A Trento la maggioranza vota il Daspo Urbano

0

A TRENTO LA MAGGIORANZA DA SOLA VOTA IL DASPO URBANO E SVELA IL GATTOPARDISMO DEL NEONATO GRUPPO INSIEME TRENTO

Mentre in tutta Italia si calendarizzano assemblee che raccolgono l’appello di Falcone e Montanari lanciato dal teatro Brancaccio il mese scorso, nell’estrema periferia a nord est, in Trentino, si consuma il teatrino di un centrosinistra che insegue politiche di destra, anzi ne è ostaggio.

Nella città di Trento la maggioranza è costituita dal centrosinistra autonomista, una coalizione di scopo costituita da PD, Verdi, Patt, il Partito autonomista trentino tirolese, Cantiere Civico, che ha come riferimento in Parlamento l’onorevole Dellai, a cui si sono aggiunti nel corso della consiliatura un paio di consiglieri del gruppo misto  fuoriusciti dal Cantiere Civico e quattro consiglieri del neonato gruppo Insieme Trento, che ha come riferimento Pisapia e l’assemblea dei Santi Apostoli del primo luglio scorso.

Sin dall’inizio della consiliatura, quando sono stata eletta con la lista Altra Trento a sinistra, espressione locale dell’Altra Europa con Tsipras, si è resa palese la forte dipendenza di un PD sempre più debole e soccombente di fronte alle intemperanze dei compagni di viaggio autonomisti. Questi ultimi storicamente si sono collocati sempre in un’area molto tradizionalista, localista, di un centrodestra moderato ma autoreferenziale e i loro parlamentari, la cui presenza in Parlamento è garantita da una legge elettorale locale che ne tutela l’esistenza e la persistenza, hanno sempre votato a favore di provvedimenti governativi.

L’apice della sudditanza del PD locale agli autonomisti lo si è raggiunto durante l’ultimo consiglio comunale, quando la delibera sul DASPO, proposta dal sindaco PD sotto ricatto del Patt, che minacciava di far cadere la giunta, è stata approvata con i voti della maggioranza, con la destra fuori dall’aula per protesta, l’astensione dei consiglieri del m5s e il mio unico voto contrario.

Quindi, in modo del tutto kafkiano, una proposta, l’applicazione della legge Minniti Orlando, che ricorda le leggi razziali di non troppo antica memoria, che la destra di opposizione e di governo chiede insistentemente da quando sono stati emanati i decreti, che di sinistra non ha nulla, che svela la virata a destra del PD renziano e il tradimento dei valori tradizionali della sinistra, viene approvata senza il voto delle destre e senza il voto del m5s, ma con il preziosissimo, determinante voto del gruppo Insieme Trento.

E proprio nei giorni in cui si moltiplicano le discussioni, le riflessioni, le lettere aperte, gli appelli sull’unità della sinistra a sinistra del PD, sulla costituzione di un listone che garantisca una buona rappresentanza in Parlamento ecco che chi in piazza Santi Apostoli si è proposto come alternativo al PD, a Trento ha svelato tutto il gattopardismo che si cerca di celare nei proclami nazionali.

La delibera è stata infatti votata solo dalla maggioranza, ottenendo solo un voto in più rispetto ai 21 necessari ed è stata approvata grazie al voto favorevole dei quattro consiglieri di Insieme Trento.

Hanno votato un provvedimento che non avrà alcun effetto sulla riduzione della criminalità, in particolare dello spaccio, che evidentemente si sposterà su altre piazze fuori dal perimetro del centro storico su cui insiste il Daspo, ma che potrà avere conseguenze anche gravi sulle persone più deboli, con maggiori bisogni sociali, sulle persone immigrate che sono inserite in progetti di accoglienza.

Chi sarà colpito a Trento dal provvedimento che punisce chi bivacca in centro storico? Saranno colpite quelle persone che sono costrette a bivaccare perché dormono in dormitorio e dalla mattina fino alla cena presso la mensa dei frati cappuccini non hanno un posto dove andare, dove trovare riparo perché si pensa a realizzare grandi opere inutili, ma utilizzare un edificio dismesso per un progetto di accoglienza diurna, riparo, socializzazione, utilizzo gratuito di servizi igienici non porta profitto economico e neanche consenso elettorale.

Il Daspo urbano può anche colpire le venditrici africane di collanine e braccialetti, i venditori occasionali di ombrelli che miracolosamente spuntano appena scendono le prime gocce di pioggia, quindi raramente data la crisi climatica.

Ce lo ha detto anche Alex Zanotelli martedì pomeriggio al presidio che avevamo organizzato contro questo provvedimento, lo abbiamo detto in centomila a MIlano il 20 maggio scorso, ce lo dice la rete degli operatori e delle operatrici che lavorano a contatto con persone migranti e richiedenti asilo.

In una società che si ostina a non vedere il palese fallimento della legge Bossi Fini, il disastro sociale derivato dall’istituzione del reato di clandestinità, che porta manovalanza e profitto solo alla malavita organizzata e nuovi schiavi ai caporali, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe da un governo di centrosinistra autonomista è l’applicazione non obbligatoria di una legge razziale e repressiva.

L’ultima cosa che ci aspetterebbe da chi si propone come alternativo a questo PD è il sostegno a provvedimenti che propongono il Daspo urbano e altre forme repressive.

L’Italia intera, ma soprattutto la mia città, così maltrattata da chi vuole a ogni costo descriverla e proporla come centro di alto degrado, non ha bisogno di gattopardi, ma di persone che hanno il coraggio di osare la coerenza e che sanno scegliere senza ambiguità da che parte stare, anche se la scelta dovesse essere impopolare e scomoda.

Io ho scelto e la mia scelta non ammette deroghe: con chi non pone i diritti delle persone, di tutte le persone, al di sopra di ogni interesse, di ogni strategia o tatticismo politico, di ogni ambizione politica personale o interesse di partito io non non ho nulla da condividere.

Antonia Romano- consigliera comunale di “L’Altra Trento a sinistra”

Condividi: