Marco Revelli a Cosmopolitica- testo intervento

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Abbiamo fallito noi per primi, che pure due anni fa, in occasione delle Europee, avevamo intuito che ci si doveva reinventare in uno spazio politico ormai compiutamente trans-nazionale, in cui le frazioni costituite dalle frammentate forze politiche nazionali avrebbero dovuto riconfigurarsi per non diventare ostacolo, ma che non siamo riusciti a dare un seguito immediato a quell’unità che si era realizzata. E con noi hanno fallito quanti, lungo il percorso, si sono sfilati, ritenendo che la propria autosufficienza potesse prevalere sulla coralità, o fosse più facile da gestire di quella.

Dire che vogliamo “Cambiare l’Italia” è una bella frase. Ma sappiamo che non si può “cambiare l’Italia senza cambiare l’Europa” – o senza “salvare l’Europa da se stessa”, dal suo cupio dissolvi: questo è quanto la durezza delle leggi della politica ci mette di fronte, per i vincoli che ci sono stati imposti, per le interdipendenze che si sono ridefinite, per la dimensione dei processi in cui siamo immersi. La Grecia ce lo dimostra: non si può fare la Rivoluzione, e nemmeno le riforme, “in un solo Paese”- se avessimo saputo agire a livello di eurozona e avessimo avuto un quoziente decente di forza, la mattanza di luglio non sarebbe stata così facile… E sappiamo anche che non si possono cambiare l’Italia e l’Europa senza cambiare noi stessi. Senza un qualche stil nuovo della politica, che non parli solo ai pochi che sono rimasti, ma ai troppi che si sono allontanati. E a quelli che sono sempre stati fuori e forse verrebbero, se solo li si vedesse e si avessero le parole per parlar loro. Uno “stile capace di ri-coniugare Passione e Ragione dopo il grande freddo della politica di questi anni.

Ora abbiamo di fronte almeno tre terreni su cui “si parrà la nostra nobilitate” e su cui saremo giudicati in un anno per molti aspetti decisivo:

         Le elezioni amministrative dove, almeno nelle principali città, sarebbe importante una costellazione omogenea di liste di esplicita alternativa non solo al renzismo che governa dal Centro ma al regime dei “sindaci manager” o dei “sindaci esattori”, nei territori. In alcune realtà, penso a Torino, si è delineata una configurazione virtuosa, in grado di mettere in campo una forza credibile perché unitaria, con un candidato forte, la cui forza è garantita non dalla sua appartenenza partitica ma dalla sua storia; a Roma dietro la candidatura Fassina si può mobilitare un fronte altrettanto ampio…; e persino a Milano l’esito, a mio avviso scontato, delle primarie ci dice che la cosiddetta “eredità Pisapia” è stata stracciata, e che un’alternativa di sinistra vera può essere messa in campo, se si ha un minimo di intelligenza politica.

         Le campagne referendarie, con il referendum costituzionale – per certi versi la madre di tutte le battaglie perché dal suo esito dipende…, e la raccolta delle firme per i referendum sociali, con cui ci si offre l’occasione per rovesciare una tendenza lunga, che viene da lontano, fin dai governi Berlusconi e poi dal governo dei tecnici…

         Infine lo scenario internazionale:

1.     l’Europa, di cui si vede l’incipiente disastro, quando le solidarietà elementari si spezzano e prevalgono i “sovranismi”

2.     la Grecia, che continuerà a restare al centro della scena, spina nel fianco agli oligarchi a dirci che senza giustizia sociale l’Unione muore – fine a quando potrà continuare ad essere lasciata sola?

3.     la Guerra… la guerra incombente, che stanno preparando nel silenzio.

Sono tre terreni in cui senza un’unità di base, dal basso e dall’alto, convinta, non di facciata, prospettica e programmatica, ci si voterebbe al fallimento e all’irrilevanza.

Perché dobbiamo dircelo che ognuno di noi che è qui dentro, in questa sala, stamattina – penso ai soggetti per così dire organizzati -, è un’” anima morta” se non riesce a immaginarsi in sinergia con tutte le altre. E’ politicamente finito, se non è in grado di vedere, come condizione necessaria anche se non sufficiente, sul piano elettorale, la presenza di un’unica lista a sinistra e in alternativa al PD in grado di riscattare ognuno di noi e tutti insieme dalle precedenti, letali frammentazioni e divisioni.

Per questo noi de L’Altra Europa con Tsipras continueremo, testardamente, anche contro l’evidenza contraria, a propugnare il progetto di una vera Costituente di un unico Soggetto – “plurale, unitario, inclusivo, aperto e innovativo”, come recitava quel documento intitolato “Noi ci siamo” che per quanto ci riguarda continua a costituire una piattaforma politica condivisibile perché – dopo una lunga elaborazione – condivisa. E continueremo a richiamare tutti a quella responsabilità.

Noi ci siamo! E chiediamo a tutti voi, è ancora condiviso quel progetto collettivo? O no?

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