Antonio Canalia- intervento

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Firenze 18 settembre-

Siamo immersi, come sinistra di alternativa, in una situazione politica difficile, complessa e contraddittoria.

Scontiamo da una parte lo strappo nel processo unitario che rinvia a sine die l’individuazione di una strada comune; siamo di fronte ad un risultato non esaltante delle liste unitarie della sinistra alle scorse amministrative; abbiamo altresì registrato concrete difficoltà nella raccolta delle firme sui referendum sociali (anche a causa delle 14 raccolte di firme in contemporanea), diversi dei quali rimasti abbondantemente sotto le 500 mila firme, che però al al di là di tutto, hanno reso possibile una forte campagna di informazione di massa sui principali temi in campo.

Dall’altra la raccolta firme che appare acquisita sulla buona scuola; l’impegno della Cgil sui referendum e la Carta dei diritti del lavoro promossi in forte contrasto con il Governo Renzi e l’orientamento assunto dalla stessa organizzazione insieme all’Anpi sul NO al referendum costituzionale, a partire dal coinvolgimento diretto delle proprie strutture rispetto l’informazione ai lavoratori (un fatto storico), denotano la permanenza di spazi importanti di opposizione politica e sociale nel nostro Paese che dobbiamo saper cogliere e valorizzare.

Peccato che come sinistra siamo ancora una volta divisi e frammentati.

Penso che la scelta di alcune forze politiche a partire da SEL/Sinistra Italiana e Possibile, di bloccare nei fatti con i loro orientamenti il percorso unitario, sia la conseguenza dell’interiorizzazione della sconfitta. Cioè l’impossibilità di pensare che nel breve periodo, sia possibile svolgere un ruolo da protagonisti in una nuova stagione di lotte e di cambiamento sociale, alla luce della forza e della credibilità del Movimento 5 Stelle, e della difficoltà riscontrata dalle forze politiche–sociali a rappresentare e far vivere una reale alternativa. Così appare più opportuno cercare di sopravvivere salvaguardando il proprio piccolo orticello, i pochi spazi acquisiti e la propria specifica identità, aspettando tempi migliori.

Come Altra Europa scontiamo anche noi non pochi problemi. Dobbiamo interrogarci sul fatto che forse non siamo riusciti a cogliere l’opportunità e l’esigenza, dopo le elezioni europee, di dare gambe (aldilà della resistenze di Sel) con un minimo di struttura politico-organizzativa, al bisogno di unità e cambiamento emerso con forza dalla mobilitazione che ha portato all’elezione dei nostri rappresentanti nel Parlamento europeo. Così come oggi scontiamo in negativo la situazione che si è determinata in Grecia dopo il referendum e le pesanti scelte sui temi sociali che il Governo Tsipras è stato costretto ad assumere.

Dobbiamo dirci con franchezza, per cercare di capire come rilanciare la nostra iniziativa, che nell’immaginario di molti compagni/e che si sono battuti con noi a sostegno di Syriza e Tsipras (cosa che continuiamo come AET giustamente a fare), la sconfitta, seppur parziale, della lotta del popolo greco contro l’austerità, ha alimentato una certa disillusione sulla possibilità che la sinistra possa determinare un reale cambiamento e si chiedono qual’è il ruolo e la funzione oggi di una forza come l’Altra Europa nella realtà italiana. Alcuni ci dicono che sarebbe opportuno, per cercare di difendere la nostra identità, cassare dal nostro nome il riferimento a Tsipras.

Purtroppo in questo contesto rischiamo di essere marginali.

Penso che sia essenziale, a salvaguardia della nostra identità e proposta, proseguire e rafforzare il nostro ruolo di cerniera nell’ambito della eterogenea sinistra di alternativa del nostro Paese. Dobbiamo continuare a tenere aperta, seppur in modi diversi, la prospettiva unitaria, ed essere con più forza la realtà politica che più spinge, organizza, fa discutere e pone continuamente al centro del contesto italiano ed europeo l’esigenza dell’unità della sinistra politica e sociale. Unità da costruirsi nel rilancio di una pratica non solo istituzionale ma soprattutto sociale, nei territori, sui posti di lavoro, nelle scuole, nei referendum, nella lotta contro lo smantellamento dello stato sociale, nella salvaguardia dell’ambiente, contro i TTIP e CETA.

Dobbiamo caratterizzarci come la forza che si batte con più energia per dare lavoro e diritti ai più giovani, rilanciando l’obiettivo di una pensione anticipata per i lavoratori con più anni di lavoro e la contemporanea e automatica immissione di altrettanti giovani oggi disoccupati o precari.

Dobbiamo impegnarci nella valorizzazione e salvaguardia delle liste alternative, che abbiamo contribuito a mettere in campo nelle ultime amministrative, le “Citta in Comune”, come luoghi di riflessione e iniziativa unitaria della sinistra sui temi della casa, del lavoro, dei diritti sociali, dell’accoglienza , della vivibilità urbana, del territorio…. Così come credo che sarebbe opportuno lanciare in tutte le altre città non coinvolte dal voto amministrativo, la parola d’ordine di costruire coordinamenti ed iniziative unitarie della “Sinistra in Comune”.

Ricominciare dal basso con esperienze condivise per favorire e far maturare una prospettiva nazionale.

Questo ponendo al centro della nostra azione l’ambito europeo, a partire dai rapporti, dalle iniziative, dalle lotte che dobbiamo saper mettere ulteriormente in campo insieme alle varie forze di sinistra, ambientaliste e di alternativa dei vari paesi del nostro continente, a partire dalla Sinistra Europea, contro le politiche di austerità, per la salvaguardia della democrazia, per la difesa dei diritti sociali, individuali e del lavoro, per la tutela dell’ambiente, per l’accoglienza e i diritti dei migranti..

 

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