Terni e gli arresti domicilari degli Amministratori locali

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Gli arresti domiciliari del Sindaco e dell’Assessore ai Lavori Pubblici di Terni e l’interdizione dall’ attività di impresa per due dirigenti delle cooperative sociali, sono il risultato di una lunga indagine sugli appalti del Comune di Terni per la manutenzione del verde pubblico, dei servizi cimiteriali e turistici.

Colpisce la nettezza delle misure adottate e la gravità dell’accusa di associazione a delinquere, ma da sinistra non si può che guardare con amarezza alla condizione attuale di quell’esperienza cooperativistica, che ha rivestito un ruolo rilevante nella storia della democrazia e della sinistra dell’Umbria. Esperienza nata dall’autorganizzazione dei lavoratori  per il miglioramento delle loro condizioni lavorative,  mutata nel corso degli ultimi anni in strumento di consenso elettorale per il partito al potere, e in  canale per aggirare le norme contrattuali più favorevoli ai lavoratori.

Se il buon governo dell’attuazione regionale fu l’esito di un ciclo lungo di lotte contadine e operaie, il declino attuale dei governi locali dell’Umbria è il risultato delle scelte di privatizzazione dei servizi e dell’abbandono del conflitto sociale come base del  governo popolare e democratico.

Questo ha condotto a una distanza sempre più grande tra cittadini e gruppi dirigenti e al peggioramento della gestione della cosa pubblica persino nell’ordinaria amministrazione.Non saranno  Salvini o Grillo a cambiare il corso delle cose innalzando la bandiera giustizialista per arraffare un pò di voti, perchè c’è bisogno di più controllo pubblico e di meno esternalizzazione dei servizi, di condizioni stabili e dignitose di chi vi lavora, di strumenti reali con cui i cittadini possano intervenire nell’organizzazione della loro città.  E’ ora che le  forze sindacali e di sinistra mettano fine a un modello di consociazione del potere ormai in disgregazione, e ritrovino la loro autonomia di azione e di programma.

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