Moreno Biagioni- La politica come impegno per cambiare il mondo

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Firenze 18 settembre –

Nel dibattito sulle sorti della sinistra mi sembra che non si colga appieno il valore del sapere sociale sviluppatosi, negli ultimi 25 anni, nei movimenti, nelle lotte, in ambito intellettuale (a contatto con lotte e movimenti).

I Social Forum, che hanno visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone, non si sono occupati di questioni parziali e contingenti, ma di temi strutturali, con elaborazioni valide ancor oggi.

Il grande movimento contro la guerra, rilanciato proprio dai Social Forum, non si è basato su una generica aspirazione alla pace, ma su analisi precise delle cause, delle responsabilità, dei contesti geo-politici in cui le imprese belliche si sviluppavano.

Il tema della finanziarizzazione neo-liberista dell’economia, il volto attuale del capitalismo, egemone in tutti i processi di globalizzazione (e affossatore, progressivamente, della democrazia), è stato affrontato come centrale negli incontri europei e mondiali dell’inizio del secolo, denunciandone le conseguenze nefaste per il 99% della popolazione mondiale.

Ed ha avuto piena centralità, nelle elaborazioni dei Social Forum, la tematica dei migranti, dei profughi, dei richiedenti asilo, che oggi, più che mai, si ripropone come punto prioritario, in Italia ed in Europa, con tutto quello che ciò comporta (e cioè: – l’assunzione piena della cittadinanza di residenza quale obiettivo da perseguire a livello europeo, – l’individuazione di progetti di inclusione dei migranti collegati allo sviluppo di interventi per la messa in sicurezza dei territori, per la rivitalizzazione delle zone abbandonate, per la riconversione ecologica dell’economia, – il rapporto con le società civili dei paesi da cui provengono i migranti da realizzare proprio con il loro apporto).

Alle denunce, nei fermenti positivi dell’inizio secolo, si sono affiancati elementi propositivi e progettuali, nella prospettiva di “un altro mondo possibile”.

Si sono ritrovati insieme insieme, intrecciandosi, i frutti – i saperi – di movimenti diversi (ambientalista, pacifista, antirazzista, femminista, per un lavoro non più basato sulla precarietà, per l’affermazione dei diritti civili etc.).

Si sono assunti, di conseguenza, come assi su cui sviluppare le proprie elaborazioni, i concetti che comportano il senso del limite, la valorizzazione delle differenze, un nuovo rapporto con la natura.

Sono ritornate come punti fermi alcune parole “desaparecidas” a livello della politica “ufficiale” e cioè: solidarietà, uguaglianza, fraternità, cooperazione (sostituite da merito, competizione, concorrenza, individualismo).

Certo, è rimasto irrisolto un nodo centrale: in che modo le elaborazioni, le indicazioni, le proposte dei Social Forum (dei movimenti) possono contare davvero nei luoghi dove si esercita il potere? Tramite i conflitti e le lotte sociali, naturalmente, ma ciò alla fine risulta sufficiente?

Il nodo non si è ancora sciolto, come abbiamo tutte/i sotto gli occhi In ogni caso il grande patrimonio di idee lasciatoci dai Social Forum (compresa l’indicazione della democrazia partecipativa, che ha avuto un punto di eccellenza proprio a Porto Alegre, sede del 1° Social Forum Mondiale) deve essere considerato essenziale per la costruzione del soggetto nuovo della sinistra.

Si è trattato di un salto di qualità rispetto alle elaborazioni novecentesche del movimento operaio, con una pluralità di impostazioni e di capacità analitiche che hanno superato le teorie per cui il progresso era collegato allo sviluppo economico e le ragioni del lavoro prevalevano nettamente sulla quelle dell’ambiente.

La “sinistra sociale diffusa” è oggi in affanno sotto l’incalzare delle azioni repressive e delle campagne avverse mediatiche, ma continua ad essere centrale per la costruzione del “nuovo”.

E’ alle persone che hanno prodotto, e continuano a produrre, lotte, movimenti, saperi, che un effettivo processo costituente           deve, in prima istanza, rivolgersi, per raggiungere una massa critica tale in grado di aprire spazi accoglienti, inclusivi, densi di incontri e di relazioni umane (capaci di attrarre quanti/e hanno scelto di non impegnarsi più in modo diretto e, sul piano della rappresentanza, di non votare più o di dare il “voto utile”, per battere Renzi, ai “5 stelle”).

Riscoprendo il valore – insopprimibile per chi intende cambiare il mondo – del sogno, dell’utopia, di un orizzonte verso cui indirizzare il proprio cammino.

Ed è in questa prospettiva che, nell’immediato, andrebbe vista l’indispensabile campagna per il NO al referendum costituzionale.

 

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