Corbyn “un ragazzo che è bene conoscere”- secondo reportage dalla Gran Bretagna

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L’Inghilterra si avvicina al giorno delle elezioni segnata dall’attacco terroristico di Manchester, la cui immagine è ancora vivida nelle menti degli elettori. I due rivali politici, Theresa May e Jeremy Corbyn, coerentemente con la linea della loro campagna elettorale, hanno saputo dare due interpretazioni differenti dell’accaduto.

Theresa May, fedele al suo motto “strong and stable”, ha escluso ogni responsabilità del governo, attuale e precedente, nell’accaduto, cercando di unire il popolo inglese contro lo Stato islamico, che deve essere contrastato ancor più duramente, dal momento che continua a minacciare la pace dell’occidente. La proposta del primo ministro inglese è di fare pressione su compagnie come Facebook, Twitter e Google, affinchè aumentino i controlli ai contenuti pubblicati sulle loro piattaforme, a volte utilizzate da gruppi terroristici per comunicare i propri intenti, così che le autorità competenti possano preventire potenziali futuri attacchi. La strategia scelta dalla May consiste nell’introduzione di un software che automaticamente segnali i contenuti potenzialmente pericolosi così che in caso di minaccia possano essere segnalati alle autorità. Tuttavia, in primo luogo non è chiaro come la privacy dei cittadini possa essere rispettata quando le loro conversazioni e vite private sono passate in rassegna costantemente da un programma che in forma meccanica classifica i suddetti contenuti come sicuri o meno. Un programma automatico, che in caso di errore, causato dall’imprevidibilità dei big data, può provocare grande disagio e paura al malcapitato che senza colpa venga accusato di associazione per finalità terroristica, e una perdita di tempo e risorse per le autorità che abbiano dovuto seguire una falsa pista. In secondo luogo, non è chiaro come la May possa esercitare questa pressione senza l’ausilio del Presidente Trump, dal momento che molte delle compagnie sopra citate hanno sede in America. Sommato al fatto che già dovrà scendere a compromessi con l’Ue per continuare a far parte della cooperazione europea per la sicurezza e l’intelligence, necessaria nella lotta contro lo Stato islamico. E che, qualora l’iniziativa anti-terrorismo proposta da Theresa May richiedesse il consenso del presidente americano, la sua immagine di leader forte e indipendente sarebbe messa in discussione.

Immagine che più volte nella scorsa settimana è stata messa in discussione e che oggi non sembra più rispondente alla realtà. Esemplare è il dietro front del partito conservatore sulla riforma dei servizi sanitari, anche chiamata “dementia law”. La riforma prevede che i pensionati che dispongono del servizio sanitario pubblico possano smettere di pagare quando il loro patrimonio scende sotto i 100000 pound, a differenza dei 23000 pound protetti dalla riforma vigente. Tuttavia, oltre a far figurare come parte del patrimonio la casa in cui eventualmente il paziente riceverebbe le cure mediche, e tassare anche coloro che necessitano di cure a domicilio, la riforma non pone nessun tetto massimo al debito accumulabile del singolo individuo, ma solo la possibilità di derogare il debito a dopo la morte, permettendo allo stato di rivalersi sulla casa del defunto. Questo ha fatto si che la riforma prendesse il nomignolo di “dementia law”, visto che chi è così sfortunato da avere una malattia come l’alzhaimer, che colpisce una persona su dieci, rispetto al cancro, le cui cure sono coperte dall’NHS, è anche altrettanto sfortunato da dover pagare un prezzo più alto per tutte le   cure mediche nel suo insieme.
Così in seguito al recente successo dei labour, e in particolare modo, al grande consenso dell’elettorato, riscosso dalle riforme a tutela dello stato sociale, il partito Tory è stato costretto a modificare il suo progetto iniziale, promettendo ora un tetto massimo ma la decisione sulla cifra verrebbe solo dopo le elezioni. Sebbene Theresa May abbia più volte dichiarato che l’introduzione di un tetto massimo alla spesa per le cure sanitarie era già implicita nel manifesto,  , membri importanti del partito tra cui Jeremy Hunt, responsabile della sanità, sembrano pensarla diversamente. Quest’ultimo, infatti, il giorno precedente alle dichiarazioni della May, aveva categoricamente escluso la possibilità di un “cap”. Sembra quindi che lo slogan “strong and stable” funzioni più come retorica di partito che come linea di condotta dei conservatives. I tory si sono mostrati deboli rispetto a Corbyn, avendo dato alla propria riforma un carattere di maggiore tutela sociale solo in risposta alle riforme labour che hanno portato il partito ad avvicinarsi nei sondaggi, e si sono mostrati  incerti, avendo cambiato i contenuti della riforma pochi giorni dopo la sua pubblicazione con un’operazione chiamata da tutta la stampa inglese come un’inversione a U della riforma sanitaria.

Di contro, Corbyn, che nell’ultimo sondaggio del youpoll gov for the times è dato a soli 5 punti dai conservatives, stando fedele alla sua linea politica, ha saputo fornire un’ interpretazione diversa dell’attacco terroristico di Manchester. A differenza di Theresa May, il discorso del leader labour è stato mirato a risolvere il problema della sicurezza, piuttosto che condannare i colpevoli. Corbyn ha ricordato che i continui attacchi terroristici in Europa sono avvenuti a conseguenza delle guerre combattute in Afganistan, Libia e Siria, che l’attuale e precedente governo inglese hanno supportato, e a cui lui si era opposto. Inoltre il leader labour ha anche fatto presente che il costo delle operazioni militari all’estero ha fatto diminuire il numero di forze dell’ordine disponibili in patria, così che paradossalmente per combattere il terrorismo in terra straniera, ci si lascia indifesi in patria. Di conseguenza un governo labour combatterebbe il terrorismo aumentando le forze di polizia presenti sul territorio, come promesso da una riforma all’interno del manifesto che prevede l’assunzione di nuovi 100.000 agenti di polizia, in modo da aumentare la sicurezza dei cittadini e promuovere un clima di armonia, più che ottenerne il loro voto con la paura. Invece di concentrarsi sull’orrore e insensatezza delle azioni compiute dallo Stato islamico, che sono chiaramente da condannare, Corbyn ha preferito evidenziare il clima di solidarietà e fratellanza tra britannici che questi eventi hanno creato, così da vanificare gli intenti dell’ISIS, che cerca di alimentare paura e insicurezza nell Occidente, ma che come risultato riesce solo a renderlo più unito. Queste sono state le parole del leader labour “That is my commitment to our armed services,” he said. “This is my commitment to our country. I want the solidarity, humanity and compassion that we have seen on the streets of Manchester this week to be the values that guide our government. There can be no love of country if there is neglect or disregard for its people.”

Un impegno verso la Gran Bretagna che Corbyn sembra già aver preso molto sul serio, svolgendo la propria campagna elettorale nelle parti più svantaggiate delle città, così da capire direttamente quali siano i reali problemi della gente. Questo approccio politicamente innovativo sembra aver riqualificato l’immagine del leader labour, che ora non solo svetta tra le preferenze dei giovani,  ma è anche diventato conosciuto negli ambienti più poveri delle città, dove vive una grande fetta del suo elettorato potenziale, ormai disilluso dalla politica. In particolare è stato apostrofato dalla scena hip hop inglese come “guy you better know” “ragazzo che è bene conoscere”, in modo che gli elettori disillusi delle periferie, che si fidano più di un rapper che di un politico,  possano venire a conoscenza del manifesto labour, i cui punti chiave tentano di tutelare i loro diritti. Sembra incredibile come, secondo l’opinione degli elettori, Corbyn, che fino a due settimane fa rappresentava il più grande limite dei Labour, oggi rappresenti la loro unica speranza di successo. Infatti un sondaggio condotto dal “Guardian” riporta che il 40% degli elettori oggi ha un’opinione più positiva di Corbyn e che non vedrebbe nessun altro politico al suo posto, mentre un terzo dell’elettorato ha un’opinione peggiore di Theresa May. Questo è anche confermato dai poll del yougov poll for the times che danno Labour al 38% mentre Tory al 43%, con solo 5 punti a dividere i due partiti. E’ stato anche confermato dal Primo ministro inglese che perdere 6 seggi in parlamento significherebbe perdere la maggioranza. Quindi per Labour questo è un momento decisivo in cui deve rafforzare l’autorità del suo leader e far conoscere il suo messaggio a quanta più gente possibile, così da riportare speranza nella politica e assicurarsi i voti di un elettorato dimenticato dai governi precedenti.

Fanno anche riflettere l’intervista di Powell, e le dichiarazioni di Tony Blair, i quali annunciano la fondazione di un nuovo partito di sinistra moderata da accostare ai lib dem, così che ai Tory troppo conservatori e ai Labour troppo socialisti possa essere contrapposto un partito di sinistra moderata come modello di liberalismo che presta particolare attenzioni ai bisogni del mercato e aperto all’immigrazione. Decisione che potrebbe portare chiarezza nel clima politico inglese, in modo da dare rappresentanza a tutto un elettorato che non si ritrova completamente nel programma conservatore della May, di poche vedute internazionali e in particolare verso l’Europa, ma nemmeno nel programma social democratico proposto da Corbyn, che tutela “troppo” i diritti dei cittadini a discapito delle leggi di mercato, e che quindi potrebbe allinearsi con questa terza opzione. La scelta politica diventerebbe più chiara potendo scegliere tra un vero partito di destra conservatore e attento agli interessi della nazione, un vero partito di sinistra schierato dalla parte dei cittadini e dei lavoratori e in fine un partito di centro, che privilegia le leggi del mercato per creare una forte economia attraverso il mercato internazionale

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