Massimo Torelli- Le caratteristiche della mossa del cavallo

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Firenze 18 settembre

Le caratteristiche della Mossa del Cavallo.

Premetto che io non ho la mossa del Cavallo, ho ragionato sui requisiti che dovrebbe averla. Cercando di individuarne le caratteristiche, riflettendo e analizzando i fattori di successo e di insuccesso emersi in altre situazioni. In ambito ingegneristico, usando termini “inglesi” siamo di fronte ad un problema molto difficile e si dice che si deve fare “problem solving” (studiare tutte le opzioni di risoluzione, analizzandole, per individuare cosa “copiare”) e si deve vedere le soluzioni concorrenti ( “benchmarking” per essere competitivi) Mi riaggancio al contributo della mattina.

SONO PUNTI CHE MI ERO ANNOTATO PER L’INTERVENTO, non è un articolo.

  • Ci vuole una proposta per stare in campo.

Torneranno di moda le nostre idee, CERTAMENTE. MA come?

Ad oggi, anche parlando del referendum costituzionale, in campo la sinistra e una proposta di alternativa non c’è. la cosa più di sinistra che c’è appare per l’opinione pubblica è D’Alema. Noi, e non solo noi, anche in questa sfida decisiva siamo dei meri portatori d’acqua.

Ad oggi a chi ci chiede ” se vince il no, dopo cosa facciamo?” non sappiamo cosa rispondere. E per noi, che non guardiamo mai ad una riedizione del centro-sinistra, la cosa è molto pesante.

Non siamo i soli a non avere la risposta, ma questo non consola ( gli unici che hanno una proposta sono quelli che guardano al PD)

 

Servirebbe un’azione fattiva, ben più di una proposta… ma almeno una proposta anima, muove, motiva, stimola.

 

Per una realtà come Altra Europa avere una proposta su cui puntare è vitale, perché non essendo un partito, una organizzazione, una sigla, ma un gruppo di proposta, obbligato alla “guerra di guerriglia” ( se sei fermo non esisti), questo è più grave che per tutti gli altri, direi di gravità assoluta.

 

Per questo dobbiamo discuterne bene.. e abbiamo un tempo fino al referendum

 

  • Il nostro ruolo è importante. Perché siamo stati l’ultimo caso di successo a sinistra. Questo pesa tantissimo e ci consegna una grande responsabilità.

Non solo per avere superato il 4%, ma perché abbiamo attivato da febbraio ad aprile 2014 nuova partecipazione (penso alle 220 proposte di candidature) e fiducia ( e dopo delusione).

 

Ho cercato, con l’approccio più oggettivo possibile, di ripartire dalla nostra storia, per vedere cosa ad oggi non è più riproponibile. E facendolo diventa evidente che abbiamo avuto un ruolo, direi unico, nel proporre proposte.

 

  • il pessimo periodo maggio 2014 (già prima delle elezioni) – autunno 2014 per responsabilità diffuse (in basso e alto, di singoli e organizzati). Questo ha dato un colpo negativo grande.

 

  • Ma non è stato un colpo finale, perché nell’autunno 2014 lanciamo una proposta forte ( la casa della sinistra e dei democratici). La proposta del processo costituente promosso unitariamente ha preso forza nel 2015, grazie in parte a noi e molto per la forza della Grecia e di Tsipras. Con “l’aggessione europea” a Tispras nel luglio 2015 è andata via via calando la forza ( esterna) che ci ha portato avanti e ha portato al tavolo nazionale. E in quel tavolo unitario, nazionale, come bene ha scritto Marco, è stata posta una pietra tombale su un tipo di percorso analogo di processo costituente promosso unitariamente. Come torniamo da una dimensione europea e globale alla mera dimensione italiana, torniamo nelle nostre miserie

Questa proposta era forte e fattibile, come dimostra la sua onda lunga. Ha, incredibilmente, retto fino a portare esperienze unitarie al voto amministrativo. E il fatto che siano ancora in piedi dimostrano, con gli appuntamenti delle città in comune, è un fatto veramente positivo.

 

  • Abbiamo investito molto sulle amministrative, confidando che da quelle elezioni venisse un di più, un fattore che fosse già una irruzione di forza sul quadro nazionale. Così non è stato, in campo, su quella scena e con la forza, è rimasta solo l’esperienza napoletana, quella più particolare. Il fatto che l’esperienza vissuta come migliore di ricomposizione della sinistra (Torino) non abbia retto la sfida elettorale è un fatto di assoluto rilievo.

 

  • abbiamo vissuto un 2016 pessimo, l’unica luce la campagna stop TTIP animata in gran parte da compagne e compagni del nostro mondo. Penso in particolare alla questione della raccolta delle firme, su cui dovremmo ragionare fuori dal contesto specifico. Un tempo, quando c’erano le organizzazioni grandi e vere, si potevano fare le campagne con certi tempi e metodi, ora no. Insomma penso che non riusciamo a fare i conti con una fine della storia (organizzativa, non valoriale) di cui parliamo sempre ma con cui non facciamo i conti (cito Marco Revelli: siamo di fronte ad una fine che non finisce mai). Siamo sempre di fronte ad una fine sempre annunciata ma che non arriva mai, non accettiamo-assumiamo mai questa fine ed ogni volta ci troviamo spiazzati davanti ad un insuccesso.

 

  • nel 2016 abbiamo vissuto il consolidamento e la stabilizzazione dei 5 stelle… che spero ed è bene che reggano fino al referendum. Anche questo sarebbe opportuno vederlo come un dato AD ORA di fatto. Io penso che la prova del governo lì romperà, ma non ne conosco i tempi, prima di allora non vedo una nostra chance di competere con i 5stelle su consensi rilevanti.

 

Ad oggi, in vista delle politiche, l’unica opzione realistica che esiste è un polo dell’alternativa in forma più o meno nascosta di somme di realtà che stanno dalla parte giusta (simile alle Comunali). Ci si arriverà male, tra mille tensioni, tra diffidenze, ma ci arriveremmo, con l’unica, ad oggi, prospettiva di lottare per entrare in Parlamento. Ma (ricordiamoci di Torino)  il rischio di una nuova delusione è grande.

Non ha alcun senso, né porteremo nessun valore aggiunto, assumere questo ( che accadrà naturalmente) come priorità. Lavoriamo su altro.

 

In generale penso “che le nostre idee torneranno di moda” (come in Gb e in Usa) mi interrogo sul come (sapendo che siamo nel vuoto di mobilitazione, ad esempio sui nostri militari in Libia niente si muove).

Ciò non sarà a breve, ci vogliono tempi lunghi, ma possiamo costruire la situazione per essere decentemente attrezzati quando ci sarà la possibilità. E in questa epoca le situazioni cambiano anche rapidamente. Per questo serve la mossa del cavallo.

 

  • UNA PROPOSTA MARZIANA (inteso da Marte).

 

Riparto, soggettivamente, dalla storia de L’Altra Europa.

L’idea de l’Altra Europa con Tsipras, dopo mesi di pensieri tristi, maturò (ero con Revelli) il pomeriggio della manifestazione (bella ma insufficiente) della Via maestra… ottobre 2013

Altro anno orribile, che sembrava senza possibilità

Per punti:

  • Provarci ancora
  • Coinvolgere un gruppo di intellettuali nuovi, inattesi, sorprendenti, “marziani” che ci provassero, ma senza appelli preventivi
  • puntare su un tema “marziano”, l’Europa e Tsipras
  • partire dal fatto che il quadro della sinistra era marginale e diviso, naturalmente lanciato verso un doppio 2% ( un polo intorno al prc,,, e poi sel)…
  • nessuno si sarebbe potuto opporre ad una proposta forte, che metteva tutti di fronte alle proprie debolezze.
  • non fare più cose alla Cambiare si può, ovvero primo appelli, poi forse i fatti..
    • quindi il vincolo era prima avere una apertura vera da Tsipras, e infatti solo dopo questa aperture usci l’appello.

 

Questo per dire che da situazioni disperate- gravi si può uscire, ragionando sui vari elementi. E osando.

 

Quali sono stati gli elementi di forza?

— analisi delle forze in campo ( debolezza di tutti, posizionamento europeo dei grillini)

— cambiare campo- l’europa

— PROFILO NETTO E CHIARO DELLA PROPOSTA

— un paese simbolo e l’unico leader politico di spessore

— un gruppo proponente nuovo, inaspettato, soprendente

— partire da un fatto e non da un appello (ovvero evitare che noi stessi, i nostri dibattiti massacrassero la proposta) …

— rivolgersi in primis ai disillusi e agli attivi fuori dalla rappresentanza

— mostrare forza e decisione (per evitare il cannibalismo a sinistra: chi sono loro per proporlo? Perché loro e non noi? Noi ci facciamo il culo da anni e questi cosa vogliono?)

— una idea scolpita, forte, sull’Europa

— una proposta con motivazione etica forte (Davide contro Golia, Grecia Vs Germania) e un simbolo

— un grande obbiettivo mobilitante (pensiamo alla sfida delle firme)

— partire dalla proposta e non dalla contrattazione. Nella proposta iniziale l’unità non era la precondizione, non era forse neanche l’obbiettivo, pensava fuori dai nostri mondi. Ma i fatti hanno mostrato che così si produce, quando una proposta trova una immediata risposta “fuori da noi”.

 

Potremmo dire che è stata UNA REINVENZIONE di una proposta di sinistra, che poi, per alcuni mesi (da febbraio ad aprile), ha creato anche ricomposizione. E in quei mesi, per me entusiasmanti, avevamo fatto per davvero i conti con la fine che non finisce mai.

 

Bisogna ragionare su questo, con calma, una proposta che SCONQUASSA ha questi elementi. Nello sconquassa rientra ovviamente il cambiamento totale del linguaggio e dell’immaginario

 

L’unico punto del 2014 che dobbiamo pari pari tenere fermo è la dimensione europea, ma che non può limitarsi ad una evocazione, sul campo delle elezioni. Per questo il tema di un partito vero, europeo della sinistra è così importante. Penso che per noi (ma è così da Genova in poi) è vitale non stare chiusi nel campo italiano, velenoso e moltiplicatore di livori.

E dobbiamo imparare dall’esperienza, il fatto che il lancio de L’altra Europa con Tsipras non ponesse il tema del post voto era un limite. Anche allora non avevamo una risposta a “cosa succede dopo essere entrati in parlamento?”

Non a caso nella proposta di percorso unitario si era specificato che si parte a lavorare per la lista alle politiche e che questa lista dal giorno dopo è soggettività costituente (ESEMPIO PODEMOS 2014)

 

 

 

  • DOMANDE FINALI e avvio dell’analisi

Questo è per me il terreno di ricerca su cui lavorare.

E noi cercare di sostenere una proposta che spiazzi anche noi stessi.

Il campo di competizione è quello dell’astensione, è quello del mondo che guarda e vive le questioni internazionali, è una parte di chi ha votato i 5 stelle.

 

Da dove partire allora, visto che anche le situazioni impossibili possono trovare una soluzione?

 

Prima di tutto definire quello che non serve fare, riedizioni di percorsi ormai impraticabili e prendere atto che una storia (la fine quella che non finisce mai) è finita.

E confrontarsi con alcune domande-opzioni, utili per ideare una proposta spiazzante, reinventiva, marziana, che parli a chi non ci considera più.

 

— è pensabile una lista “civica” referendaria? cosa può venire fuori di mosso dal voto referendario? l’asse CGIL-ANPI sarà nel post in relazioni con le proposte di taglio dalemiano o no?

— può essere una candidatura a premier con le caratteristiche sopra dette il punto da cui partire?

— una figura sola o un gruppo “dirigente” da sostenere subito?

— come mettere/rimettere al centro la dimensione europea?

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