oggi è rifarne comunità.

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