Tsipras: «Vi spiego cos’è oggi una sinistra europea»

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«Quando con la rappresentanza del governo greco abbiamo visitato la Palestina, un alto dirigente palestinese mi ha ricordato: “voi europei non potete capire quanto sia importante vivere in un territorio, in una condizione di pace, per più di settanta anni”. Credo si tratti di una constatazione che dobbiamo prendere in considerazione molto seriamente. Specie quando intorno a noi le nubi dell’instabilità si infittiscono, con tre crisi che si presentano contemporaneamente: la crisi economica, quella sociale e quella legata alla questione dei profughi. L’area in cui viviamo si trova al centro di un triangolo di scontri periferici, che si sono sviluppati in Libia, in Siria e Iraq e in Ucraina. Il fanatismo religioso destabilizza il Medio Oriente e rappresenta, ormai, una minaccia terroristica diretta per l’Europa. La stessa Europa appare trovarsi in un momento cruciale. Da una parte, le forze ultraconservatrici hanno imposto una politica economica estrema, che ha saccheggiato i paesi del Sud, e non hanno neanche esitato a mettere in pericolo gli equilibri interni dell’Unione europea, con la minaccia del Grexit. Dall’altra parte, le forze del populismo di estrema destra alzano muri ai propri confini, mostrando indifferenza per la politica sui profughi adottata in modo comune e moltiplicando la pressione esercitata sui paesi vicini. L’insieme di austerità e xenofobia, rafforzata dagli attacchi terroristici, crea le condizioni per la crescita dell’estrema destra in Europa. Qui si vede quanto sciocchi siano tutti coloro che ancora oggi insistono nel ritenere la sinistra un nemico dell’Europa. La sinistra che si batte contro l’austerità, e non l’estrema destra, che – al contrario — si batte contro le conquiste del diritto comunitario».

Alexis Tsipras sa bene che la Grecia, il suo governo, le scelte fatte,  costituiscono un punto di riferimento fondamentale per tutta la sinistra europea. Abbandonare la prima linea delle rivendicazioni, assumere un atteggiamento rinunciatario, non può, quindi, far parte dell’agenda di Syriza.

«In questa situazione, la Grecia è determinata ad emergere come forza della democrazia, a rivendicare un ruolo da protagonista,nella lotta che stanno portando avanti le forze progressiste di tutta Europa, contro il ripiegamento ultraconservatore. Moralmente e simbolicamente, il nostro popolo e il nostro paese fanno già parte dell’avanguardia progressista europea. La trattativa dei sette mesi passati e il momento culminante del referendum hanno mostrato chiaramente il deficit democratico dell’Europa e hanno smascherato i difensori del dogmatismo dell’austerità. Sulla questione dei profughi, la Grecia lotta per l’umanesimo e la solidarietà e tiene vivi i valori europei. Per quel che riguarda poi il fronte interno, lo scontro con l’intreccio di interessi sotterranei, la lotta per difendere la democrazia, la giustizia e la parità di fronte alla legge, crea il paradigma di una forma di governo di sinistra, in un periodo di profonda crisi economica e sociale. Tutto ciò dà forma all’ambito entro il quale può e deve venirsi a creare, oggi, una strategia di sinistra, che corrisponda alle reali condizioni in cui viviamo. Perché è chiaro che né lo scontro cieco, né il ritorno all’opposizione, né il ritiro volontario dalle responsabilità di governo, costituisce una strategia di sinistra. Al contrario, una strategia di sinistra è quella che su ogni punto e su ogni fronte specifico difende la coesione sociale. È quella che pone le condizioni per l’uscita graduale dalla crisi, con la redistribuzione e con nuovi posti di lavoro dignitosi. È quella che ricerca alleanze progressiste in Europa, tanto a livello sociale e politico, quanto di governo, per riuscire a far mutare i rapporti di forza. È la strategia che mette in risalto come obiettivo europeo immediato e imprescindibile la difesa della pace e la cooperazione, nella più vasta area in cui si trova la Grecia».

Il primo ministro greco non si nasconde, ovviamente, che ci sono ancora delle difficoltà. Sa bene  che la politica dell’austerity, a livello europeo, non è stata ancora battuta, ma rivendica i risultati positivi raggiunti, malgrado gli spazi di manovra siano ancora piuttosto limitati.

«Le condizioni, ovviamente, sono difficili. La legge finanziaria votata dal parlamento greco, a condizioni e limitazioni date, ha costituito un complesso esercizio di redistribuzione. Tuttavia, all’interno di un quadro di austerità molto stretto, imposto dall’accordo firmato, abbiamo fatto in modo di potenziare le risorse per la politica sociale per 820 milioni di euro, i finanziamenti per gli ospedali per 300 milioni di euro, il programma di investimenti pubblici per 350 milioni, e anche di sostenere le necessarie assunzioni nella scuola, come anche la creazione di 200 mila nuovi posti di lavoro. Ovviamente, è più semplice e comodo denunciare, rimanendo al sicuro, la politica del governo, insieme alla dirigenza dei sindacati che ha preso subito posizione a favore del sì al referendum di luglio, ma questa pratica non può riuscire a creare un progetto e neanche, ovviamente, una politica di sinistra. La politica di sinistra è data dalla lotta per proteggere le pensioni, per la difesa dei più deboli, per il diritto al lavoro, per ristabilire la giustizia e la democrazia. Il governo si batte insieme alla società, tanto all’interno del paese, quanto nella trattativa con i partners, lottando per arrivare all’obiettivo finale, che è riuscire a liberare definitivamente la Grecia dal cappio dell’austerità. Nessuno ha mai detto che si tratti di una cosa semplice: ma è un ingenuo chi ha creduto che la sinistra si sarebbe potuta trovare ad assumere posizioni di responsabilità per gestire cose semplici. Siamo noi stessi a dover aprire la strada. Lo faremo alleandoci con le forze sociali del nostro paese e con le forze progressiste di tutta Europa. Il futuro non arriverà mai da solo, se non faremo nulla perché questo accada».

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