SENZA CONFINI/ Antonia Romano

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Care compagne e cari compagni,

ci siamo incontrate e ci siamo incontrati nella ricerca di un nuovo modo di fare politica, un modo che ancora non conosciamo ma che dobbiamo costruire insieme, un modo che ci ponga di fronte al popolo, non solo di sinistra, come riferimento per dare voce a chi voce non ha, per raccogliere le istanze di movimenti e di associazioni e portarle dentro le istituzioni, senza tuttavia confondere un’associazione con una soggettività politica, perché sono realtà diverse a partire dalle finalità per cui si formano. Ad alcune compagne e ad alcuni compagni del Trentino piace parlare di “agorà della sinistra”, non di casa comune, per sottolineare l’assenza di muri e l’importanza dell’incontro. 

Molti sono stati gli errori che nell’Altra Europa con Tsipras sono stati commessi, ma gli errori sono positivi se diventano occasione di riflessione e di crescita, se non si persevera.

Ora siamo qui, in pieno “bordello” elettorale, dove abbiamo il dovere di mostrare che un’altra politica è possibile. Lo dobbiamo a tutte e tutti noi, non solo a chi abita nelle città in cu si vota. Non dobbiamo subire l’incapacità di alcuni di scegliere di essere davvero alternativi, l’irresponsabilità politica di chi gattopardescamente finge di proporre il nuovo usando linguaggi, comportamenti e metodi vecchi, l’incapacità di alcuni di liberarsi del vecchio stile di fare politica perché non sanno dismettere l’abito in cui sono cresciuti.

Diciamoci oggi che siamo qui per dire al popolo italiano che l’Altra Europa con Tsipras, dopo aver per oltre due anni impegnato energie importanti per favorire un processo unitario, ha capito che in questo processo gli interlocutori principali non possono essere i leader, sempre uomini, troppo impegnati a cercare la governabilità a ogni costo. I nostri interlocutori prioritari dovranno essere i movimenti, i centri sociali, le organizzazioni politiche e tutte quelle persone che hanno un unico riferimento in Europa, la sinistra europea. Tutto il resto è noia perché è vecchio. 

E non illudiamoci che se Renzi risultasse eventualmente indebolito dai risultati dei referendum, si possa riproporre il progetto “Italia bene comune”. La mutazione genetica che ha subito il PD, essendo biologa posso dirlo, come tutte le mutazioni genetiche che si manifestano, è irreversibile. Indietro non si torna. 

E allora noi dobbiamo ora, non un minuto più tardi, anche attraverso le campagne referendarie dare forma al nostro modo di esser comunità politica non gerarchizzata, non rigidamente strutturata e come tale aperta. Ciò può causare spaesamento soprattutto a chi, abituato ad abitare una casa, vive come trauma il trasferimento in piazza. Ma in quella piazza dobbiamo esserci non per fare tessere, strumentalizzando le campagne referendarie, noi dobbiamo tessere relazioni politiche.

Se scegliamo questa strada dobbiamo dirlo chiaramente e partire subito a pancia a terra a lavorare senza ambiguità. Se non scegliamo questa strada temo che ci toccherà di doverci assumere la responsabilità individuale e collettiva di aver distrutto l’unica proposta di sinistra ovunque alternativa che rimane in Italia.

Non so voi, ma io non voglio esser complice degli assassini di democrazia che abbiamo al governo e dei loro vassalli che abitano improbabili terre di mezzo.

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