Sperimentiamo una democrazia radicale

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Sì è tenuta ad aprile l’assemblea fondativa di un nuovo soggetto politico catalano che si vuole costituire come nuovo partito di sinistra di confluenza delle differenti realtà presenti sul territorio e da troppo tempo frammentate. Il nome si deciderà nei prossimi mesi, il lavoro fatto in questi mesi è stato quello di costruire l’ideario politico in forma partecipativa nel rispetto delle numerose sensibilità presenti. A partecipare alla giornata sono state circa 1500 persone, sebbene il partito nasca con 9.279 persone registrate di cui 5.540 hanno partecipato alla votazione elettronica per per eleggere il gruppo di coordinamento che dovrà guidare il partito in questa fase di transizione.

Il punto di partenza è chiaro a tutti i presenti: bisogna essere uniti, perché insieme si moltiplicano le cose che si possono fare, gli obiettivi che bisogna raggiungere. Un concetto questo che viene ribadito più volte, spesso anche gridato in coro: “U-NI-TAT”. Basta con la frammentazione della sinistra, che non fa altro che lasciare spazio alle destre e agli interessi forti, è giunto il momento di costruire un partito politico unitario che contrasti le egemonie dominanti neoliberiste, patriarcali ed escludenti. Sono passati quasi due anni da quando, nel giugno del 2015, la piattaforma Guanyem Barcelona si aggiudica il Comune di Barcellona, una vittoria per molti impensabile e che ha visto diventare sindaca Ada Colau, donna proveniente dall’esperienza del movimento per la casa (PAH – Plataforma d’Afectats per la Hipoteca https://pahbarcelona.org/). In breve tempo, Guanyem Barcelona ha cambiato il nome in Barcelona en Comú e Ada Colau ha guidato e continua a guidare un governo che, come dichiara il Vice-Sindaco Gerardo Pisarello, è un governo femminista, popolare, repubblicano e dei cittadini”.

La posta in gioco sabato è alta, non si tratta di una carrellata di interventi e di applausi, ma di votare un documento composto di 6 assi tematici che costituiscono l’ossatura del progetto politico e che sono:

  1. Un nuovo modello economico e ecologico basato sul bene comune;
  2. Un nuovo modello di benessere per una società giusta ed egualitaria;
  3. Un paese fraterno e sovrano in tutti gli ambiti;
  4. Una rivoluzione democratica e femminista;
  5. Un paese inclusivo dove ci sia spazio per chiunque;
  6. Un progetto di paese a partire dai territori.

L’ideario è stato redatto da gruppi di volontari (ogni asse ha il suo grup impulsor) che hanno organizzato riunioni e assemblee in giro per la Catalunya al fine di discutere i vari punti con chiunque fosse interessato, raccoglierne i pareri e i suggerimenti da sintetizzare nell’ideario politico. Un percorso iniziato a dicembre e cui hanno preso parte più di 4000 persone. Le consultazioni sono anche avvenute online, attraverso la piattaforma di Un País en Comú, dove chiunque poteva registrarsi, leggere l’intero documento e proporre aggiunte e sostituzioni. Queste ultime sono state votate sabato, attraverso un sistema tanto semplice quanto trasparente: si vota un punto alla volta, sollevando un cartellino giallo che ciascuno ha ricevuto all’ingresso nella cartellina insieme ai testi da votare, a seconda se si è favore, contrari o astenuti. Ogni volta i volontari, che fanno capo ai differenti blocchi in cui è suddivisa la platea, contano il numero di cartellini alzati e riferiscono il totale dei favorevoli, dei contrari e degli astenuti in modo che si possa procedere con la somma di tutti i partecipanti. Si votano i singoli punti, poi si vota ognuno dei sei assi e infine si è votato l’intero documento, per un totale di 27 votazioni nell’arco di circa 9 ore.

Un esercizio di democrazia radicale, come l’hanno definita loro, in cui c’è molto da imparare. Pochi punti hanno ricevuto l’unanimità e in alcuni ci sono state divisioni forti, ma alla fine gli assi sono passati tutti e l’intero documento è stato approvato con soli 2 voti contrari e 10 astenuti. Cosa ci insegna questo? Ci insegna che convergere e costruire alleanza vuol dire anche accettare delle piccole sconfitte in vista di un obiettivo generale che tutti condividiamo. L’obiettivo di costruire un País en Comú che sia “sostenibile, solidale, femminista, diverso, egualitario, progressista, municipalista, valente, sovrano, fraterno, cooperativo e democratico”.

 Le votazioni sono state intervallate da interventi di chi persone che negli ultimi anni hanno preso parte al movimento, tra cui il vice-sindaco Gerardo Pisarello che, tra le altre cose, afferma l’importanza di un costruire un paese sovrano che non dimentichi l’importanza dell’internazionalismo. Un paese che costruisca alleanze con quei paesi fratelli e quelle città sorelle per difendere il bene comune dimostrando quotidianamente che un modo diverso di fare politica e che un’altra economia non solo sono possibili, ma già esistono. Ricorda Pisarello l’importanza di non dimenticare quei popoli fratelli che hanno contrastato il fascismo nel secolo scorso, facendo esplicito riferimento alla Rivoluzione dei Garofani portoghese e alla resistenza italiana culminata nella Liberazione del 25 aprile.

Arriva anche il momento dei saluti incitamenti da parte di rappresentanti e portavoce di altre parti di Spagna e addirittura d’Europa. Pablo Iglesias non può partecipare e manda un video  mentre arriva dopo la pausa pranzo Pablo Echenique, accolto da un applauso assordante accompagnato dal grido “UNITAT” e che dichiara come non ci sia nessun’altra opzione alla confluenza. Sembra dunque ci sia tutta la volontà di superare gli attriti con che ci sono stati con Podem-Podemos. Nella stessa direzione si pone l’intervento di Alberto Garzón, di Izquierda Unida, che ha difeso il cammino verso l’unità “costruita a partire dalla radicalità democratica”. E ancora contributi da Valencia, la Coruña, la sinistra portoghese, il partito verde europeo e molti altri ancora, a conferma della vocazione internazionalista già espressa.

Si chiude la giornata presentando gli eletti e le elette dalle votazioni online per il coordinamento (120 persone) e il gruppo esecutivo (altre 33 persone). Il palco si riempie di uomini e donne che lavoreranno alla condivisione dell’ideario politico appena approvato e che lo trasformeranno in un programma per le prossime elezioni. È il momento della sindaca Ada Colau, che si avvicina al microfono sorridente e fiera col suo pancione prossimo a renderla mamma per la seconda volta. Lei donna, mamma e sindaca sottolinea che “la storia scritta non ci aspettava, ma nonostante ciò siamo stati capaci di entrare nella storia, uniti. Perchè non siamo perfetti, non abbiamo vanità di essere unici siamo coscienti di avere limiti ma faremo il possibile che è nelle nostre mani per conquistare diritti, libertà e sovranità.” E continua: “Som profundament feminista.“.

Chiude Xavier Domènech, deputato al Congresso con En Comú Podem e membro di Barcelona en Comú, ricordando come la vittoria a Barcellona di due anni fa sia andata contro tutti i pronostici e i sondaggi, come ciò sia accaduto in molte altre città (ad es. Madrid, Saragozza, Cadice, La Coruña e altre). Non si è trattato in questi casi di cambiare gli inquilini delle istituzioni, ma di lavorare, uniti seppur in territori distinti, a cambiare queste stesse istituzioni. E conclude: “Trasformiamo e teniamo l’umiltà di trasformarci, giorno dopo giorno”.

* dottoressa di ricerca in Sociologia e Scienze Sociali, si occupa di sociologia urbana, politiche pubbliche e movimenti sociali. Al momento si trova a Barcellona, presso la Escola de l’IGOP (UAB), con un progetto sull’Economia Sociale e Solidale finanziato dal bando della Regione Lazio ‘Torno Subito’, di cui Solidarius Italia è il partner italiano.

 L’articolo è stato pubblicato sul sito http://comune-info.net/

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