Spacchettamento dei quesiti? Una manovra dilatoria per salvare il governo

0

L’ipotesi dello spacchettamento del quesito sul referendum costituzionale sembra appassionare il cielo della politica. Un chiaro segno che il governo Renzi, malgrado la sua arroganza, non è più affatto sicuro di vincerlo e pensa che così almeno un pezzetto della “deforma” costituzionale lo può portare a casa. In realtà, come ci spiegano autorevoli commentatori e giuristi, si tratta tutta di una manovra per guadagnare tempo e costringere l’accensione di un conflitto di attribuzioni fra la Corte Costituzionale e la Cassazione che ci potrebbe portarci addirittura al voto nel 2017. In questo modo si spera di evitare che fra l’auspicabile pronunciamento popolare negativo e l’imminenza della scadenza della legislatura prevista nel 2018 non rimanga spazio sufficiente per l’insediamento di governi diversi da quello attuale.

Ma tutto questo polverone non tiene conto che l’articolo 16 della legge 352 del 1970, che regola i referendum ordinari e costituzionali, è assai chiaro nel dire che ciò che viene sottoposto al giudizio dei cittadini è la legge di modifica costituzionale, in questo caso la Renzi – Boschi, non questo o quell’articolo della Costituzione modificato o  accorpamenti necessariamente arbitrari degli stessi. In questo caso sono ben 47 gli articoli modificati.

D’altro canto è già pervenuta, presso il competente ufficio della Cassazione, la richiesta – da parte di un  numero di parlamentari sufficiente a garantire  quanto richiesto dallo stesso articolo 138 della Costituzione – di un referendum su un unico quesito riguardante l’intera legge Renzi-Boschi. Il voto parlamentare si è espresso su un corpo unitario della legge. E’ in corso una raccolta di firme per l’abrogazione della intera legge Renzi – Boschi. Per tutte queste considerazioni la questione non dovrebbe neppure giungere alla Corte Costituzionale, poiché basterebbe il giudizio della Cassazione per giudicare l’uniformità del quesito con la legislazione vigente in materia referendaria.

A meno che Renzi non abbia in serbo una modifica di quest’ultima. Magari per decreto legge, qui però di assai dubbia applicazione. Comunque con un ulteriore colpo di mano. Sollecitiamo quindi la vigile attenzione del Capo dello Stato, cui spetta il compito, previa fissazione della data da parte del Consiglio dei Ministri, di indire il referendum, affinché il diritto alla espressione della volontà popolare – quando un testo di modifica della Costituzione non raccoglie la maggioranza dei due terzi delle camere, come in questo caso – sia pienamente tutelato nei tempi previsti dalle normative vigenti.  Tutto questo sottolinea anche la necessità di intensificare la raccolta di firme  in sostegno al referendum  contro la legge Renzi – Boschi giunta alle sue ultime e decisive battute, che si concluderà il 14 luglio.

Altra Europa con Tsipras

Condividi: