Il SI di PRODI. Abdicazione e fine di una classe politica

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La decisione, pubblica, di Prodi,  ex-primo ministro ed ex-presidente della Commissione europea ed ancora oggi esponente di grande rilievo del cattolicesimo “progressista”, ha sconcertato non pochi Italiani, non solo fra i sostenitori del NO  Soprattutto, ha reso felice Matteo Renzi che da sempre ha considerato l’operato di Prodi un’espessione della vecchia politica e l’esperienza dell’Ulivo un episodio  fallimentare. Ovviamente, Romano Prodi ha il diritto , come tutti noi, di votare secondo coscienza ed in libertà.Tentare d capirne le ragioni e di valutarne le conseguenze è importante per il voto di domenica ed il dopo.

La spiegazione (“giustificazione”) fornita dallo stesso Prodi non è convincente. Viste le sue numerose riserve sostanziali di merito sulle proposte di riforma e le severe critiche espresse  sulle modaltà con le quali la riforma è stata definita e “propagandata”, l’argomento fondato sulla scelta del “male minore” non tiene in piedi. Né sembrano plausibili le spiegazioni che mettono l’accento sui comportamenti psico-politici personali; né tanto meno quelle ,piuttosto diffamatorie su un probabile “mercato” politico .con lo spregiudicato Renzi.

A mio parere , la decisione di Prodi è uno degli ultimi episodi  di abdicazione politico-culturale di quella classe politica genericamente definibile del progressismo cristiano, cattolico, laico, socialista, ambientalista,che dalla fine degli anni ottanta/inizio ’90 ha creduto in tutta Europa in  una pacificazione e  nuovo compromesso con le oligarchie locali e mondiali del capitalismo tecnocratico e liberista globale  sotto  l’ombrello di un  riformismo “modernizzante” del costituzionalismo democratco , ugualitario e solidarista affermatosi dopo lo sfacelo della seconda guerra mondiale.

Tante, grandi e piccole ma frequenti e diffuse, sono state, pero’ le abdicazioni dei vari Blair, Schroeder, Gonzales, socialdemocratici scandinavi dei socialisti e dei verdi in Francia (alla Delors, per esempio), Olanda, Portogallo, nei confronti dei furti della democrazia, della devastazione dello Stato dei diritti e della società del welfare  A Romano Prodi viene il merito di essere stato uno degli esponenti politici italiani cui la classe politica del riformismo menzionato ha creduto . Il fallimento dell’Ulivo rientra nel contesto della progressiva conquista del potere globale da parte del capitalismo mondiale di cui l’ascesa al potere di Renzi (per l’appunto del PD , cioé, “Partito Dominante”)  è una chiara espressione locale pragmatica, arrogante,in nome dell”innovazione tecnocratica che, si pretende, libera il cambiamento istituzionale  ed elimina la poliica come ostacolo al progreso economico e sociale..

Il SI di Prodi è l’utlimo atto di abdicazione, di non fiducia in un divenire differente, altro, e manda al museo della storia passata anche tutto cio’ che di buono e di alternativo, l’Ulivo e le altre esperienze analoghe hanno potuto rappresentare.

Riccardo Petrella

Sezano, 2 dicembre 2016

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