La solidarietà del Pireo- Resisto quindi siamo

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Ci hanno insegnato che la politica si esprime tramite le decisioni dei parlamenti , tramutate poi in leggi, riforme e ordinamenti. Abbiamo capito che le leggi le riforme e gli ordinamenti, spesso altro non sono che lo strumento utilizzato dai politici per fare della politica il proprio gioco narcisista con cui monopolizzare il processo decisionale limitandolo a futili diatribe di partito. Abbiamo dedotto che   la gente è esclusa per lo più dall’intero processo il quale finisce quasi sempre per vertere su giochi di potere, composti da cambi di schieramento, franchi tiratori ed “Enrico stai sereno”. É il momento di imparare e far imparare che la politica è qualcosa di ben più grande, che non può essere separata dalla gente e dai suoi problemi reali. Il concetto che si abbia bisogno necessariamente di un partito o di un voto parlamentare per fare politica deve diventare mitologia e la storia politica deve diventare espressione di atti liberi dei cittadini disposti ad entrar a far parte della vita della propria città e attivamente provare a risolvere i suoi problemi (i problemi dei cittadini che ci abitano). É il momento di imparare che bisogna far valere quel diritto di rappresentanza, per troppo tempo utilizzato solo indirettamente (come diritto a farsi rappresentare politicamente da qualcun altro) in modo diretto, spiegando come ci si voglia far rappresentare, cosa che può essere fatta solo tramite un impegno attivo nella vita della città, guidando così le decisioni politiche.

Bisogna spiegare in primo luogo ai politici e poi a chi li sostiene che ci siamo stancati di un discorso politico superficiale e privo di contenuti, basato unicamente su gossip e scaramucce di leader. Il tormentone sulla riforma elettorale, la via crucis della discussione sui vitalizi e il più recente caso Pisapia D’Alema altro non sono che espressione di una politica spenta che ha perso il suo “quid”, impegnata a discutere di piccolezze e interessi personali lasciando irrisolti i veri problemi che dilaniano il paese. La riforma elettorale adesso da Italicum si andrà a chiamare Rosatellum, tuttavia resta la solita farsa tramite cui un partito cerca di avvantaggiarsi rispetto agli altri in vista delle elezioni. La discussione sui vitalizi altro non è che la solita solfa riproposta periodicamente ma con parole diverse dove viene espresso il concetto che va bene tagliare tutto tranne i costi della politica. E per finire la futile diatriba tra due fossili della sinistra che appare tanto piccola quanto non necessaria rispetto alla grandezza dei problemi oggettivi della nazione, invece rappresenta ciò che è la politica in Italia e perciò viene messa al centro dell’occhio mediatico, oscurando questioni ben più importanti come il Def, o meglio i suoi contenuti che probabilmente verranno discussi nell’indifferenza generale.

Per questi e altri esempi la realtà in cui viviamo ci sta chiedendo di tornare a far politica in modo da far capire alla politica stessa qual’è l’approccio che il popolo italiano vuole da essa. Tuttavia come ogni insegnamento anche quello politico necessita di un maestro che mostri all’allievo la giusta via da seguire. Al di fuori dell’analogia questo significa che bisogna prendere ad esempio un paese dove l’impegno dei  cittadini nella vita pubblica della città è molto presente ed è sentito in modo tangibile, così da non avventurarsi in una missione quasi impossibile o in tragitti rischiosi ma affidandosi ad un sentiero battuto che altri hanno già percorso, (per ritornare alla precedente analogia) nella pratica prendendo come modello il Paese che al momento ha più da insegnare: la Grecia dove le attività di solidarietà extraparlamentari svolte da privati cittadini sono riuscite ad alleviare i peggiori effetti della crisi sulla popolazione, permettendo oggi una ricrescita, come ho avuto modo di osservare di recente ad Atene. L’aumento del pil, la diminuzione della disoccupazione e la crescita del turismo interno, che oggi danno i primi segnali di una possibile ripartenza greca, non possono trovare la loro spiegazione solo nell’analisi economica dell’operato del partito di governo, formulata tramite dati statistici e teorie economiche, ma va cercata anche (e in primo luogo) nello sforzo collettivo di quella parte della nazione che ha lottato unita (governo e cittadini), senza divisioni partitiche, per risollevarsi dalle ceneri della recessione con atti di solidarietà quotidiani, compiuti nella vita di tutti i giorni, riconferendo così il giusto ruolo alla politica.

Forse di primo acchito qualcuno potrebbe dubitare dell’importanza del cambiamento nell’atteggiamento politico se paragonato ai successi greci in termini economici sopra citati. Tuttavia, il cambiamento avvenuto nella testa delle persone è stato fatto per durare, mentre i risultati economici possono mutare molto velocemente e quello che inizialmente in base ai dati poteva sembrare uno spiraglio di ripresa col passare dei mesi può prendere la forma di una recessione ancora più dura. Poiché i successi della Grecia non sono dipesi solo da strategie economiche ma soprattutto da strategie sociali, che rispetto alle grandi manovre economiche incentrate sui movimenti di capitale preferiscono la mobilitazione sociale, ovvero la mobilitazione di persone che tramite atti di solidarietà cercano di affrontare i problemi della propria comunità, esse costitiscono una base ben più solida e duratura. Infatti la prima ha come fulcro il denaro mentre la seconda i cittadini e il loro impegno sociale. Qualora le basi della ricrescita greca poggiassero sulla prima piuttosto che sulla seconda esse sarebbero inevitabilmente precarie e in balia degli eventi  (non avendo un vero e proprio controllo sul capitale non si potrà mai avere la certezza che ciò che oggi sembra un buon piano di investimento domani non diventi un’enorme bolla finanziaria). Mentre mettendo al centro i propri cittadini il problema non si pone perché spostando l’oggetto politico dal denaro alla gente la questione del controllo sarebbe di per sé superata: diventerebbe una questione di auto-controllo dei cittadini sul proprio operato dal momento che chi vive in una nazione ha il diritto, e ricollegandosi a quanto detto in precedenza anche l’onere, di decidere in quale tipo di società vuole vivere.

A mio avviso il più grande successo di Syriza non è stato tanto far uscire la Grecia dalla recessione quanto l’esser riuscito a riumanizzare il popolo greco, riavvicinando i singoli cittadini alla propria comunità e riaccendendo così quella passione politica ormai sepolta sotto slogan di partito o frasi populiste atte a dividere più che unire, che di politica hanno ben poco. La politica che ormai da troppo tempo trovava spazio solo nei seggi parlamentari è finalmente tornata nelle strade e nella vita della gente, a cui apparteneva. Syriza fin dall’inizio della crisi ha avuto l’umiltà di far politica a partire dai problemi pratici della gente, mettendola al centro del suo progetto e tenendo la politica di partito ai margini di esso. Questo approccio politico prende il nome di solidarietà, e a dispetto della politica a cui siamo abituati non necessita di un partito ma solamente di tanta buona volontà.

Organizzazioni come “La Solidarietà per il Pireo”, gli ambulatori sociali medico-sanitari e il mercato senza intermediari, che sono stati il vero motore della ripresa greca (e ciò che ha permesso a Syriza di crescere come partito), erano già in attività ben prima che Syriza salisse al potere. Queste strutture operavano in modo autonomo rispetto al lavoro politico del partito, cercando di portare un aiuto concreto alla popolazione più che nuovi sostenitori alle urne il giorno delle elezioni. Prendendo come esempio “La solidarietà per il Pireo”, sebbene essa fosse stata fondata da 14 volontari vicini a Syriza e abbia sempre ricevuto un grande sostegno dal partito (per esempio il WI-fi viene pagato da Syriza), non presenta nessun tipo di simbolo partitico e per aderire o usufruire dei servizi non è richiesto nessun tipo di schieramento o simpatia politica. La forza di Syriza è stata proprio quella di mettere davanti i problemi della gente rispetto alle necessità del partito, per cui durante le pratiche di solidarietà non si parla mai di politica ma ci si limita a farla. Chi usufruisce del servizio non deve pagare lo scotto di sorbirsi una lunga predica politica o il solito discorso trito e ritrito sulle differenze di classe e il bisogno di giustizia sociale, tematiche giuste ma ormai troppo lontane dalla gente e dai suoi problemi reali, che recandosi in queste strutture cerca un aiuto concreto piuttosto che una lezione di politica. Infatti parafrasando il ministro per le politiche sociali Theano Fotiou ex presidente dell’Onlus “Solidarietà per tutti”:  Syriza si è sempre attivamente impegnata in molte delle iniziative solidali organizzate in Grecia dopo l’inizio della crisi, senza però voler mettere il proprio cappello su di esse, ma cercando unicamente di farle sviluppare e renderle indipendenti, qualcosa che noi italiani dovremmo imparare.

La solidarietà per il Pireo, grazie al suo impegno sociale, è riuscita a risollevare chi era stato schiacciato dal peso della crisi finanziaria e che senza un piccolo aiuto non si sarebbe mai potuto rialzare, permettendo così all’economia di ripartire. Infatti l’intento dell’organizzazione non era tanto quello di fare beneficenza, dando a chi non ce la faceva i mezzi minimi di sostentamento, quanto quello di far ripartire la società greca a partire dalla sua parte più debole e impoverita dalla crisi. Pertanto solo chi è veramente disposto a rimettere in piedi la sua vita può partecipare e coloro i quali usufruiscono dei servizi in modo costante devono ripagare i beni da loro richiesti con ore spese in atti di solidarietà come volontari presso l’organizzazione ripagate sotto forma di “pireo” (una valuta appositamente coniata per ottenere beni presso l’organizzazione).

La solidarietà per il Pireo fornisce  beni di carattere alimentare, vestiti, medicinali, assistenza scolastica e consulenze legali a chi ne abbia bisogno senza fare distinzione tra cittadini greci e immigrati. I beni di consumo provengono dalle donazioni della popolazione e a volte di qualche azienda. Quando mi sono recato sul posto vi erano pile di grandi quantità di corn flackes, scatole di pomodoro, gallette, biscotti, succhi di frutta, pasta, minor quantità di prodotti freschi, latte a lunga conservazione, stipati all’interno di scaffali decorati con immagini riproducenti la storia del gruppo. Kostas Karras, il coordinatore della struttura, ci ha spiegato che molte delle donazioni provengono dal lavoro dei volontari che sostando davanti a grandi supermercati chiedono a chi va a fare la spesa di riempirne una per il Pireo così da poter rifornire i magazzini dell’organizzazione con prodotti nuovi continuamente. L’organizzazione non si occupa solo di fornire beni alimentari e vestiti ma è sempre stata in prima linea per garantire i bisogni base dei più poveri anche al prezzo di infrangere la legge qualora questa fosse ingiusta, mettendo al primo posto la giustizia e solo dopo il giustizialismo. Per fare un esempio prima del 2014, quando il precedente governo aveva annesso alla bolletta della luce le tasse per la casa, a chi non pagava veniva tagliata l’energia elettrica. Allora è cominciata l’azione “dal basso”: con elettricisti volontari la solidarietà per il Piero è intervenuta per riallacciare illegalmente la fornitura a chiunque lo richiedesse trovando il completo supporto della popolazione. Ci spiegano che il lavoro di solidarietà non ha beneficiato solo chi usufruiva del servizio ma anche chi lo faceva. Infatti dopo il lavoro di solidarietà svolto sul territorio a stretto contatto con la propria comunità adesso i volontari si sentono parte di qualcosa, e qualcosa che è nato per durare

Seguendo lo stesso spirito, anche i vari ambulatori sociali medico sanitari di quartiere hanno accompagnato la popolazione fornendo medicinali e cure mediche gratuite a chi ne facesse richiesta, un servizio indispensabile per i più poveri e i disoccupati dal momento che in Grecia chi perde il lavoro perde anche l’assicurazione sanitaria. L’iniziativa è stata presa nel 2013 da 8 donne, dopo che gli effetti della crisi avevano lacerato il sistema sanitario greco, non più in grado di fornire adeguate cure e medicinali neanche a chi era provvisto di assicurazione sanitaria. Oggi l’organizzazione conta più di 50 volontari/e tra medici infermieri e assistenti. C’è chi fa pulizia chi raccoglie medicinali e chi visita e cura. La struttura che ho visitato mi ha colpito molto non solo per la grande passione impiegata dai volontari nello svolgere le attività solidali ma anche dalla professionalità dell’attrezzatura usata per compiere tali attività. Il centro è rifornito di attrezzatura per ecografie ed elettrocardiogramma, inoltre vi è anche uno studio dentistico con poltrona, trapano e tutto il necessario per operare. La strumentazione e i farmaci provengono dalle donazioni della popolazione e da alcune farmacie vicine alla causa. I farmaci ricevuti vengono registrati su un sito web dove vengono poi socializzati tra tutti gli ambulatori che se li ridistribuiscono in base al bisogno. Nell’ambulatorio che ho visitato tra i medici volontari si trovano otorini, endocrinologi, ginecologi, cardiologi, pediatri, psicologi, dentisti, dietologi, ortopedici, psicoterapeuti (molti sono i casi di disagio psichico, psicosi, depressione), farmaciste e alcune infermiere e con mia grande sorpresa sono stato informato che le pratiche mediche più richieste ora che il sistema sanitario pubblico ha ricominciato a funzionare sono quelle dentistiche.

Gli ambulatori sociali medico sanitarie, non puntano a fare propaganda e come nel caso della Solidarietà per il Pireo, entrando in una di queste strutture non vi si trova nessun simbolo di partito o accenno politico. E’ questo il motivo per cui tra i volontari si trovano anche conservatori o comunque sostenitori di partiti avversi a Syriza che sono riusciti a passare oltre la differenza partitica convinti dal messaggio positivo promosso da queste associazioni che hanno saputo separare il partito dalla politica. Questo è il tipo di politica verso cui ci si deve orientare, la politica del Noi, inclusiva e aperta, opposta alla politica dell’Io  (individuo o partito), elitaria ed esclusiva. Lo scopo degli ambulatori sociali non è mai stato quello di sostituirsi allo stato nel fornire cure mediche ma piuttosto quello di affiancarlo nel momento più duro della crisi così da permetteregli in seguito di ripartire in modo autonomo. Sebbene oggi il centro che ho visitato contenga ancora le cartelle cliniche di 850 persone, i pazienti sono diminuiti di molto e grazie agli sforzi congiunti di organizzazioni di solidarietà e governo per supportare il sistema sanitario pubblico si prevede che nell’arco di pochi anni l’attività possa cessare completamente.

Un’altra iniziativa promossa da Syriza per superare le fasi più dure della crisi è stata il “mercato senza intermediari”, ovvero un mercato dove i produttori e coltivatori vendevano i propri prodotti direttamente ai clienti senza dover passare per ulteriori intermediari così da poter tenere il prezzo basso e avere al tempo stesso un guadagno. Il mercato era situato all’incrocio tra Venizelou e Madytou, all’altezza della fermata del tram Medea e Mykalis. La posizione non è stata scelta in modo causale ci spiegano, infatti si è cercato di prestar molta attenzione alle necessità della gente, scegliendo un posto facilmente accessibile per anziani e persone diversamente abili che avendo una fermata del tram a pochi passi dal mercato risultano particolarmente facilitati ad usufruire del servizio. Nei giorni in cui si teneva il mercato  i militanti arrivavano al mattino presto, bloccavano la via laterale con i furgoni e camionette per bloccare il traffico e iniziare a montare le bancarelle (nessun vigile o poliziotto si presentò mai a minacciare o punire perché la gente era molto solidale e considerava quello un servizio pubblico essenziale). C’era di tutto: le verdure fresche in primo luogo, roba di stagione molto migliore di quella che si trova di solito nei supermercati. Ma anche formaggio. Persino pane e dolciumi preparati nei laboratori artigiani ateniesi. L’iniziativa era così apprezzata che a volte già prima di mezzogiorno era stato smerciato il grosso, nell’ordine delle 10-15 tonnellate di prodotti.

In sostanza, per costruire una società sana ed egualitaria queste devono diventarre le attività di cui è composta la politica. Per assurdo la solidarietà per il Pireo con il suo sostegno giornaliero alla comunità ha aiutato i lavoratori disoccupati molto più di quanto qualunque movimento d’opinione a difesa dell’articolo 18 avrebbe potuto fare in Italia. Il mercato senza intermediari è una risposta più forte contro i trattati internazionali come il CETA o il TTIP, rispetto a una qualunque azione di testimonianza parlamentare e gli ambulatori sociali medico sanitari sono stati sicuramente indispensabili per la popolazione in un momento di profonda crisi quando la Troika negava anche il minimo indispensabile per far funzionare il sistema sanitario nazionale. Quel che sto cercando di dire non è che la via istituzionale, composta da voti parlamentari e proteste, sia sbagliata o nociva. Chiaramente molti lavoratori si gioverebbero della reintroduzione dell’articolo 18 e un movimento che lotta per la sua reintroduzione non potrebbe essere visto in opposizione con pratiche di solidarietà simili a quelle svolte dalla solidarietà per il Pireo. Tuttavia qualora alle soluzioni istituzionali non siano affiancate alternative concrete come il mercato senza intermediari esse risultano essere inefficaci e in certi casi anche controproducenti. Inefficaci perché alla fine qualsiasi movimento sociale che voglia seguire la via istituzionale troverà sempre come giudice ultimo la classe politica e senza un forte radicamento popolare sarà indifeso rispetto all’indifferenza di questa. Controproducenti perché in un paese come l’Italia dove la politica viene rappresentata praticamente solo da attività del primo tipo, e raramente da attività solidali, il popolo potrebbe pensare che non vi è altro modo per far politica, rinunciando all’idea di impegnarsi concretamente sul territorio.

L’approccio politico di Syriza ha saputo ridare una speranza alla gente, unita per il futuro della Grecia, nel resistere contro il neoliberismo e lo spauracchio del debito publico. Kostas mi spiega che prima della nascita di associazioni come La solidarietà per il Pireo (di cui lui è il coordinatore) o gli ambulatori sociali, nella testa dei cittadini greci vi era solo il denaro e i principi individualisti tipici delle società odierne (compresa quella italiana), che avevano allontanato le persone dalle proprie comunità, riconoscendosi nell’IO espressione di neoliberismo e non nel NOI tipico di una socialdemocrazia. Cosa che inevitabilmente ben presto aveva portato un pesante clima di depressione nel momento in cui i soldi avevano iniziato a scarseggiare. La spinta solidale promossa da queste organizzazione, che chiedevano alla gente di ribellarsi contro ogni forma di egoismo ed individualismo, invece è riuscita a ridare forza e dignità a un popolo che oggi riesce a vedersi come tale, piuttosto che come somma di singoli individui indipendenti e separati l’un dall’altro, ed in virtù di ciò ha potuto rinascere. Mi vengono in mente le parole di Albert Camus ai tempi della Resistenza: “Mi ribello quindi esistiamo” per descrivere ciò che Syriza è riuscita a fare in Grecia e che se al popolo italiano è rimasto un minimo di amor proprio dovrebbe portare anche in Italia, ovvero dare un senso alle persone. Dalla resistenza contro la troika e l’austerità è nato nei cuori della gente coinvolta nella lotta un sentimento ormai ignoto al comune cittadino, ovvero quello di sentirsi utile e importante per la propria comunità. Per anni ormai la politica italiana ci ha privato del piacere di provare questa sensazione e adesso dopo anni di delusioni penso sia arrivato il momento di riappropriarcene.

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