La trappola di chi ha già rimosso la vittoria del No

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( Uscito su Il Manifesto del 27/1 in forma ridotta)

Ci sono delle sensazioni che ti creano un grande disagio e io le sto vivendo. Ho la sensazione che la grande rottura del voto del 4 dicembre possa già essere riassorbita e che si proceda nella grande restaurazione. L’urto di quel voto sembrava dover travolgere gli assetti costituiti, le élites che avevano mosso l’assalto alla nostra Costituzione anche in nome di quella Europa della austerità in cui erano ingaggiate. Invece ci si è sbrigati a varare un governo fotocopia che , come scrive Preterossi, nasce sulla rimozione del referendum costituzionale

Si è fatto di tutto per impedire di votare sul quesito referendar jobs act e si farà di tutto per non far votare neanche sugli altri che pure essi rilevanti lo sono. Si tira a campare perché, come diceva Andreotti, è meglio che tirare le cuoia. Ma questo non esiste.

“Il mondo sta cambiando” abbiamo titolato l’appuntamento che l’Altra Europa con Tsipras propone per questo sabato 28 a Roma (Meeting Centre, Largo dello Scautismo 1).

La citazione è un poco irridente ma vuole metterci di fronte ad un quadro mondiale in rapidissima evoluzione (spesso a destra) e a quello che dovrebbe essere, ma non è detto, il dopo 4 dicembre e il nostro 2017. Il mondo sta cambiando, lo ricordo, era lo slogan che si illudeva su una globalizzazione dolce e su terze vie e socialismi liberali che non hanno fatto altro che devastare la sinistra.

Irride la grande restaurazione italiana perché essa non fa i conti col cambiamento radicale in atto che poi si chiama il nuovo mondo di Trump, e Putin, Herdogan e compagnia cantando.  Ora che siamo in una durissima età del ferro che della globalizzazione conserva la lotta di classe rovesciata ma la arruola in nuovi scontri tra potenze, in crescita delle tensioni internazionali, guerre commerciali e conflitti veri e propri. E in mezzo si ritrova l’Europa. Questo quadro mondiale, drammatico ma fortemente mosso e adrenalinico, evidenzia la necessità del cambiamento della sinistra. con una logica da «anno zero».

E poi c’è il nostro ad ora piccolo mondo: il titolo gioca su quel poco di restaurazione, disincanto, pigrizia chiamiamola come volete che c’è anche a sinistra, tra chi sulla rottura del 4 dicembre dovrebbe ritrovare spinta e linfa. E questo ad oggi non sta succedendo, tanto che è legittimo domandarsi se l’unico esito di un No costituente fosse soltanto non trovarsi ( per ora?) Renzi in televisione. Anche questo sarà al centro del nostro incontro.

Sono convinto che la continuazione della speranza di cambiamento apertasi il 4 dicembre sia costruire e vivere con la stessa intensità i referendum sull’incipit dell’articolo 1 della Costituzione (i referendum lavoro), attivare su quelli comitati e mobilitazione, pretendere di votarli subito, nel 2017. E non dare tempo al tirare a campare Gentiloniano, che vuole trasformare in data storica il No costituente e partecipato costituzionale (come ha bene scritto Piccioli sempre su Il Manifesto “Come se il 4 dicembre non ci fosse stato”.)

Per questo penso che sia il referendum che le politiche non possono che essere nel 2017. Perché sul disastro fatto sul lavoro e su cosa bisogna fare nel mondo che cambia tutti debbono potersi pronunciare.

Se questo vento del cambiamento riprende a scorrere (abbiamo vinto, mica perso) questo cambierà anche tutta la questione della proposta politica alle prossime elezioni, perché un’operazione a guida dei soggetti politici è fuori dai tempi e non può raccogliere quasi niente di questa vitalità. Ma per fare ciò che serve ci vuole un nuovo protagonismo di chi ha animato per 2 anni nel paese lo scontro contro la riforma Renzi, così da aprire una stagione di rinnovata politica della Costituzione e della sua applicazione da sinistra.

 

 

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