Eliminare il testimone. L’attacco alle Ong nel Mediterraneo

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Le dichiarazione di Luigi Di Maio, seguite alle ultime pubblicazioni del blog di Beppe Grillo che parla di “ruolo oscuro delle ONG”, sono solo l’ultimo capitolo di un processo di criminalizzazione in atto da alcuni mesi nei confronti del lavoro delle organizzazioni indipendenti che operano nel soccorso dei migranti. A dicembre Frontex, l’agenzia europea per le frontiere esterne, ha esplicitamente accusato le organizzazioni umanitarie non governative operanti nel Mediterraneo centrale di collusione con i trafficanti. I sospetti di Frontex sono stati recepiti dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che pur non avendo ancora formulato nessun capo di imputazione è arrivato al punto di dichiarare  ai microfoni della trasmissione Agorà: “«A mio avviso alcune ONG potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga” e ha aggiunto: “Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante, si perseguono da parte di alcune ONG finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”.

Le accuse e i sospetti nei confronti delle ONG avevano ripreso vigore all’indomani della stipula del memorandum d’intesa sui migranti firmato il 2 febbraio tra Italia e Libia in relazione al quale anche un gruppo di giuristi, politici e intellettuali libici ha presentato un ricorso alla corte d’appello di Tripoli.

Il memorandum, infatti, viola palesemente i regolamenti europei sull’asilo, perché permette il respingimento dei profughi in un paese che non riconosce la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e che non può essere considerato sicuro. Sotto le spoglie di un accordo tecnico tra i due Paesi si nasconde, difatti, un accordo e una precisa scelta di ordine politico che mette in discussione lo stesso concetto del diritto di asilo e di cooperazione internazionale applicato anche dall’Unione Europea. È in questa situazione nella quale uno stato nazionale deroga a trattati internazionali con altri trattati internazionali palesemente in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che va letto l’attacco alle ONG. È in atto una vera e propria demolizione, anche in termini giuridici, delle garanzie internazionali che tutelano dai trattamenti disumani e degradanti, in particolare del divieto di respingere i migranti in stati dove subirebbero trattamenti inumani e degradanti in contrasto con l’art. 3 della Convenzione europea stessa. Il cambio di paradigma in termini di cooperazione avrà delle conseguenze devastanti e comporta l’inevitabile scontro tra due scelte di intervento dalle quali dipenderanno la vita o la morte di migliaia di persone. Come giustamente ha sottolineato Raffaele Masto: “Oggi nel Mediterraneo si fronteggiano queste due filosofie, oltre alle navi militari da una parte e quelle delle Ong dall’altra. Queste ultime di fatto applicano una versione marittima dei cosiddetti corridoi umanitari che a volte vengono applicati anche a terra, per esempio per evacuare civili intrappolati nelle città, come è avvenuto ad Aleppo o a Damasco. E’ evidente che in questi casi è possibile che ci siano contatti tra le due parti. Tra chi tiene intrappolati i civili e chi si prepara a portarli al sicuro. Nel caso del mare, tra chi li imbarca, stipati su un barcone e chi li salva da un probabile naufragio. La filosofia di Frontex farebbe diminuire il numero di migranti accolti, forse. Ma farebbe aumentare sicuramente il numero di morti”.

In questo quadro, quindi, le accuse nel confronti delle ONG sembrano avere sostanzialmente almeno quattro obiettivi: fermare i soccorsi in mare, fermare i migranti in Libia in condizioni disumane, diminuire il flusso dei finanziamenti alle ONG (è appena il caso di ricordare che Frontex nel 2016 è costata circa 250 milioni di dollari a fronte di oltre 4.700 morti in mare) e, conseguentemente, eliminare scomodi e indipendenti testimoni da quanto accade nelle acque del Mediterraneo: l’affondamento dei gommoni dei migranti e la loro deportazione in centri di detenzione arbitraria da parte della Guardia costiera libica,  è sta denunciata non solo da reportage ma anche da rapporti delle stesse Nazioni Unite.

In questo contesto di attacco le reazioni delle ONG non si fanno attendere:

Riccardo Gatti, coordinatore dell’ONG spagnola Proactiva Open Arms, ascoltato dalla commissione di palazzo Madama il 12 aprile scorso ha dichiarato: “Non avrei mai immaginato di dover spiegare a dei senatori della repubblica del mio paese l’attività di soccorso in mare, attività che svolgiamo seguendo le regole del diritto internazionale e soprattutto l’esempio della guardia costiera italiana che compie salvataggi in mare da vent’anni” e ha aggiunto : “Ci hanno accusato di favorire il business dell’accoglienza e di farlo per un’ideologia politica. Ma la verità è che se non ci fossero dei morti in mare noi non saremmo lì … Se ci spostassimo dalle attuali 12 miglia marittime dalle coste libiche alle 30 miglia marittime, lasceremmo senza presidio e senza soccorsi 600 miglia quadrate di mare, un’area vastissima dove le persone continuerebbero a morire” Secondo Gatti le accuse contro le ONG servono a voler negare “che le persone continuano a morire”.

Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, sul sito dell’organizzazione dichiara: “Se ci sono prove rispetto alle gravissime accuse nelle operazioni o nelle fonti di finanziamento delle ONG che operano nel Mediterraneo nella ricerca e soccorso in mare dei migranti, chiediamo che emergano quanto prima. Fino a quando non saranno definite eventuali responsabilità, continuare a generalizzare non solo non è utile a fare chiarezza ma contribuisce a creare un generale clima di sfiducia di cui rischiano di farne le spese bambini, donne e uomini in fuga”

Medici Senza Frontiere, Premio Nobel per la pace 1999, in una nota si dice: “indignata per i cinici attacchi al lavoro delle ONG in mare da parte di alcuni esponenti della politica, che hanno visto nelle ultime ore un crescendo di veleni e false accuse» e annuncia che «valuterà in quali sedi intervenire a tutela della propria azione, immagine e credibilità»

E’ appena il caso di ricordare che il tentativo di eliminazione del “testimone scomodo” è costata a Medici Senza Frontiere numerose vittime negli ultimi anni con i bombardamenti dei loro ospedali in Yemen, Siria e Afghanistan.

Di fronte a tale situazione diventa un obbligo esprimere solidarietà e sostegno alla politica della cooperazione portata avanti dalle ONG nel mare nostrum, denunciare e chiedere l’annullamento dell’accordo stipulato tra Italia e Libia in palese contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

A coloro, come il Movimento 5 Stelle, che chiedono di “vederci chiaro” nell’azione delle ONG nel Mediterraneo, si dovrebbe esigere altrettanta solerzia nel denunciare e nel voler “vederci chiaro” nella palese violazione dei diritti umani conseguenti ad accordi  stipulati da quel paese per il quale occupano numerosi banchi in Parlamento.

 

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