ARTICOLO/ Qualche nota su Cosmopolitica e noi

0

di Roberto Musacchio

Si diceva un tempo, erano gli anni ’70, che c’era chi scuoteva  l’albero e chi raccoglieva i frutti. Era un modo di dire che si usava tra movimenti e “nuova sinistra”. Si riferiva al nostro grande impegno di cui ci pareva che i vantaggi, in particolare elettorali, andassero tutti al Pci. Siamo ora naturalmente in un’epoca del tutto diversa. Vale per i movimenti e gli alternativi. Vale per un Pci che non esiste più.

Eppure il modo di dire mi è tornato alla mente osservando dibattito in corso su ciò che accade in questa fase. A me pare infatti quasi paradossale che mentre gran parte delle cose che noi, e penso in particolare all’Altra Europa, abbiamo detto e per cui abbiamo lavorato trovano conferme nei fatti, noi stessi si stia un po’ come quelli che aspettano che altri raccolgano i frutti. Prendiamo la questione europea, da cui siamo nati. Se è certo vero che Tsipras, che portiamo nel nome, in Grecia deve affrontare complicazioni enormi, a me pare altrettanto evidente che quanto avviene in Portogallo e Spagna dica che il fronte si può allargare, come lui voleva. E che la crisi attuale della UE è tale che nessuno puo’ piu’ negarla, come sempre Tispras prevedeva. Siccome la nostra stessa nascita era un voler scendere in campo perchè consapevoli che la battaglia o la si vince tutti insieme o la si perde uno per volta, mi pare che ci siamo un po’ troppo ritratti dal fare la nostra parte. Così è per la crisi del centrosinistra, ancora più evidente e dirompente dopo il voto delle primarie di Milano. Questa crisi dà ragione a chi da tempo dice che sarebbe stata ineluttabile e che occorreva costruire una nuova forza unitaria di sinistra che, come in tutta Europa, rilanciasse la battaglia per l’alternativa. Appare dunque un po’ paradossale, anche in questo caso, che si subisca quasi l’iniziativa di chi pure di quella crisi del centro sinistra è stato parte in alleanza o direttamente nel Pd. Certo, si è messa in campo una operazione di ricollocazione di queste forze che punta a riposizionarsi con una scorciatoia che cerca di evitare di fare i conti con gli errori commessi. Ma davvero questa operazione ha una forza tale da risultare egemone e da richiedere risposte che siano altro da quella di rilanciare la battaglia per l’unità e la forza delle nostre idee sull’Europa e sull’Italia? Io francamente non vedo soggetti che abbiano accumulo di forza e di autorevolezza tali da far convergere su di sè tutti gli altri, come fu quando coloro che rifiutarono lo scioglimento del Pci riunificarono intorno a sè tutto ciò che c’era a sinistra. Per altro allora ci fu allora la lungimiranza di dire che non c’erano nemici a sinistra e che nessuno doveva essere escluso. Se penso ad oggi vedo una situazione incredibile, e un po’ ridicola, per cui tutti stanno fuori dal centrosinistra e tutti guardano agli stessi interlocutori internazionali ma poi non si sta insieme. Siccome non sono un ingenuo so bene che nel non voler discutere insieme di ciò che è stato e di ciò che deve essere ci stanno anche i retropensieri di chi la nostalgia del centrosinistra e del socialismo europeo se la tiene. Ma sono altresì convinto che non ci sia assemblea di popolo di sinistra dove questi retropensieri possano essere oggi maggioranza. Ad esempio non credo che lo possano essere all’incontro di Cosmopolitica, per quanto in modo sbagliato e criticabile sia stato convocato e preparato.

Ne sono tanto convinto che penso giusto lanciare la sfida a verificarlo. Questa è la prima verifica che mi interessa di quell’incontro. Si dice ma poi lì vogliono fare un partito. E io dico che sarebbe un errore incomprensibile fare un partito che dice le stesse cose di altri e rifiutarsi di fare un soggetto di tutti quelli che dicono le stesse cose. E anche questa cosa voglio vedere se sta in minoranza in quel contesto ma soprattutto in quel popolo che chiede ci sia di nuovo una sinistra, nuova, forte e popolare. A cui noi dobbiamo continuare a parlare in ogni contesto, con le amministrative, i referendum, l’assemblea che farà l’Altra Europa. So anche che si può sempre pensare ad una unità piu’ rivoluzionaria, ad alleanze anti capitalistiche e quant’altro. Seguo le evoluzioni di Varoufakis sempre con interesse anche nel suo cambiare ordine dei ragionamenti e interlocutori politici.

Conosco abbastanza la galassia delle sinistre per sapere che quelle più radicali sono state più unite, anche tra loro, quando hanno vissuto in contesti più ampi. Fu così anche in Italia quando nel Prc si ritrovarono tanti spezzoni radicali che usciti da lì si sono separati anche tra loro. Naturalmente è la mia idea ma mai mi ha convinto che la politica si alimentasse principalmente della critica degli altri. Dire no alla Bolognina non sarebbe bastato se non avessimo pensato alla rifondazione. E tutti sappiamo quanto oggi ci sia ancor più bisogno di rifondare. 

Condividi: