Verso il 20 maggio: Nessuna persona è illegale

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Una colorata folla festante ha occupato quasi tutta Piazza della Scala, martedì 9, nel tardo pomeriggio, per la presentazione del Manifesto “Nessuna persona è illegale” delle associazioni per la marcia del 20 maggio. Questa iniziativa è parte di un percorso che si fa prossimo alla marcia del 20 maggio, pensato a più tappe. Un cammino di avvicinamento e di sensibilizzazione che vede la partecipazione di tutti coloro che aderiscono alla piattaforma e con lo scopo di aprire, raggiungere, coinvolgere quante più persone possibili, l’intero corteo del 20 maggio per riempirlo di contenuti, di simboli, di cartelli, adesivi, manifesti e volantini e gridare che i diritti sono di tutti e inalienabili. Un percorso in avvicinamento che prevede diversi appuntamenti, a partire dal prossimo, martedi 16 maggio, proprio in Piazza Duca D’Aosta- Stazione Centrale, che è anche una risposta alla spettacolare, quanto contestatissima, retata della polizia di una settimana fa, finita con aspre polemiche e senza crimini contestati. Un grande concentramento con reading e concerto, ma anche la riappropriazione degli spazi comuni violati, con il diritto di viverli nel pieno rispetto di tutti i cittadini, degli abitanti e di chi, da quelle parti, vi transita anche solo per pochi minuti.

Intanto martedì 9 è stato l’inizio, la presentazione della piattaforma (http://www.nessunapersonaeillegale.it/). Un documento che continua a raccogliere moltissime adesioni, e che vuole porre al centro dell’attenzione che “Nessuna persona può essere illegale” e, quindi come conseguenza, l’avversione ai decreti firmati dai Ministri Minniti e Orlando in materia di immigrazione e di sicurezza urbana, quest’ultimi particolarmente sgradevoli e di cui si chiede, quanto prima, una revoca.

Al tiepido sole e allo sventolio delle coperte termiche, quelle argentate e dorate, utilizzate dai soccorritori per racchiudere i corpi infreddoliti e soccorsi ogni giorno in mezzo al mare, si sono succeduti al microfono i rappresentanti delle associazioni, dei partiti, delle forze sociali, centri sociali, che hanno già aderito alla Piattaforma, rivendicando un cambio di passo e una volontà di riappropriarsi della manifestazione su contenuti differenti. Su una piattaforma, dunque, di richieste definite su più livelli, con differenti figure di interlocuzione (il Governo italiano, il Comune di Milano,…) ma il cui senso è quello che si possa (e si debba) procedere verso una legislazione sul tema che ricomponga la frattura tra i diritti inalienabili delle singole persone e la convivenza sociale all’interno delle nostre comunità, frattura sempre più scomposta dai diversi razzismi che opportunisticamente lavorano sull’odio e alimentano il rancore sociale.

Inizialmente, la convocazione della marcia del 20 maggio è stata proposta dall’amministrazione comunale milanese come una generica proposta di coinvolgimento sui temi dell’immigrazione. “Milano senza muri” si è detto, ma senza diritti, che significato potrà mai avere questa manifestazione di buoni intenti? Senza il riconoscimento delle persone migranti come portatori di diritti inalienabili, come vuole tra l’altro la dichiarazione dei diritti dell’Uomo, quanto rischia di atteggiarsi, questa “Milano senza muri”, ad un’ipocrita istituzione ingessata nei propri interessi?

Da qui, dal rifiuto delle politiche sociali di questo governo, dell’aberrazione delle leggi Minniti, con il passare delle settimane è montato un movimento di caratterizzazione dal basso che, con forza, sta ribaltando le prerogative, i significati con cui partecipare alla marcia del 20. E a partire dalle sventolanti coperte termiche, troppo spesso simbolo tragico della sconfitta in mare, si è iniziato un costrutto di senso, un modo per replicare anche in Italia, a Milano, quella iniziativa che ha già avuto enorme successo a Barcellona, solo pochi mesi fa. Riportando gli stessi temi di Barcellona e rilanciando sul tema dei diritti per tutti, perché è sul corpo dei cittadini migranti che passa e si misurano i nostri stessi diritti, è la declinazione del moderno habeas-corpus per i cittadini senza diritti che definisce il nostro senso del sociale, dei beni comuni, del patto di convivenza pacifica.

Sta tutto qui il senso della piattaforma “Nessuna persona è illegale”, nell’idea di universalità dei diritti che ogni cittadino porta con sé dalla nascita. Ed è un percorso che non termina (non può terminare) il 20 maggio. E’ una marcia che prosegue su tante gambe e in molte altre direzioni future, come tanti saremo a Milano, ma che qui ci apprestiamo ad esserci come stazione intermedia di un lungo percorso.

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