Rajoy ordina, la Germania della grande coalizione esegue

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L’arresto di Puigdemont, mentre stava rientrando dalla Finlandia in Belgio, operata dalla polizia tedesca in Germania e il suo successivo incarceramento, con evidente intesa con il governo di Madrid, alza il livello di repressione contro le istanze autonomiste e indipendentiste del popolo catalano che si erano espresse nelle elezioni malgrado l’intervento repressivo della polizia spagnola. Nella giornata di oggi la polizia ha cercato di impedire con la violenza le manifestazioni che sono state subito organizzate a Barcellona. In questo modo Rajoy dimostra di cercare con ogni mezzo la via dello scontro mettendo a rischio la convivenza civile. La richiesta di estradizione di Puigdemont si fonda su una incriminazione infondata. Come affermano giuristi e cattedratici di diritto delle università catalane “il reato di ribellione non sussiste” perché non c’è stato “un innalzamento della violenza” in Catalogna e denunciano l’incarcerazione preventiva dei leader catalani come “eccessiva, sproporzionata e crudele”.

Di fronte a questa situazione assistiamo al silenzio assordante della Unione europea o peggio, all’appoggio di diversi governi all’azione repressiva di Rajoy, quando invece serve urgentemente un pronunciamento e  un intervento da parte della Ue a favore della riapertura del dialogo, in modo da potere risolvere in modo pacifico le questioni sollevate dal popolo catalano. Di cui il primo passo deve essere la liberazione di tutti i dirigenti catalani. Nel contempo è necessaria e urgente organizzare una mobilitazione popolare contro l’incarceramento dei leader catalani e la repressione antipopolare del governo spagnolo.

L’Altra Europa con Tsipras

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