Marche- Manifesto per il soggetto unitario

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Il nuovo soggetto deve essere ispirato ad un lavoro solidale e popolare e non a trattative di vertice tra presunti “stati maggiori”, che riproducono, inevitabilmente, sospetti, rancori e pretese egemoniche, che già sufficienti danni hanno prodotto.

Pensiamo, a questo proposito, che mai più profetiche furono le parole di Antonio Gramsci: “Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio”.

Le compagne ed i compagni marchigiani non sono più disposti ad attendere e ad osservare passivamente decisioni ed indecisioni verticistiche di una classe dirigente che non mostra adeguati livelli di direzione politica, né la minima consapevolezza del rischio di autodissoluzione che la sinistra italiana sta vivendo; ma, soprattutto, sembra ignorare la gravità della situazione sociale di milioni di cittadini italiani e la drastica involuzione della democrazia nel nostro Paese e su scala più generale.

Il livello di unità e di fiducia, tra le forze che hanno dato vita ad “Altre Marche” è, nella nostra regione, assai avanzato; per questa ragione, non pronunciamo l’ennesimo appello ai “vertici” nazionali, ma abbiamo deciso di procedere autonomamente alla costituzione di un soggetto unitario regionale; poiché i fatti contano più degli appelli e, ci auguriamo, possano scuotere coscienze, e spazzare via opportunismi e/o settarismi.

Non intendiamo far nascere un “partito”, un altro partitino, tantomeno regionale; intendiamo avviare un laboratorio di costruzione di una forza di massa, aperta alle realtà, alle associazioni ed ai movimenti che, nelle Marche, esprimono un livello avanzato di critica e di proposta, per costruire uno spazio pubblico condiviso in grado di praticare un’azione politica quotidiana.

Un cantiere capace di mobilitare, su battaglie concrete, pezzi importanti e vivi della società; attraverso pratiche di partecipazione e di mutualismo che producano politica vera, democrazia, cultura.

Non pensiamo che il nostro compito si esaurisca con il mettere insieme sigle di partito già esistenti; condizione necessaria ma non sufficiente. E non è identificabile nemmeno con la formazione di un gruppo parlamentare che sarebbe molto utile se si limitasse ad essere strumento di lotte, visibilità, sostegno economico in previsione della nascita di un soggetto unitario altro. Invece dannoso se si autoproclamasse l’embrione di un nuovo partito, perché ridurrebbe questo obiettivo ad una sterile manovra di vertice.

Il soggetto politico che intendiamo costruire deve essere utile ai cittadini e deve mirare a ricomporre un blocco sociale significativo, attraverso l’auto-organizzazione e quella lotta di classe che negli ultimi decenni gli strati deboli della società hanno subito senza alcuna possibilità di reazione.

Non è una sfida presuntuosa ai livelli nazionali, ma ci siamo resi conto che le ultime vicende hanno superato la misura e rischiano di disperdere il patrimonio unitario e di fiducia che siamo riusciti a ricostruire dalle elezioni europee in poi. Concordiamo con la sostanza del documento nazionale “Noi Ci Siamo, Lanciamo la sfida” e lo consideriamo una base di partenza unitaria. Ribadiamo, a livello internazionale, l’adesione al GUE- Sinistra Europea e, a livello locale e nazionale, la nostra autonomia ed alterità al PD che consideriamo una forza organicamente neoliberista, non solo nelle strategie nazionali, ma anche nelle concrete pratiche politiche ed amministrative dei singoli territori.

Ci sono momenti in cui la responsabilità richiede salti in avanti. Per questa ragione convochiamo un’assemblea della sinistra marchigiana, ad Ancona, per il 14 febbraio che dia corpo e forma a questo laboratorio, che individui immediatamente gli strumenti più efficaci per contrastare le politiche neoliberiste regionali e nazionali (sanità, lavoro, beni comuni, sociale, ambiente e Costituzione) e che si dia il funzionamento di una testa un voto.

Parteciperemo ad ogni appuntamento per la costruzione del soggetto politico nazionale (purché sia chiaro che nessuna parte può parlare a nome di tutti) portando in ogni sede il senso del nostro lavoro e della nostra esperienza; non abbiamo alcuna irrealistica presunzione ma, appunto, non intendiamo più attendere né delegare.

Possiamo costruire una grande forza che cambi la società e la cultura dominante. Facciamola.

ALTRA EUROPA MARCHE 10 GENNAIO 2016

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