AGIRE IN ITALIA in un mondo che cambia

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Il mondo sta cambiando vorticosamente e drammaticamente – e l’Europa è travolta da questi cambiamenti. Dobbiamo cambiare anche noi. Questo ci siamo ripetuti sabato 28 gennaio a Roma nella assemblea di Altra Europa con Tsipras.

Brexit, vittoria di Trump, il crescere di movimenti nazionalisti e xenofobi: tutto ci dice che l’insofferenza e la rivolta contro le conseguenze di ingiustizia e povertà delle politiche liberiste può anche prendere la strada della risposta di destra.

Ma il mondo sta cambiando anche a sinistra: l’illusione di riuscire a moderare o ridurre gli effetti perversi del liberismo sta fallendo. I popoli, gli elettori, gli uomini e le donne non ci stanno più. Scendono in lotta, protestano, rivendicano, disobbediscono. Ma le classi dirigenti si ostinano a non capire, a ignorare, a cercare di mettere a tacere.

Anche in Italia questa volta abbiamo vinto, il 4 dicembre. Non da soli, insieme a noi hanno votato tanti che la pensano molto diversamente, ma è la nostra scommessa che ha vinto, portare il disagio sociale a sostenere e ad agire per la Costituzione. Perché sono i giovani e il Mezzogiorno tra i protagonisti in carne e ossa di questa vittoria.

È stata una grande vittoria popolare, eppure nel nostro paese non cambia nulla. Mentre tutto il mondo cambia, anzi precipita. Certo, il premier è un altro. Ma non basta il volto cortese e pacato di Paolo Gentiloni a mascherare la restaurazione in corso. Perché di questo si tratta: cancellare il risultato del referendum.

Va in questa direzione la sentenza della Corte Costituzionale che ha respinto il referendum sull’articolo 18 con argomenti che non convincono. Per non dire del discusso pronunciamento sull’Italicum.

Il voto è l’unica strada possibile: sia il voto sui referendum sociali sia il voto politico, li chiediamo entro il 2017. È già successo nel 1987, è sufficiente una legge specifica, basta volerlo.

La sentenza della Corte che, accanto all’impianto proporzionale ha lasciato il premio di maggioranza al 40 per cento, è deludente e spinge alla ricerca di patti e alleanze disegnati a tavolino, tra forze di tutti gli orientamenti che guardano solo a se stesse e ai propri equilibri interni. Ma non è così che si può dare rappresentanza a questo popolo, così resta un vuoto enorme. Non vogliamo, e non servirebbe, metterci intorno a un tavolo per costruire l’architettura della sinistra.

L’alternativa, la nuova politica e un percorso per un soggetto che rappresenti questo popolo – il soggetto che manca nella scena politica – possono nascere dall’azione costituente di chi è stato protagonista della vittoria del 4 dicembre, con un orizzonte non meramente limitato alle scadenze elettorali.

Sono coloro che hanno dato vita ai comitati per il No, studenti, movimenti sociali, chi ha animato i referendum NoTriv, le donne che con grande vitalità hanno riempito le piazze, cittadini e cittadine che nelle città hanno creato esperienze alternative nelle elezioni amministrative, coloro si mobilitano contro i trattati commerciali, contro le privatizzazioni, per la scuola pubblica e costituzionale, coloro praticano solidarietà e lotta per i diritti dei migranti, emarginati, nuovi poveri, militanti politici ( aderenti o meno ai soggetti della sinistra) che in questi anni hanno continuato a credere nella necessità dell’alternativa.

I soggetti politici della sinistra- tra cui anche noi de L’altra Europa con Tsipras- si sono impegnati generosamente per la vittoria al referendum costituzionale, ma non è dalla relazione tra i soggetti politici che la soluzione può arrivare.

Come Altra Europa con Tsipras, come già è successo nella campagna referendaria, ci mettiamo al servizio di chi crede al cambiamento, lavorando perché non si ceda alla tentazione del ritorno a casa. Vogliamo lavorare per focalizzare i principi che ci ispirano, le questioni reali che vogliamo risolvere, quelle per cui vale la pena di lottare, cercare una voce, dotarsi di rappresentanza. Questo è il lavoro da fare insieme. Insieme abbiamo vinto il referendum, usiamo la forza che abbiamo scoperto di avere.

Il primo obiettivo per impedire la restaurazione è far vivere i referendum sul lavoro e il reddito, sull’Art.1 della nostra Carta, per cui pretendiamo che il governo ne fissi subito la data. Occorre attivare subito comitati, che non siano limitati alla data (da conquistare) referendaria. Come subito pretendiamo le elezioni politiche, con una legge elettorale proporzionale.

Il secondo obiettivo per cui lavoriamo è che i tanti nuovi protagonisti del 4 dicembre facciano un deciso passo avanti, aprano il confronto, lancino un percorso e grandi appuntamenti per definire insieme quali sono i principi che ci ispirano, quali le lotte e gli obiettivi, quale la rappresentanza da costruire.

Serve al paese, serve all’Europa, serve a tutte/i noi.

L’Altra Europa con Tsipras

Esito dell’incontro del 28 gennaio 2017 a Roma

 

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