Dalla parte delle Ong che salvano vite umane

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La campagna di diffamazione contro le associazioni che svolgono azioni di ricerca e salvataggio in alto mare, tra la Libia e la Sicilia, adempiendo così a un obbligo morale e legale che gli stati membri della UE non ottemperano, ha raggiunto livelli insopportabili.

L’intervento del procuratore di Catania Zuccaro, che insinua che ci siano legami tra ONG e scafisti, ipotizzando addirittura  obiettivi di destabilizzazione dell’economia da parte delle organizzazioni umanitarie, sono offensive e inaccettabili. Il procuratore dovrebbe eventualmente intervenire sui fatti, non fare congetture politiche fantasiose.

Allo stesso tempo, il razzismo targato 5 stelle fa riflettere sulla classe dirigente di quel movimento e in generale su una classe politica che sempre più spesso ricorre a discorsi d’odio, più o meno esplicitamente  razzisti,  per conquistarsi uno spazio nel dibattito pubblico. L’attacco alle associazioni umanitarie che salvano la vita dei profughi in mare fa parte a pieno titolo di questa categoria di interventi.

Questa campagna diffamatoria segue l’approvazione delle due leggi promosse dal Governo su sicurezza e immigrazione (decreti Orlando Minniti) che, con l’obiettivo dichiarato di dare da un lato una risposta alla percezione di insicurezza degli italiani e delle italiane (mentre i dati reali sui reati diminuiscono, come lo stesso Minniti ci fa sapere con orgoglio) e dall’altro di accorciare i tempi di attesa (e quindi di accoglienza) dei richiedenti asilo e aumentare il numero di rimpatri forzati, in realtà rischia di produrre esattamente l’effetto contrario in entrambi i casi.

Infatti aver promosso e poi approvato una riforma che consente ai sindaci e ai prefetti di allontanare il disagio sociale e i poveri dalle città, suggerisce che siano fonte di pericolo e quindi alimenta le insicurezze anzichè ridurle, peraltro producendo ingiustizie e ulteriore disagio (che viene solo spostato altrove). Allo stesso tempo la riduzione, praticamente a zero, delle garanzie giurisdizionali per una categoria di persone, i richiedenti protezione internazionale che ricorrono contro il diniego delle Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato, non interviene sulle cause principali dei ritardi della procedura d’asilo, legate in gran parte al malfunzionamento della  amministrazione pubblica e alla gestione emergenziale del sistema d’accoglienza. Cancellando l’appello e il dibattimento davanti al giudice ordinario (quindi ogni possibilità del ricorrente di far valere le proprie ragioni davanti ad un giudice) si rischia anzi, con il ricorso alla video registrazione e la diminuzione del numero dei giudici che tratteranno questi ricorsi, di allungare i tempi di attesa.

Insomma un vero capolavoro prodotto dalla volontà di questo Governo, o almeno di alcuni suoi esponenti, di sottrarre terreno di propaganda elettorale alla destra xenofoba, aumentandone  in realtà lo spazio e quindi facendo un regalo a quei partiti e movimenti che ricorrono oramai quasi esclusivamente al razzismo e a discorsi d’odio.

La discussione pubblica sull’immigrazione da anni è infatti piegata alle ragioni dei predicatori d’odio e dei razzisti di professione. Gli Stati e i governi non fanno ciò che dovrebbero, favorendo le argomentazioni dell’estrema destra xenofoba: non è attuato il piano di redistribuzione previsto dalla Commissione Europea, nessun canale d’accesso legale è stato aperto, è rimasta lettera morta la Direttiva n.55/2001 che consente l’adozione di strumenti adeguati nel caso di flussi straordinari, non è stato attivato un programma di ricerca e salvataggio europeo (come il nostro Mare Nostrum, chiuso dal Ministro Alfano), sono stati firmati accordi per l’esternalizzazione delle frontiere con Paesi che non garantiscono il rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo.
Il sistema d’accoglienza straordinario (i CAS, gestiti dalle prefetture) è cresciuto nell’emergenza e produce danni a tutti i livelli: il principale è quello di produrre un’intolleranza diffusa contro i rifugiati che, nelle mani di soggetti incompetenti (quando va bene), vengono abbandonati sui territori con servizi assolutamente inadeguati.
Le associazioni in questi anni hanno in parte cercato di ridurre il danno. Purtroppo i migranti continuano a morire e il razzismo continua a crescere, così come le fortune dei partiti e dei movimenti politici che lo usano come strumento per raccogliere consensi.
L’Arci sta con le ONG che salvano vite umane e non con i governi che fanno accordi con dittatori e con bande che sfruttano i migranti in Libia. Stiamo con chi ha investito in solidarietà e contro chi investe in odio e razzismo. Noi facciamo accoglienza e tuteliamo i diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati. La solidarietà e i diritti sono la nostra stella polare e ne siamo orgogliosi. Chi invece pratica e predica l’odio e la discriminazione dovrebbe vergognarsi. Così come dovrebbe vergognarsi chi cede alle loro ragioni, cercando di inseguirli sul loro terreno, e chi, sui media, soprattutto quelli pubblici, concede loro un credito enorme.

*vicepresidente nazionale Arci

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