Città in comune, 8 e 9 ottobre assemblea nazionale a Sesto Fiorentino

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Tra contraddizioni e contrasti, incertezze e ripensamenti, congressi annunciati e sospesi e rinviati e chissà se e quando celebrati, le sinistre italiane continuano ad accartocciarsi intorno a se stesse. Faticano a progettare quel nuovo itinerario che dovrebbe rilanciarle, o quanto meno delinearne un connotato certo. Un ruolo politico. Un posizionamento. Oltreché strategie, programmi, contenuti, obiettivi.

La priorità della battaglia contro la revisione costituzionale è un impegno indiscutibile. Ma dopo, subito dopo, soprattutto alla luce del risultato referendario, il rischio è ritrovarsi ancora tra dubbi e irresolutezze, se non peggio.

C’è tuttavia chi in questo clima inconcludente e asfittico prova a offrire spunti, sollecitazioni, se non proprio risposte compiute. Sono quelle soggettività plurali e non rassegnate che continuano a viversi come portatori sani di sinistra, sebbene non sempre dalla sinistra riconosciuti e incoraggiati. Negli enti locali, nelle città, nei territori, nei posti di lavoro, tra i movimenti, nell’associazionismo.

Dopo le due assemblee di luglio, il coordinamento delle Città in comune e i promotori della Sinistra di tutt@ hanno organizzato un’assemblea nazionale a Sesto Fiorentino, che si svolgerà l’8 e il 9 ottobre prossimi.

Il titolo dell’iniziativa è «La politica in comune», e un po’ ne dà il senso e l’intento. Far incontrare le pratiche politiche più che i gruppi dirigenti, e così aggirare, se non superare, quei contrasti raggrumati, quei noiosi tatticismi, quei soggettivismi esasperati che sembrano ormai impedire qualsiasi slancio unitario.

È insomma un tentativo per contrastare quel fisiologico risucchio che di fronte alle difficoltà spinge a rinchiudersi nei propri ridotti, a rifugiarsi nelle proprie presunte sicurezze, proprio quando, al contrario, bisognerebbe provare a camminare insieme, costruire insieme.

Siamo a un punto in cui il rischio di sparire dalla scena politica è tutt’altro che vago. Anzi, c’è chi sostiene che sia già così: non c’è più niente, tutti defunti, assassinati o suicidi fa lo stesso. Di sicuro, il combinato disposto della politica italiana ha già escluso la presenza delle sinistre, se non per alcune residuali, laterali e secondarie funzioni.

In questo tripolarismo italiano che si va progressivamente stabilizzando, non sembra esserci spazio per le forze d’alternativa. O s’accucciano in grembo al partito democratico, renziano o meno che sia, illudendosi di poter comunque distinguersi, o si predispongono a mantenere quel poco di consolidato rimasto, per poi annidarsi in quell’ultimo angoletto disponibile, che non è tuttavia scontato siano in grado di raggiungere.

In realtà, ce n’è anche un’altra di possibilità: quella di prendersi un’ingannevole pausa e aspettare che i cinquestelle si sfarinino o che nel Pd crescano gli abbandoni: sempre che ciò accada e che poi prenda la direzione desiderata.

Ma quel che colpisce nella crisi delle sinistre italiane è che lungo questo declino si sviluppa un’infinità di conflitti, lotte, vertenze, insorgenze e movimentazioni che si oppongono allo stato delle cose, al liberismo dominante che soffoca e opprime. Una galassia di realtà sociali che, malgrado sintonie e affinità, non ritiene (esclude, rinuncia, proprio si rifiuta) di farsi rappresentare. Preferendo viversi essa stessa, in sé e per sé, come protagonista politica. Per presunzione o diffidenza. Per la rassegnazione maturata tra le delusioni. Per la scarsa credibilità degli interlocutori. Per una sfiducia ormai cronicizzata. Per queste e per tante altre ragioni.

Al punto da creare un doloroso paradosso. Siamo nel pieno di un generoso attivismo militante e nel vuoto delle forme organizzate attraverso cui tale pressione sarebbe necessario incidesse.

Per questa ragione l’assemblea di Sesto Fiorentino, tra differenze e pluralità, è un lungimirante tentativo di far felicemente dialogare e collaborare quelle esperienze che già quotidianamente vivono l’intreccio tra lotta sociale e militanza politica, critica culturale e tensione civica. E che grazie alla tensione unitaria che le anima possono più e meglio indicare come condividere e agire una politica in comune.

FONTE: iL MANIFESTO 6 OTTOBRE 2016

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