Alexis Tsipras dopo il Consiglio Europeo

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“Ho sollevato la questione cruciale se è in vigore l’acquis comunitario sociale per tutti i paesi europei. Ho ottenuto una risposta affermativa, ma ancora deve essere dimostrato nella pratica”, ha detto il primo ministro greco nelle sue dichiarazioni a conclusione del Consiglio europeo di Roma
“Non c’è dubbio che questa Europa non è l’Europa che abbiamo sognato, non è l’Europa che vogliamo. Ma non c’è alcun dubbio che non c’è altra strada che combattere da dentro per cambiarla”, ha continuato Alexis Tsipras.
Il primo ministro greco ha sottolineato di aver messo all’ordine del giorno “la questione cruciale se l’acquis comunitario sociale è in vigore e se questo acquis sociale è accessibile per tutti i paesi dell’UE”. “Ovviamente”, ha commentato “la risposta che ho ottenuto è “sì”, ma resta da vedere se continuerà ad esistere una distanza tra le parole e i fatti. E questo lo vedremo presto”, ha detto.
Egli ha anche sottolineato che “in ogni caso, la risposta affermativa dei capi delle istituzioni europee ci incoraggia a muoverci in una battaglia che riguarda sia i lavoratori e il popolo della Grecia in generale, sia i lavoratori e tutti i popoli dell’Europa”.
Allo stesso tempo Tsipras, ha criticato i sindacati greci che secondo lui “nel nostro paese stanno purtroppo nella retroguardia e non in prima linea, come in altri paesi europei”.
Alexis Tsipras ha sottolineato che “comunque noi diamo una lotta e continueremo a darla per proteggere i valori fondatori dell’Europa, dell’acquis sociale e per riguadagnare la credibilità, della politica, del sindacalismo, degli organismi istituzionali dell’Unione europea”.
Egli ha aggiunto che il più grande nemico dell’Europa è “la direzione liberista, che ha preso negli ultimi anni l’Unione”.
Inoltre ha considerato positivo il fatto che esiste nella Dichiarazione di Roma un chiaro riferimento alla necessità di rafforzare il carattere sociale dell’Europa e ha sottolineato che “queste espressioni mancavano negli ultimi anni dai testi con avevano un linguaggio puramente tecnocratico. Ma dobbiamo continuare questa battaglia”.
Alla domanda se rimane scettico nei confronti della Dichiarazione di Roma, ha detto che naturalmente si interrogava su questo e rifletteva se firmarla o no. “Innanzitutto credo che siamo riusciti a mettere un punto molto importante sulla necessità di un’Europa sociale”, ha sottolineato considerando che “si tratta di una battaglia continua che continueremo a combattere”.
Sulla coincidenza dell’anniversario del 25 marzo del 1821, dello scoppio della guerra di indipendenza greca, il primo ministro ha detto che “oggi celebriamo la Rivoluzione Greca, la rivoluzione greca che si è legata nel tempo con le lotte del centro dell’Europa per  l’indipendenza, la libertà, la giustizia sociale. E questa lotta, in altre circostanze oggi, la lotta per la sovranità e l’indipendenza è fondamentale ed è importante anche dentro il quadro dell’Unione europea”.
 
Alexis Tsipras ha fatto le seguenti dichiarazioni
 
Oggi è un giorno di festa per l’Europa, perché celebriamo l’anniversario dei 60 anni dei Trattati di Roma. Ed è utile ricordare le conquiste dei popoli d’Europa e la necessità di difenderle ogni giorno.
Non vi è alcun dubbio che questa Europa non è l’Europa che sogniamo. Questa non è l’Europa che vogliamo. Non c’è però alcun dubbio che non c’è altra strada che a lottare per cambiarla.
Oggi, dunque, abbiamo avuto l’occasione di mettere al centro del dibattito sia all’interno che all’esterno della sala, dove si è firmata la Dichiarazione dei 27 per il futuro dell’Europa, l’acquis sociale europeo e la necessità di proteggerlo.
È positivo che ci sia un esplicito riferimento alla necessità di rafforzare l’Europa sociale. Questi riferimenti sono stati mancati in questi ultimi anni dai testi che avevano un linguaggio puramente tecnocratico. Dobbiamo continuare però questa battaglia.
È noto che ho messo all’ordine del giorno la questione cruciale: se l’acquis sociale è in vigore e se questo acquis sociale è accessibile per tutti i paesi dell’Unione europea. Ovviamente la risposta che ho ricevuto è “sì”, ma resta da vedere se le parole continueranno ad essere distanti dai fatti. E questo lo vedremo presto.
In ogni caso, la risposta affermativa dei capi delle istituzioni europee ci incoraggia a muoverci in una battaglia che riguarda  sia i lavoratori e il popolo della Grecia in generale sia i lavoratori e tutti i popoli dell’Europa.
Posso indicare solo una contraddizione: Il governo greco sta dando una lotta per conto dei lavoratori del nostro paese, senza avere il supporto in questa battaglia dei sindacati nel nostro paese. I sindacati nel nostro paese, purtroppo, stanno nella retroguardia e non in prima linea, come in altri paesi europei.
Vi devo ricordare solo che nel referendum importante si sono trovati a difendere la necessità di dire “sì” in un brutto accordo e non di difendere e di rivendicare  uno migliore. Non sono naturalmente d’accordo tutti i sindacati con questa linea.
Tuttavia, noi diamo una lotta e continueremo a darla, per proteggere i valori fondanti dell’Europa, per proteggere l’acquis sociale e per il riguadagnare la credibilità , la credibilità della politica , la credibilità del sindacalismo, la credibilità degli organismi istituzionali dell’UE.
Infine, vorrei menzionare la coincidenza dell’anniversario di oggi  con l’anniversario della nostra Indipendenza Nazionale, della nostra Rigenerazione. Celebriamo oggi la Rivoluzione Greca. Una Rivoluzione Greca che si è legata nel tempo con le lotte nel centro dell’Europa. Lotte per l’Indipendenza, la Libertà, la Giustizia Sociale. E voglio dire che questa lotta, nelle circostanze odierne, la lotta per la sovranità e l’indipendenza, è dominante. È dominante anche dentro il quadro dell’Unione europea”.
 
Domanda di un giornalista:
– Signor presidente, qual è il nemico dell’Europa di oggi?
Il primo nemico dell’Europa, il principale,  sono le posizioni neoliberiste e la direzione neoliberista che abbiamo preso negli ultimi anni. Penso che sia il momento di ripensare e di riconoscere i nostri principi fondanti per tornare a questi principi. Credo quindi che non saremo in grado di sognare il futuro dell’Europa senza doverci concentrare sui diritti sociali e sulla dignità umana. Considero indispensabile rifondare questi principi e rifondare il modello sociale.
Ciò che è pericoloso è il populismo dell’estrema destra, l’estremismo dell’ estrema destra. E credo che la maggior parte dei popoli europei difenderà questi principi. Naturalmente questo fenomeno va a pari passo con le politiche che sono state applicate. Per questo dobbiamo dare una nuova visione ai nostri popoli. Se non si da questa visione, si creerà lo spazio per far emergere e rafforzare queste forze.
Naturalmente rimango scettico e ho pensato molto su questo problema, se devo firmare o meno. Tuttavia, la priorità è quella di avere un riferimento specifico a favore dell’Europa sociale e, naturalmente, si tratta di una lotta aperta e noi continueremo a combattere questa battaglia.
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