Lettera di donne de L’altra Europa

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Non è stato così, nonostante la sottoscrizione di un documento, “Noi ci siamo lanciamo la sfida” chiaro e inequivocabile.
Non è stato così perché è difficile alzare lo sguardo dal proprio ombelico, quando, a furia di incurvarsi, si è diventati gobbi e miopi.
Le responsabilità sono molteplici, ma il gioco di accusarsi reciprocamente non convince più nessuno
A chi si è preso la responsabilità di chiudere il percorso verso l’assemblea costituente, rivolgiamo non un appello, ma alcune righe di profondo disappunto a nome delle persone, ma a nome soprattutto delle donne, che nei territori stanno lavorando per costruire un’alternativa alle politiche di austerità, per riscoprire il valore sociale del fare politica, altrimenti lasciato nelle mani dei populisti di destra o dei qualunquisti a cinque stelle.
Non possiamo permettervi di distruggere per vanità, per individualismo, per miopia, per personalismo, per settarismo, per egoismo politico, ciò che faticosamente stiamo costruendo.
Abbiamo perduto per strada compagne e compagni che hanno scelto di rinunciare, per sfiducia e per, frustrazione dovute alle vostre irresponsabili prese di posizione, rese pubbliche a mezzo stampa, prima di aver avuto il coraggio e l’onestà di porvi a confronto con noi in un’ assemblea.
Noi vogliamo lanciare comunque una Costituente, la Costituente che porterà ad una casa comune della sinistra, aperta, plurale, polifonica, policromatica, nella quale saranno accolte tutte le persone che vorranno partecipare a quella che sarà la nostra lotta politica, pacifica ma dura al tempo stesso, contro il neoliberismo e l’attuale degenerazione del capitalismo, che è sfociato nell’azzardo economico e nella speculazione finanziaria, che vede nell’abbassamento degli stipendi l’ultima frontiera per compiere e realizzare la macelleria sociale anticipata in Grecia e da estendere a tutti i paesi di un’Unione Europea che ha tradito i valori e gli ideali sulla base dei quali era stata pensata.
Noi vogliamo nella nostra casa abbandonare il fare politica machista, che si basa sul braccio di ferro tra chi detiene un apparente potere, perché vede nei sondaggi televisivi ciò che immagina possa essere la realtà del consenso. Vogliamo uscire dal ruolo di mere e meri burocrate/i che svolgono ciò che una o un leader c decide , vogliamo lavorare in modo attivo, corale e paritario alla costruzione di un nuovo modo di essere e fare politica.
La formazione di un altro partito non ha più senso, se intendiamo per partito un’organizzazione gerarchica e piramidale come era concepita a partire dal ‘900. Ognuna ed ognuno di noi parteciperà in modo personale, consapevole ed autonomo ad un processo volto a radicare in questa attualità pensiero ed azione, trovando nuovi modi di analisi e declinazione della realtà contemporanea e nuovi modelli relazionali in cui la persona torni protagonista. Dobbiamo incarnare “il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.”
La formazione di un partito pensato da un piccolo gruppo di parlamentari, per offrire una sponda a chi sta uscendo dal PD, calato dall’alto a chi lavora nei territori non ha alcun senso . Molte e molti di noi non vi voterebbero.
Dobbiamo interrogarci su quale forma e quale organizzazione trovare.
Possiamo farlo insieme, ma con sguardo e visione femminile del fare politica. che significa uscire dal concetto di prestazione, di forza muscolare ,per ritrovare un modo empatico e solidale di condurre l’esistenza e tutte le sue battaglie.
Possiamo farlo partendo da alcune premesse che non sono negoziabili e che riassumiamo in questo breve elenco:
• Alterità al PD ad ogni livello istituzionale e in ogni territorio
• Connessione alla Sinistra europea senza alcuna ambiguità: Schulz e Junker sono i nostri peggiori avversari e con loro non si dialoga

 

• Antifascismo e lotta contro i nuovi fascismi
• Difesa dei diritti civili a ogni livello
• Femminismo inteso come lotta per la difesa della pari dignità delle persone, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità, per conquistare per ogni persona gli stessi diritti in ogni ambito: lavorativo, politico, giudiziario, economico.
• Creazione di lavoro attraverso un piano di investimenti pubblici per la riconversione ecologica dell’economia.
• Difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, distrutti a picconate a partire dall’abolizione dell’articolo
• 18, al Jobs Act, alla creazione di nuovi schiavismi attraverso l’introduzione del baratto amministrativo in molte realtà territoriali e degli stages gratuiti per creare manovalanza.
• Difesa dell’ambiente, del paesaggio, del clima.
• Difesa della Costituzione sostenendo il no al referendum confermativo della controriforma di Renzi e l’abrogazione della legge elettorale.
• Accoglienza umanitaria e lotta contro ogni forma di razzismo.

 

Nulla di più e nulla di meno sarà condiviso e sostenuto da noi donne, consapevoli della necessità di rovesciare il paradigma della gestione maschile della cosa pubblica e dell’urgenza di chiedere ai cosiddetti leader della sinistra italiana di avere l’umiltà, il coraggio, il buon senso di fare un passo indietro e porsi al nostro fianco nelle lotte e nelle campagne di sensibilizzazione e informazione.

Antonia Romano, Costanza Boccardi, Assunta Signorelli, Carla Maria Ruffini, Daniela Tonolli, Cristina Franchini, Daniela Passeri, Lucilla De Vito,  Chiara Rizzi, Rosanna Anele 

per adesioni: anterfra@gmail.com

 

 

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