Roberto Musacchio- contributo per un NO Europeo

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Firenze 18 settembre- Guida di lettura. Su questa scaletta e’ stata fatta una esposizione orale in alcuni tratti poi inserita nella scaletta stessa fino ad arrivare a questa stesura. La volontà era quella i un ragionamento libero e non immediatamente di linea ma cercando argomenti per un proprio ordine di pensiero. Centrale e’ l’idea che servano un pensiero e una soggettivita’ autonome.

1) Un no europeo. Il referendum costituzionale non e’ un episodio interno ma un momento del processo costituente dell’Europa reale figlia e soggetto della globalizzazione finanziaria liberista. Lo stravolgimento costituzionale e’ richiesto e voluto dal nuovo ordine. Le ultime esternazioni, come quella della Merkel, confermano ciò che già era chiaro con i pronunciamenti di JP Morgan, Draghi e tutta l’edificazione europea. Punti cardine sono la de-costituzionalizzazione sostituita dai trattati e dunque non solo la derubricazione del lavoro ma della stessa cittadinanza. Dominus e’ il sistema capitalistico finanziario globale e il suo procedere per crisi. Tutto il resto, le istituzioni e i soggetti collettivi e individuali, divengono variabili dipendenti. L’Europa non si limita a subire un processo ma ne e’ protagonista. Proprio alla vigilia dei 60 anni dal Trattato di Roma bisogna riflettere su come l’edificazione europea sia proceduta non per costruzione costituzionale ma per il funzionalismo dei Trattati. Che si e’ voluto impedire che le Costituzioni democratiche forgiassero quella europea e ora si parte all’assalto di queste. Ma purtroppo non c’e’ stata una vera lotta per fare delle Costituzioni democratiche la base di quella europea. E oggi il Ttip ci dice che il tema Trattati versus Costituzione e’ generale. L’ordine dei Trattati e’ del tutto altro da quello costituzionale. Prevede la centralità delle esigenze capitalistiche, il primato degli esecutivi, la parzialità della legge. Parlare in questo contesto di semplificazione e velocita’ delle decisioni significa parlare di arbitrio e di pronta esecuzione degli ordini.

2) La stabilita’ instabile. Così la definisce Bertinotti nell’ultimo numero della rivista Alternative per il socialismo. Se il capitalismo finanziario globale agisce per crisi, il tema di come collocarsi rispetto alla stabilita’ instabile e’ importante. Così come una società de-costituzionalizzata pone un tema di alto, il potere, basso, i soggetti de privati e di come situarsi. Terzo problema di collocazione quello aperto tra assetti e dinamiche globali, appunto il capitalismo globale finanziarizzato, e permanenze delle articolazioni, o soggettivita: i capitalismi nazionali e delle macro aree. In particolare abbiamo un neo nazionalismo delle potenze intermedie, dalla Germania alla Turchia, che preme sugli equilibri globali. Quarta questione e’ dove si colloca il formarsi della percezione e poi, forse, della coscienza delle persone e dei gruppi.. A un carattere “universale” delle dinamiche capitalistiche si accompagna ad esempio il riproporsi del percepirsi etnico. Interessante ciò che scrisse Wallerstein sul concetto di popolo e sul suo uso funzionale rispetto alle contraddizioni capitalistiche ( uguaglianza/disuguaglianza ) ed alla esigenza di governare le crisi di riassetto ( vedi saggio di Vanessa Turri su migrazioni sempre in ultimo numero di Alternative ).

3) Lo stato dell’arte. La stabilita’ instabile e’ squadernata. Emblematica la vicenda Brexit con una gestione “dall’alto” di una rottura “dal basso”. La nuova leader conservatrice Theresa Maer ha preso in mano il timone. Punta ad un cambio strutturale della collocazione della Gb rispetto a quella costruita nell’epoca Tatcher-Blair che era insieme filo americana e filo europea. Si rilancia un’idea di autonomia della Gb com hub finanziario particolarmente collegato alla Cina. Non appare un caso che i protagonisti della Brexit, a partire da Farange, escano di scena o siano ridimensionati. Che Blair subisca la censura per la guerra in Iraq e Cameron per quella in Libia. Va via, insieme a Cameron, l’uomo della austerita’, Osborne. E la Maer cerca un accordo con la Merkel. La quale ha i problemi che sappiamo ma persegue il disegno che definisco di una Europa tedesca. Disegno che ha realizzato molti punti strutturali perche’ ciò che e’ accaduto in questi anni e’ andato edificando, da tutti i punti di vista politici, istituzionali, economici, sociali e culturali, pezzi di questo progetto. La Francia di Hollande lo subisce pur tentando di coprirsi col simulacro del vecchio asse franco tedesco. Renzi cerca di giocare la carta di colui che vorrebbe altro ma l’incontro di Bratislava mostra tutta la sua contraddittoria velleità: uno dei principali sponsor del suo referendum, la Merkel, lo richiama bruscamente all’obbedienza. La Grecia e l’Europa Mediterranea messe in campo da Tsipras mostrano invece un avvio di ipotesi alternativa, un possibile scenario diverso. Siamo ancora sul terreno del multilateralismo e non del multipolarismo ma idea comincia a stare in campo. Tsipras ha, con tutti i suoi problemi, difeso e riaffermato una sua autonomia strutturale e strategica e ciò gli consente di far politica. Il voto USA, la guerra mondiale a puntate, la situazione latino americana sono altre parti del puzzle della stabilita’ instabile.

4) i “migranti” sono la vera giusta battaglia. Lo ha capito Papa Francesco. Non le sinistre e il movimento operaio. E le illusioni delle terre di mezzo, il “riformismo”, su questo si dimostrano strade lastricate per l’inferno. Come dimostrano l’accordo scellerato con la Turchia o il progetto di migrant compact. Le migrazioni hanno sempre agito e sono sempre state agite nella e dalla politica. Ora divengono “il punto della politica”. Dimostrano la crisi delle sinistre e del movimento operaio a ripensare i soggetti e le dinamiche del cambiamento e a collocarsi autonomamente nella stabilta’ instabile. Eppure la profezia marxiana del socialismo o barbarie prevedeva in modo incredibile. Abbiamo di fronte due grandi questione connesse ma articolate. Quella della dimensione globale del lavoro, della sua organizzazione e del suo mercato, su cui si gioca una partita fondamentale per il capitalismo globale finanziarizzato. E quello dei flussi demografici e delle dinamiche antropologiche, con il grande tema del meticciato.

5) “Che fare” ( in grande ). Rimettere al centro l’autonomia di un pensiero e di un agire che non sia pura variabile della stabilita’ instabile. Ripensare il carattere generale del soggetto trasformatore e il rapporto tra il soggetto sociale e quello ” umano ” , tra la classe e l’uomo nuovo. Tanto piu’ a fronte della responsabilità di specie di fronte al limite. La dimension globale della lotta di liberazione.

6) “Che fare” ( in piccolo ). La battaglia europea e’ il centro storico e quella dei migranti il significante. Costituzionalizzare l’Europa con i migranti. Costruzione del soggetto politico europeo. Lotta europea contro l’austerita’ e il debito. Costruzione del demos europeo nell’accezione di Balibar. La scelta del Partito della Sinistra Europea

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