Libia: cinismo e avventurismo

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La missione in Libia è cinica e avventurista. Si persegue nelle scelte tragiche di questi decenni. La destabilizzazione dell’area del Nord Africa. Politiche contro i migranti ciniche e ipocrite. Si va in Libia inseguendo l’avventurismo francese che da Hollande a Macron ha giocato in Libia le proprie fiches alla roulette del “nuovo ordine mondiale” dopo le guerre targate Usa ed Europa.

Si va in Libia senza una idea di cosa devono essere il Nord Africa e il Medio Oriente se non terre di avventurismo per l’Occidente. La scelta viene sostenuta da una visione cinica e ipocrita delle politiche delle migrazioni. Senza fare i conti con le responsabilità delle guerre. Affermando l’assurdità che nella globalizzazione si possano muovere merci e denari e non donne e uomini. Il diritto alla mobilità per ricerca di lavoro, così come il diritto di asilo, sono sanciti dalle carte dell’ONU. Ciò viene ignorato da Italia ed Europa perché quello che si vuole in realtà è una mano d’opera ridotta in clandestinità e alla mercé schiavistica.

Pensare di tenere i migranti in Libia significa condannare donne e uomini a morte e a sofferenze e interagire con la realtà libica sulla base di un mercato fatto sulla pelle delle persone. Come con la Turchia. È l’opposto di quello che servirebbe e cioè una politica euro mediterranea fondata sui diritti delle persone, una economia solidale, relazioni democratiche, riconoscimento culturale. Questa politica è il contrario di ciò che fanno la Ue, Macron e Gentiloni. Una politica che non può essere ammantata di interessi nazionali ma solo di cinismo e ipocrisia. Una politica cui dire no

L’Altra Europa con Tsipras

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