Napoli 5 novembre-SudÈuropa programma

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SudÈuropa – Un’alternativa all’austerità dal Sud Europa

Napoli, 5 novembre 2016 (Hotel Oriente – Via Armando Diaz, 44)
Programma in aggiornamento

9:30 – Accoglienza, registrazione

10:00 – Una Carovana si aggira per il Sud:
introduzione di Eleonora Forenza (MEP GUE/NGL – Altra Europa)

10:30 – 12:00 La questione meridionale come questione continentale: soggetti, conflitti, movimenti, autodeterminazione

Coordina: Tiziana Barillà (Left)

Intervengono:
Pasquale Voza (Università di Bari)
Giso Amendola (Università di Salerno)
Costanza Boccardi (Altra Europa con Tsipras)
Giorgio Cremaschi (Forum diritti lavoro)
Assunta Signorelli (Altra Europa con Tsipras)
Giovanna Russo (Sinistra Anticapitalista)

12.00- 13.30 L’Europa in comune. Autogoverno, Comune sociale, mutualismo e confederalità sociale: per una rete delle città ribelli nell’Europa mediterranea

Coordina: Antonio Perillo (Prc Napoli)

Intervengono:
Elena Coccia (consigliera Città Metropolitana Napoli)
Silvana Cesani (Rete per l’Autorganizzazione Popolare, Lodi)
Pietro Rinaldi (consigliere Napoli in Comune a Sinistra)
Josi Della Ragione (già Sindaco di Bacoli – Attivista Free Bacoli)
Eyup Doru (curdo, rappresentante in Europa HDP, Partito Democratico dei Popoli, Turchia)
Raffaele Manco (Giovani Comuniste/i Napoli)
Rappresentanza municipalità di Barcellona

13:30 – 15:00 – Pausa pranzo

15:00 – 17:30 Torniamo partigian@: la liberazione dall’austerità, la difesa delle Costituzioni antifasciste

Coordina: Daniele Maffione (Prc Napoli)

Intervengono:
Lidia Menapace (partigiana, ex senatrice Prc)
Giovanni Russo Spena (resp. Nazionale Giustizia Rifondazione comunista)
Curzio Maltese (eurodeputato GUE/NGL, Altra Europa)
Danilo Risi (presidente Giuristi Democratici Napoli)
Eugenio Donise (presidenza nazionale Associazione per il Rinnovamento della Sinistra)
Renato Briganti (prof. Istituzioni di Diritto Pubblico, Federico II)
Nicoletta Dosio (No Tav – via skype)
Marica di Pierri (A Sud)
Anna Riccardi (insegnante)

17:30- 18.00 – Report delle assemblee e dibattito

18:00 – 20:30 – Plenaria conclusiva

Rivoltiamo l’Europa: da Sud, movimenti in Comune per l’alternativa all’austerità

Introduzione: Gabriele Gesso (segretario provinciale Prc Napoli)

Saluti dei 5 operai ex Fiat licenziati e reintegrati in fabbrica
Lidia Menapace (partigiana)
Eyup Doru (curdo, rappresentante in Europa HDP, Partito Democratico dei Popoli, Turchia)
Rappresentanza di Ahora Madrid, Podemos, Spagna
Miguel Viegas (Partito Comunisa Portoghese – parlamentare europeo GUE/NGL)
Henar Moreno Martinez (Direzione Nazionale Izquierda Unida, Spagna)
Luigi de Magistris – Sindaco per Napoli
Eleonora Forenza (Altra Europa – parlamentare europea GUE/NGL)

SudÈuropa – Un’alternativa all’austerità dal Sud Europa
Napoli, 5 novembre 2016

SudÈuropa – Una carovana si aggira per il Sud

SudÈuropa Parte da Napoli, con un’intera giornata di confronto fra esperienze sociali e politiche dell’Europa mediterranea, la Carovana del Sud, promossa dal gruppo parlamentare della Sinistra Europea, il Gue/Ngl. Un percorso politico che ci porterà a toccare i luoghi simbolo del disastro che le politiche europee di austerità hanno prodotto in questi anni nel Sud Europa e in particolare nel Mezzogiorno d’Italia; ma soprattutto ad incontrare e connettere le soggettività ribelli e protagoniste dei conflitti per il diritto al lavoro e al reddito, per la giustizia ambientale, per l’accoglienza di donne e uomini migranti e contro la nuova migrazione forzata di tante intelligenze dal Sud al Nord Italia e Europa.
L’Europa neoliberista ha prodotto il calo dell’occupazione e del potere d’acquisto delle classi subalterne, lo sfruttamento e inquinamento ambientale dei territori e lo svuotamento di potere delle istituzioni democratiche di prossimità. Le politiche di austerità hanno aumentato il divario economico tra Nord e Sud Europa e tra Nord e Sud Italia; hanno acuito ulteriormente lo squilibrio economico, sociale e ambientale ai danni di aree già storicamente penalizzate da uno sviluppo capitalistico che assumeva il Sud come oggetto di una annessione predatoria.
La questione meridionale è stata storicamente tradotta nelle retoriche dell’arretratezza o di una necessaria modernizzazione, del ritardo o della lentezza, o interpretata in chiave neo-identitaria. Per noi oggi il Sud è un posizionamento politico: è il luogo in cui il conflitto fra capitalismo e vite prende corpo con maggiore intensità e, dunque, dove si può incarnare una alternativa al neoliberismo per l’Europa e il Mediterraneo. Porre oggi la questione meridionale come questione continentale significa pensare al Sud come luogo di soggettivazione politica nei conflitti e nelle resistenze, nelle pratiche di solidarietà sociale, nelle forme di autogoverno messe in atto nelle città ribelli; lavorare a connettere e a ricostruire un blocco sociale lì dove il capitalismo ha maggiormente lavorato a costruire disgregazione. Il Sud è la posizione politica da cui ripensare la “rivoluzione in Occidente” nello spazio euro-mediterraneo.
Pensiamo che non si possa costituire un demos se non nella lotta di liberazione del neoliberismo. E qui sentiamo un nesso fortissimo fra la difesa e la piena attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza e, dunque, la necessità di tornare partigian@, e la costruzione di un movimento di massa di liberazione dal neoliberismo e contro le politiche di austerità: un movimento in grado di rivoltare l’Europa di Maastrischt e ridefinire il “significante-Europa”.
Se il neoliberismo lavora a separare politico e sociale, noi dobbiamo lavorare a connetterli, ripensando le forme dell’agire collettivo: fare società per fare politica, costruire reti e connessioni fra le città ribelli, i conflitti sociali e per la giustizia ambientale, le reti che praticano il mutualismo. Far emergere nuove forme dell’organizzazione e nuove pratiche politiche, come ci insegano a fare le compagne e i compagne curdi con le esperienze di confederalismo democratico co-rappresentanza: nuovi processi di autodeterminazione per donne e uomini. Unire più che i temi, i soggetti della nuova questione meridionale e mediterranea, delineare insieme ai movimenti sociali e a chi anima i conflitti in difesa dell’ambiente e del lavoro le linee politiche alternative necessarie alla riqualificazione sociale e ambientale dei territori.
Partiamo da Napoli perché Napoli è diventata un simbolo di possibile riscatto. L’anomalia politica che la caratterizza, con un’amministrazione comunale che è stata eletta e rieletta con un programma anti-austerità e contrario alle politiche del governo, rappresenta la speranza e la possibilità dell’alternativa radicale che abbiamo in mente.
Sabato 5 novembre, in questa prima tappa di apertura della carovana, parleremo di questa alternativa. Ragioneremo della questione meridionale come questione continentale, a partire dalle soggettività che interpretano il conflitto per il lavoro e la giustizia ambientale, per la cultura come condizione per la democrazia. Leggeremo la questione meridionale attraverso gli sguardi differenti di donne e uomini. Proveremo a intrecciare e mettere in rete le esperienze di autogoverno e le pratiche di autodeterminazione: le città ribelli e le redi mutualistiche. Le città ribelli dell’Europa mediterranea, da Barcellona a Napoli, parlano di un rapporto completamente diverso fra istituzioni e lotte sociali. Incroceremo l’esperienza di confederalismo democratico e corappresentanza del popolo kurdo. Diremo che la difesa della Costituzione italiana antifascista è una parte di una battaglia complessiva per l’abbattimento delle politiche liberiste.

Nell’assemblea finale metteremo quindi a confronto diverse esperienze politiche che lottano per la costruzione di un’altra Europa a partire dal Mediterraneo: metteremo a confronto l’amministrazione comunale di Napoli, con l’intervento del sindaco Luigi de Magistris, con rappresentati delle esperienze spagnole e portoghesi, realtà ammnistrative locali e immediatamente europee. Presenteremo inoltre l’itinerario della carovana e le tappe successive. Nel radicamento delle esperienze ribelli e nella connessione nello spazio europeo di chi resiste al neoliberismo possiamo costruire un processo collettivo di liberazione: tradurre, nel nostro tempo, la parola rivoluzione.

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