Basilicata- documento incontro unitario

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Appare singolare che proprio nel momento in cui lo scontro si fa più aspro ed il nuovo “regime” si
appresta, con la riforma costituzionale, a chiudere il cerchio e liquidando di fatto definitivamente il
centrosinistra, le forza che dovrebbero avere più interesse a questo processo si sfaldino per “la paura”
di essere cancellate nelle prossime elezioni amministrative, che riguardano importanti città italiane,
dove proprio il governo di centrosinistra è stato liquidato da Renzi; né si può pensare che la pur
positiva nascita di Sinistra Italiana possa sostituire o costituire la nascita di un nuovo soggetto e
baipassare i problemi politici che dobbiamo affrontare.
Se il percorso si è interrotto le responsabilità sono in po’ di tutti né servono le furbizie per rimetterlo
in moto. La verità è che troppo ceto politico sì è sedimentato anche al nostro interno e spesso ci fa
assumere un’ottica e una lettura dei fatti autoreferenziale che impedisce di cogliere appieno la
drammaticità della situazione e i profondi cambiamenti in atto, né giova arrovellarsi in “morettiani”
dilemmi del tipo “mi notano di più se mi sciolgo o se non mi sciolgo” o coordinate di tipo “geometrico”
come “dal basso o dall’alto”. In politica le esemplificazioni nascondono sempre i limiti della teoria e
della prassi. Oggi è necessario riavviare il processo, riprendere la riflessione teorica, costruire un
nuovo modello di sapere, rimpossessarsi contemporaneamente di una pratica politica antagonista. In
Basilicata esistono tutte le condizioni per farlo “subito”, senza aspettare i “tentennamenti” nazionali,
partecipando a tutte le iniziative messe in campo in questa direzione, anche a quelle che non ci
convincono e di cui vediamo bene i limiti, e dire la nostra. Bisogna ripartire dalla “politica”, lo richiede
la drammaticità della situazione politica e sociale, lo richiede l’avvicinarsi della scadenza referendaria
con la quale abbiamo una occasione unica per stoppare questa deriva impedendo la modifica
“autoritaria” della costituzione. In Basilicata l’abbassamento del prezzo del petrolio, la conseguente
riduzione delle royalties stanno dimostrando il totale fallimento di questo modello di sviluppo (per
altro preannunciato da anni da quei “gufacci” dei movimenti e delle organizzazioni no Triv). Ora “il re è
nudo” e non serve dire, in puro stile renziano, come fa Pittella, che la Basilicata è in ripresa e sta
uscendo dalla crisi. Pittella e il Partito Democratico sono le ragioni principali della desertificazione
politica e sociale della nostra regione e sono, ancora una volta un luogo di grandi sperimentazioni
nazionali. Il Partito Regione si sta preparando a diventare il Partito Nazione forse qui prima che
altrove, le grandi manovre cominciano con il Governo del capoluogo dove un “partito pollaio” etero
diretto ingloba la destra e si associa al governo (si fa per dire) della città, niente impedisce di pensare
che in un prossimo futuro, anche in presenza dello sfaldamento della destra, ciò possa avvenire (in
forme tutte da vedere) anche altrove. Non esiste un’idea sul futuro di questa regione, solo sudditanza
ai poteri forti, conformismo istituzionale (basti pensare alla riforma dello statuto) , misure legislative
che aggravano invece di risolvere i problemi, come la vergogna delle “misure per l’inclusione sociale”
nelle varie versioni come quella attuale, la più vergognosa, spacciata per reddito di cittadinanza, una
miserabile mancia che divide disperati da disperati, istituisce graduatorie della disperazione, mentre il
territorio è sottoposto ad una spoliazione scientifica che viene contrabbandata per razionalizzazione
in puro stile renziano. E’ ora che la sinistra alzi la testa, vada oltre l’autismo identitario, cominci a
riannodare i rapporti con il territorio, costruisca un’alternativa reale, una opposizione a questo
“regime”. Abbiamo di fronte prospettive assai oscure, nessun piano per il rilancio dell’occupazione,
sperpero di risorse pubbliche, un modello di sviluppo che è in realtà un modello di accumulazione
capitalistica per le grandi multinazionali dell’energia, un degrado ed un abbandono dell’agricoltura,
una visione miope della cultura e dello sviluppo attraverso il turismo. Dobbiamo costruire
un’alternativa a tutto questo, riportare la gente alla partecipazione, trasformare la disperazione in
voglia di “politica”, l’isolamento in comunità. Per fare questo è necessario costruire nuovi rapporti,
riannodare fili spezzati, ripopolare i luoghi dell’incontro e dello scambio di opinioni. Per questo
proponiamo una grande assemblea regionali di tutte/i da cui far ripartire un processo di aggregazione
al di là dell’esistente che, senza chiedere abiure a nessuno, guardi in avanti e si misuri con la capacità
di riprendersi concretamente il futuro. Analogamente a quanto sta succedendo in molte altre regioni
italiane “non possiamo arrenderci a questo quadro devastante che congelerebbe nuovamente, e per
anni, lo status quo costringendo chi ancora si ostina a credere nella politica a praticare il meno peggio.
La nostra preoccupazione e rabbia ci impongono di cambiare questo contesto: dobbiamo tenere
aperto il percorso delineato da “noi ci siamo”. Se il tavolo nazionale di confronto è saltato allora
tocca a noi tutti “popolo si sinistra” ridargli vigore articolando, luogo per luogo, una risposta ed una
iniziativa politica che non potrà che produrre, anche a livello nazionale, i necessari risultati.
Grassano (MT), 15 gennaio 2016
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