I soldi di Obama alla famiglia di Giovanni Lo Porto non fanno giustizia

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GIOVANNI, AMICO MIO, I SOLDI NON TI FANNO GIUSTIZIA
La notizia della donazione in favore della famiglia di Giovanni Lo Porto va nella direzione di un risarcimento promesso dal presidente Obama che ha assunto la piena responsabilità per l’uccisione del mio amico ed ex collega Giovanni a seguito di un attacco drone americano nel compound dove Giovanni era tenuto prigioniero dai talebani. Giovanni era stato rapito in Pakistan il 19 gennaio 2012 mentre lavorava per una ONG tedesca, in un progetto di aiuto umanitario finanziato dalla Unione Europea. Al momento della morte l’Italia era impegnata per la sua liberazione.

Questa mossa della donazione tuttavia non può e non deve escludere il corso della giustizia.

Eppure – non ho ancora terminato di parlare con i molti giornalisti che mi hanno contattata – che leggo che la magistratura italiana sta chiedendo l’archiviazione dell’indagine sulla morte di Giovanni. Con quale processo? Con quali risultati?

In più il presidente Obama, tramite il suo portavoce, ha dichiarato nel giorno in cui hanno annunciato la morte di Giovanni e del cittadino americano Warren che si trovava con lui che con l’Inspector General Revew sarebbe stata fatta piena luce sul caso.
Non se ne hanno notizie.

Ma si può accettare che un nostro operatore umanitario venga ammazzato senza che nessuno sia imputato e paghi per questo? È questo il concetto di democrazia in nome del quale si fa guerra al terrorismo?

Invece, anche per Giovanni si deve pretendere giustizia, un processo equo, responsabilità accertate e condannate, verità raccontate.

Questo è quello che vogliamo e che si deve fare. Lo vogliamo per Giovanni e per le migliaia di civili morti negli ultimi anni a causa dell’uso dei droni per operazioni militari. Bombardare con i droni non è una partita ai videogiochi, le persone – soprattutto civili – muoiono davvero.

Le bombe non risolvono le grandi questioni internazionali. Guardiamo l’Afghanistan, guardiamo la Siria. Una cultura del dialogo, dell’equità, del rispetto dei diritti umani da tutte le parti sono i principi in cui credo, con cui lavoriamo ogni giorno e di cui Giovanni è stato testimone con la propria vita.

Il presidente Obama si è assunto come capo di un paese la responsabilità di verità e trasparenza. Una responsabilità che dovrà essere finalmente presa in mano da chi lo succederà. Ne avranno il coraggio la Clinton o Trump? Noi aspettiamo, continueremo a prestare attenzione e a richiedere che ci sia una giustizia per Giovanni. Giovanni, amico mio.
#LoPorto

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