SENZA CONFINI/ Antonio Canalia

0

 Nuove forme per il nuovo soggetto

Abbiamo la necessità che al più presto si  avvii concretamente il percorso costitutivo del nuovo soggetto politico unitario e plurale della sinistra italiana, con al centro alcune discriminanti di fondo: l’alternatività alle politiche del Governo Renzi e del PD e il NO all’austerità portata avanti dall’UE. Sulla base di alcuni valori comuni: uguaglianza, giustizia, libertà, diritti, lavoro, accoglienza, solidarietà, pace.

Un percorso costitutivo che deve essere aperto, inclusivo e il più unitario possibile, (di ricomposizione), che veda il coinvolgimento degli aderenti alle forze politiche e sociali e di singoli compagni/e senza tessera, disponibili a costruire una alternativa di società che sappia parlare a tutti coloro che, sfiduciati, si sono rinchiusi nel limbo dell’astensione e dell’apatia.  Senza alcuna preclusione o richiesta di scioglimenti preventivi.

Abbiamo la necessità, che si apra una ampia discussione sulle forme che deve assumere il nuovo soggetto,  specie in un contesto come l’attuale di forte diffidenza nei confronti dell’impegno politico, mettendo alla base della nostra proposta organizzativa alcuni elementi chiave: ampia partecipazione dal basso, massima condivisione delle scelte, decentramento delle decisioni e utilizzo della democrazia delegata  insieme a  quella diretta.

Non è più proponibile l’idea novecentesca di partito gerarchica e piramidale, che si reggeva su un comune denominatore ideologico con una platea di iscritti idealmente omogenea. Sarebbe vista  dai più come una realtà chiusa in cui le decisioni vengono assunte da pochi nelle segrete stanze della politica, con  gli aderenti a svolgere l’unica funzione rilevante loro assegnata: quella della partecipazione ad ogni tornata congressuale, attraverso la delega, alla formazione delle varie strutture di rappresentanza.

Oggi di fronte alla necessità di unire esperienze, culture e riferimenti ideali assai diversi in un progetto comune e  rispondere al forte bisogno di partecipazione diretta che emerge da ampi settori della nostra società, è fondamentale che le strutture e le modalità di partecipazione,  rappresentanza e decisione che vogliamo darci siano le più trasparenti, decentrate, flessibili e inclusive possibili.

Un aspetto questo che ritengo dirimente rispetto all’identità del nuovo soggetto e alla sua la capacità o meno di essere vissuto come democratico, aperto e plurale.

Più nel merito. Penso che a livello di base sia essenziale una rappresentanza “reticolare” con  comitati/circoli a livello territoriale o di posto di lavoro, attraverso la singola adesione  individuale con possibilità della doppia tessera. Questo per escludere discussioni infinite sui massimi sistemi storico-politici della sinistra, che tanto ci hanno diviso e che oggi non ci servono, e raccogliere la richiesta comune di partecipazione, confronto collettivo e dialogo che emerge da molti compagni/e della sinistra antiliberista del nostro Paese, disponibili ad attivarsi sulla base di un programma e valori comuni.

Le scelte devono essere assunte attraverso il metodo del più ampio consenso e solo in ultima ratio secondo meccanismi di votazione con il principio di “una testa un voto”.

In questo ambito è essenziale una “cessione di sovranità” rispetto a simbolo, nome, candidati alle elezioni politiche ed amministrative, programma, finanziamento da parte delle attuali forze politiche della sinistra, rispetto al nuovo soggetto.

Nelle strutture dobbiamo decentrare il più possibile. I coordinamenti territoriali di rappresentanza politica ai livelli più alti (regionale e nazionale) penso debbano raccogliere da una parte la rappresentanza diretta delle strutture provinciali, più vicine agli iscritti (che dovrebbe essere maggioritaria, penso al 70% ), proporzionale agli aderenti e con possibilità di revoca degli eletti, e dall’altra la valorizzazione del pluralismo interno politico, sociale ed intellettuale.

Gli organismi provinciali  dovrebbero essere definiti sulla base della rappresentanza diretta dei comitati/circoli (in base al n° degli iscritti) in modo flessibile, con compagni/e designati di volta in volta a partecipare alle riunioni sulla base delle proprie esperienze e competenze, per favorire il coinvolgimento e la crescita politica specie dei più giovani.

Tutto ciò  a partire dalla salvaguardia dei principi di rotazione, parità di genere e  generazionale.

Penso che le decisioni significative, che superano l’ordinaria amministrazione, debbano essere assunte nelle varie strutture esecutive o di rappresentanza, da  un’ampia maggioranza degli aventi diritto (2/3 ), questo per salvaguardare la massima unità e condivisione, vista l’eterogeneità delle forze in campo. Le scelte che non raggiungono l’ampia maggioranza e quelle di particolare rilevanza politica, da identificare preliminarmente (nome, simbolo, liste elettorali, programma politico, esclusioni …), devono essere decise dall’insieme  degli iscritti del territorio di riferimento (anche con mezzi on line) dopo un’ampia  informazione e discussione, che coinvolga la platea degli aventi diritto. In questo ambito sarebbe importante mettere in campo una Piattaforma informatica in cui gli aderenti possano interloquire, fare approfondimenti, esprimere pareri, proporre temi alla discussione…

Penso debba essere introdotta la possibilità che una quota dei componenti gli organismi di rappresentanza o degli iscritti di una determinata realtà territoriale (10-15%), possa proporre  dei referendum degli aderenti al nuovo soggetto su una determinata tematica di particolare rilevanza o su una decisione assunta dalle strutture dirigenti non condivisa. Come altresì ci debba essere incompatibilità tra l’essere componenti delle strutture esecutive del nuovo soggetto e il far parte  delle segreterie delle organizzazioni politiche che ne sostengono il percorso o  della rappresentanza istituzionale (possono partecipare come invitati).

Il nuovo soggetto oltre all’iniziativa politica quotidiana, penso che si debba caratterizzare (a partire anche dall’esperienza di Syriza) per la sua iniziativa mutualistica e sociale.

Pertanto le sue sedi (case della sinistra?) dovranno essere non solo punto di riferimento politico, ma anche possibili luoghi di attività, aperte ai soggetti sociali che sostengono o sono vicini al nostro progetto (comitati per l’acqua pubblica, contro gli inceneritori, no tav…) e alle realtà d’intervento mutualistico a sostegno dei precari, immigrati, disoccupati, sfrattati.

Punto fisico in cui si possono ritrovare tutti coloro che a partire dal proprio impegno politico e sociale, vogliono cambiare questa realtà e costruire una  società diversa. 

Condividi: