Erdogan minaccia “IL MAR EGEO UGUALE AD AFRIN”

0
“IL MAR EGEO UGUALE AD AFRIN”, minaccia Erdogan
“Calma e determinazione” alle provocazioni, risponde Tsipras 
“Liberi gli 8 ex ufficiali turchi”, decide il tribunale greco 
di Argiris Panagopoulos
“I nostri diritti sul Mar Egeo hanno lo stesso significato di Afrin”, ha detto Erdogan nel suo intervento al gruppo parlamentare del suo partito, riferendosi minaccioso alla Grecia e a Cipro che “sopravalutano le loro possibilità” e affermando che “le loro spacconerie smetteranno nel momento in cui vedranno i nostri aerei, il nostro esercito e la nostra marina”. Erdogan ha avvertito greci e ciprioti che la Turchia “non abbassa la guardia sulle ricerche di gas naturale a Cipro e negli isolotti del Mar Egeo” e ha rihiamato all’ordine “quelli che escono fuori dai loro confini con calcoli sbagliati su Cipro e sul Mar Egeo”.
L’aggressività di Erdogan e del governo turco sono alimentate dalla decisione del tribunale d’appello greco di concedere la libertà agli 8 ex ufficiali turchi fuggiti in Grecia con un elicottero dopo il tentativo di colpo di stato in Turchia il 15 luglio del 2016. Il tribunale greco ha rifiutato la terza richiesta di estradizione degli ex militari turchi aumentando il nervosismi di Ankara.
Speronamnto nave greca
Per quando assurdo possa sembrare a chi non conosce lo scontro quotidiano in atto da quasi mezzo secolo nel Mar Egeo, si deve notare che le dichiarazioni di Erdogan sono state fatte dopo la notte di lunedi nella quale il guardiacoste turco Umut, effettuando delle pericolose manovre intorno agli isolotti greci di Imia, con la prua ha colpito la nave Gavdos della Guardia Costiera greca, provocando dei danni materiali ma fortunatamente senza ferire nessuno dei 27 membri dell’equipaggio della nave greca. Era la terza volta in due mesi che nella zona di Imia si sono verificati degli “incidenti” che potevano provocare uno scontro caldo.
Alexis Tsipras ha interpellato il suo omologo turco Binali Yildirim, il quale ha assicurato al leader greco che “non era una azione voluta”, mentre contemporaneamente però, il ministero degli Esteri turco, andava sostenendo che “gli isolotti di Kardak appartengono al nostro stato”, mettendo in questione ancora per l’ennesima volta, da parte turca, la sovranità sugli isolotti.
Nervosismo turco per Afrin ed… ENI
Per Atene il nervosismo di Ankara deeiva dall’intervento turco ad Afrin in Siria e dalle sue provocazioni venerdì scorso nei confronti della nave italiana di perforazione di ENI Sapiem 12000, che sta effettuando ricerche di gas naturale nella zona economica 3 di Cipro.
La marina militare turca continua a bloccare la piattaforma della società ENI e ad impedire alla nave le trivellazioni al largo della costa cipriota. La conferma è venuta da un portavoce del governo di Nicosia, ed intanto l’Ue ha chiesto ad Ankara di evitare “frizioni o minacce” verso i suoi stati membri Ue. L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si è detto sorpreso perché la piattaforma è all’interno delle “acque di Cipro. Non ci aspettavamo che accadesse perché siamo assolutamente molto all’interno della zona economica esclusiva di Cipro, dove abbiamo già perforato pozzi in analoghe condizioni e non ci è successo assolutamente niente”.
Secondo il governo cipriota, che parla di manovre militari, la marina turca sta impedendo anche ad altre imbarcazioni di avvicinarsi all’area.
Che quella turca possa essere una prova di forza nell’ambito delle rivendicazioni di Ankara sull’isola di Cipro, visto che Ankara occupa già con il suo esercito il 40% del suo territorio, lo confermano anche dichiarazioni ufficiose che filtrano: “Le azioni della Grecia e della parte greca di Cipro stanno mettendo alla prova la nostra pazienza”, ha affermato l’ex vice ammiraglio della Marina, Cem Gurdeniz, in un’intervista a Milliyet.
Libertà agli 8 ex ufficiali turchi
“Non esiste nessuna ragione per la loro detenzione”, ha deciso la corte d’appello greco, ordinando la liberazione degli 8 ex ufficiali turchi dalla stazione di polizia nel Villaggio Olimpico di Acharnon ad Atene, mentre sono ancora pendenti le loro richieste d’asilo. 
Il 33° tribunale penale di Kostantinopoli ha chiesto l’estrazione degli 8 ufficiali per essere giudicati per i seguenti 8 accuse: il tentativo di rovesciare il governo della Repubblica di Turchia o di impedirgli di svolgere il suo compito, il tentativo di abolire l’ordine costituzionale, il tentativo di abolire la Grande Assemblea Nazionale turca o ostacolarla per portare a termine la sua missione, partecipazione a un’organizzazione terroristica armata, di tentato omicidio intenzionalmente, di diserzione in un paese straniero, di furto di materiale militare e di danno al materiale militare.
Esponenti del governo turco avevano minacciato perfino di rasare dalla terra la Grecia e le sue isole se Atene non consegnasse gli 8 ex ufficiali, ma il governo di Atene ha risposto sempre negativamente alle richieste della Turchia di interferire sulla giustizia che secondo il governo di Tsipras in Grecia l’autorità giudiziaria è indipendente, avvertendo Erdogan che il governo turco dovrebbe aspettare e conformarsi con le decisioni dei giudizi greci. Naturalmente i giudizi greci, come il governo di Tsipras e l’opinione pubblica sapevano che l’estrazione dei ex militari significava di mettere in pericolo la loro incolumità e la loro vita. Non a caso il governo greco, ma anche tanti altri tra avvocati e attivisti e perfino alcuni degli ex militari, preferivano che gli ex militari rimanevano protetti dalla polizia greca in carcere che essere messi in libertà in attesa di giudizio per paura di rappresaglie dal governo turco.
Condanna dall’UE e GUE
Per quando riguarda lo speronamento della nave greca, finanziata tra l’altro dai contribuenti europeo, come ha ricordato il portavoce del governo europeo, la Commissione europea ha chiesto ad Ankara di rispettare la sovranità degli stati membri dell’UE e ha avvertito la Turchia in prossimità dell’incontro a Barna in Bulgaria il 26 Marzo tra la leadership dell’UE, il presidente della Commissione, il presidente del Consiglio europeo e la presidenza bulgara, con il presidente turco Erdogan.
La Commissione ha utilizzato parole dure contro la Turchia e lo stesso hanno fatto il presidente del Consiglio europeo Tusk, il presidente del Parlamento europeo Tajani, il presidente del Partito popolare europeo Doll e il Gruppo della Sinistra Europea GUE-NGL.
“Chiedo alla Turchia di evitare minacce o azioni contro qualsiasi membro dell’Ue”, ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.
“La Turchia si deve impegnare in modo inequivoco nel mantenere relazioni di buon vicinato e nell’ evitare qualunque fonte di frizione, minaccia o azione verso uno Stato membro che possa danneggiare le buone relazioni e impedire una definizione pacifica delle dispute aperte”, ha detto il portavoce della Commissione europea Sxinas, sottolineando la necessità di rispettare la sovranità degli Stati anche nei loro confini marittimi e aerei.
Acqua passata l’incontro Erdogan con Gentiloni e Mattarella
“Avvisiamo da qui coloro che su Cipro e nell’Egeo stanno facendo male i conti e si stanno comportando in maniera impertinente, distruggeremo i vostri piani”, ha attaccato Erdogan prima di fare un riferimento alle attività Eni nell’area. “Consiglio alle compagnie straniere che operano nelle acque di Cipro, fidandosi di Nicosia, di non superare i limiti e non piazzare i propri apparati. Le spacconerie di costoro sono sotto osservazione dei nostri aerei, delle nostre navi e dei nostri uomini”. Peccato che la questione delle trivellazioni di ENI sia stata sollevata anche negli incontri che il presidente turco ha avuto lo scorso 5 febbraio a Roma con il premier Paolo Gentiloni e con il presidente Sergio Mattarella.
Tsipras ed Yidirim
Il primo ministro greco nel corso di una conversazione telefonica avuta martedì pomeriggio ha sottolineato al suo omologo turco la necessità di porre immediatamente finire alle “crescenti provocazioni e violazioni turche delle acque territoriali e dello spazio aereo delle isole greche del Mar Egeo e di avere una de-escalation”.
Secondo Tsipras eventi come quello dell’altro ieri nella zona degli isolotti di Imia “minano direttamente le relazioni greco-turche e quelle turco-europee e violano il diritto internazionale”. Allo stesso tempo, i due leader sono stati d’accordo nell’ importanza di intensificare i colloqui per adottare Misure di Costruzione di Confidenza. 
Secondo quanto hanno riferito fonti greche, Alexis Tsipras ha sottolineato a Binali Yildirim la sua preoccupazione per la situazione di Cipro e ha chiesto la de – escalation delle tensioni, mentre hanno discusso la situazione nella ZEE di Cipro. Le stesse fonti dicono che presumibilmente la parte turca non nega la sovranità di Cipro della zona 3 della ZEE cipriota.
Dura nota greca ad Ankara
“Eventi pericolosi come questo, che mettono a rischio vite umane, sono il risultato del comportamento crescente di provocazioni che la Turchia ha dimostrato negli ultimi giorni”, ha detto il Ministro degli Esteri greco in una dichiarazione, di reazione immediata all’ultimo “incidente” chiedendo al Segretario Generale del Ministero degli Esteri di inviare una nota di protesta forte al suo omologo turco.
Allo stesso tempo, l’ambasciatore turco ad Atene è stato convocato al ministero degli Esteri dal direttore generale per gli affari politici. “Queste azioni minano la sicurezza e la stabilità regionale, che la Grecia difende e continuerà a difendere”, si nota nello stesso comunicato.
Le provocazioni del ministero degli Esteri turco
“Le Kardak appartengono al nostro paese”, ha detto il ministero degli Esteri turco in tono provocatorio affermandi che la Grecia “inganna il pubblico, come siamo abituati che faccia, distorcendo come sempre i fatti”. Secondo Ankara il vice ministro turco ha chiamato il segretario generale del ministero degli esteri greco Lunedì sera per informarlo “degli eventi causati dalle pericolose manovre della nave della Guardia Costiera greca nelle isole Kardak”.
Allo stesso tempo, la parte turca parla di “movimenti ostili nel mare e nell’aria” da parte delle forze armate greche, sottolineando che “non li tollereremo”, affermando chiaramente che “la parte greca deve fermare queste azioni pericolose, nell’interesse di entrambi i paesi”.
Ankara ha perso il senso comune
“La Turchia, insieme alla misura, ha perso anche il senso comune. Oltre a violare il diritto internazionale dimostra che non conosce la geografia”, ha commentato il comunicato turco il portavoce del ministero degli Esteri greco. Fonti del ministero greco della Difesa hanno sottolineato che “al nervosismo turco non rispondiamo con urla e grida, ma con calma, sobrietà e determinazione” sottolineando che le forze greche nella zona sono pronte e hanno specifici ordini in base di questi tre elementi.
Le provocazioni turche alla NATO
Il ministro della Difesa greco ha notato i fatti al vertice dei Ministri della Difesa della NATO, portando le registrazioni di tutte la attività aeree e marittime effettuate dalla centrale operativa greca per mettere in evidenza ciò che sta accadendo nel Mar Egeo, sostenendo che le registrazioni saranno depositate presso le competenti istituzioni internazionali. In Grecia c’è una certa preoccupazione per il crescendo qualitativo delle provocazioni turche, ma il ministero della Difesa greco non vuole in alcun modofornire il preresto ad Ankara della creazione di qualsiasi episodio caldo, raccomandando la calma. “Il nostro paese eserciterà i suoi diritti sovrani ai sensi del diritto internazionale, rispettando le lotte del popolo greco, con calma ma con fermezza”, ha riferito il vice ministro della Difesa greco.
Le provocazioni turche al nuovo governo greco
Le provocazioni turche sono aumentate durante nel primo periodo del governo di Tsipras, per raggiungere nel Febbraio del 2015 ben 41 violazioni in meno di 24 ore dello spazio aereo greco. In uno di questi voli, addirittura il comandante delle forze aeree turche era alla guida di un F 26. Per ogni gruppo di aerei che la Grecia inviava per contenere gli aerei turchi, Ankara faceva decollare 4 aerei in più per testare i nervi del nuovo governo di sinistra in Grecia.
Nell’estate del 2015, durante i negoziati greci con la UE per il finanziamento del paese, in piena ondata dei profughi arrivati in Grecia e in prossimità delle elezioni del settembre dello stesso anno, le provocazioni e le violazioni dello spazio aereo greco aumentarono di nuovo.
La resuscita dell’impero… ottomano
Nel Novembre del 2016 Erdogan è andato oltre parlando dei confini che stanno nel cuore dei turchi includendo altri paesi e città nello spazio turco: l’Iraq, la Siria, la Libia, la Crimea, la Bosnia, Cipro, Salonicco, la Barna di Bulgaria e le isole dell’Egeo! Quando la Commissione europea ha avvertito allora Erdogan di rispettare i confini dei suoi stati membri il presidente turco ha risposto che Ankara “ha altre alternative oltre l’UE”.
Nel Maggio del 2017 la Turchia ha annunciato due ordini Navtex per esercitazioni vicino alla isola greca di Kastelorizo, senza avere il diritto di compiere questa azione e ha inviato quasi tutta la sua flotta per effettuare esercitazioni con delle munizioni vere. Da parte sua Atene aveva comunicato una Anti-Navtex con la quale sosteneva che la Turchia non aveva nessuna autorizzazione per le esercitazioni. Durante le esercitazioni turche gli aerei di Ankara hanno violato per 14 volte lo spazio aereo greco.
L’UE aveva condannato le azioni di Ankara chiedendo dalla Turchia di rispettare la sovranità dei paesi dell’UE, di avere buone relazioni ed evitare tensioni con loro. Anche la Mogerini aveva notato che le Turchia deve rispettare i principi fondamentali dell’UE tra cui il buon vicinato.
Le provocazioni turche dopo il colpo di stato
Le provocazioni turche contro la Grecia e Cipro sono aumentate dopo il tentativo di colpo di stato contro Erdogan, perché la Turchia sembrava voler dimostrare anche così il controllo assoluto del suo esercito. A parte l’aumento delle violazioni dello spazio aereo e navale del territorio greco, il presidente turco e alcuni membri del governo di Ankara avevano fatto ripetute dichiarazioni mettendo in dubbio la sovranità delle isole greche, i trattati che delineano i confini tra i due stati e la sovranità cipriota. Il ministro della Difesa greca aveva notato che il colpo di stato in Turchia aveva portato Erdogan ad una serie di “sciocche dichiarazioni”, aumentando le tensioni.
Il ministro degli Esteri turco aveva notato che “le isole Kardak appartengono alla Turchia”, mentre il leader dei nazionalisti di CHP ha chiesto al governo turco di inviare l’esercito ad “occupare le isole perché ancora sono sotto bandiera greca”.
Nel Gennaio del 2017 la Turchia aveva fatto uscire improvvisamente tutta la sua marina militare nel Mar Egeo per fare esercitazioni con munizioni vere, che era la prima azione delle forze navali turche dopo il colpo di stato contro Erdogan, il quale probabilmente aveva ordinato la esercitazione per dimostrare all’opinione pubblica turca che aveva il controllo della marina militare e dimostrare la stessa cosa anche ai greci e all’opinione pubblica internazionale. Centinaia di ufficiali e sottoufficiali della marina militare turca sono stati epurati da Erdogan, ma non esistono cifre attendibili. 
Nel settembre del 2017 la flotta turca è tornata a Kastelorizo effettusndo in dieci giorni tre esercitazioni con munizioni vere.
Erdogan ad Atene e le sue armate nell’Egeo
Erdogan ha visitato la Grecia nei primi giorni di dicembre 2017 ponendo la questione dei Trattati di Losanna sia al presidente della repubblica greca sia a Tsipras incassando dure risposte da tutti e due. 
Subito dopo la marina militare turca ha pubblicato due Navtex con le quali ha annunciato esercitazioni con munizioni vere per quasi tutto il 2018 nel Mar Egeo vicinissime a tante isole greche.
Il ministero della Difesa greco invece di annunciare Anti-Navtex ha deciso di inviare note di protesta al comandante spagnolo della NATO che ha sotto il suo controllo la zona del mediterraneo orientale.
Minacce di guerra
A metà Dicembre il ministro della Difesa turco parlando al parlamento di Ankara non ha escluso una guerra con la Grecia per occupare le isole greche del Mar Egeo.
Pochi giorni più tardi il primo ministro turco Yildirim ha rivendicato 132 isole e isolotti greci nel Mar Egeo e non ha riconosciuto i Trattati di Losanna che hanno fissato i confini tra i due paese, mentre il 21 Dicembre sei F-16 turchi hanno violato per tre volte lo spazio aereo greco e quattro volte il FIR di Atene, che sono stati intercettati dall’aviazione greca.
Nel gennaio del 2018 le autorità turche hanno annunciato due nuove Navtex con le quali la nave tedesca Meteor dovrà fare ricerche scientifiche nel Mar Egeo fino al mare di fronte al Peloponneso! Le autorità turche hanno considerato nulle le Anti-Navtex della Grecia considerando che solo loro sono competenti.
Si noti che Turchia ha comprato dalla Russia 4 sistemi di S-400 per 2,5 miliardi di dollari, mentre la consegna dei primi missili è stata programmata per il 2019, pagando il 45% come cauzione, mentre per il 55% sarà aperta una linea di credito dai russi. Una decisione che potrebbe portare ad un nuovo giro di escalation delle spese militari dei paesi della zona.
Condividi: