Anche in Francia il centrosinistra è il problema e non la soluzione

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Un orientamento di voto maturato in tempi precedenti allo stesso terribile attacco terroristico. Le amministrazioni locali sono diventate in Francia, ma certamente anche in Italia, il punto piu’ debole di una crisi, e di scelte politiche sciagurate, che si scaricano sui cittadini e sulla loro vita quotidiana. E in particolare le amministrazioni sono bersaglio di un malessere che fatica anche a trovare altri sfoghi in quanto ormai le decisioni vengono assunte in sede ademocratiche e lontane, inarrivabili. Per altro, con l’eccezione della Germania dove la camera dei land diede via libera alla Merkel per la firma del Fiscal compact solo dopo che il governo centrale si assunse i debiti locali, in Europa e qui in Italia avviene esattamente il contrario e il patto di stabilita’ è stato messo a carico degli enti locali.

La nuova destra francese vince certo grazie ai fenomeni di xenofobia e razzismo ma costruisce il suo exploit intorno ad un malessere sociale ormai drammatico. Per altro le stesse misure prese dal governo Hollande e Walls di sfregio ai valori costituzionali rendono il loro baluardo di civiltà contro le destre assai poco credibile. Il discorso fatto per la Francia vale purtroppo per tutta l’Europa. La ferocia con cui si e’ cercato di reprimere l’esperienza di Tsipras, la dice lunga sulla natura di questa Europa che si fonda precisamente su un accordo sistemico tra popolari e socialisti. È questo accordo che ha prodotto le politiche di austerità e quelle contro i migranti. E il cattivo risultato della sinistra francese è strattamente collegato alla ferocia dell’attacco al governo Tsipras: assoluta intransigenza a istanze di giustizia e cambiamento a costo di lasciare spazio ai nazionalismi e ai razzisti.

Questo stato dei fatti lo viviamo anche in Italia. Il non successo elettorale nel 2013 di Italia Bene Comune sta dentro questa subalternità alle politiche europee che essa manteneva. E il governo Renzi è la conseguenza di questo insuccesso e ha approfondito il legame con la Troika. Legame non solo nelle scelte finanziarie ma in quelle sociali e addirittura ideologiche. I tagli agli enti locali sono stati devastanti. Jobs act e buona scuola danno un duro colpo ai diritti. Certo, anche Renzi prova a fare un po’ di ammuina, ma non è certo da lui e dal suo governo che può nascere l’alternativa a questa Europa. Parlare come fanno i tre sindaci di fisiologiche diversità tra un governo centrale e quelli locali, non sembra proprio cogliere la drammaticità della situazione. Cosi come considerare anomala la alleanza con forze di centro destra quando purtroppo la sostanza della subalternità alla Troika è proprio nel Pd. Come possa poi crescere una sinistra in questa gabbia è un vero mistero. E la stessa crisi della cosiddetta stagione arancione non può non essere vista.

Non è la mancanza del centrosinistra che fa perdere i bisogni e i voti popolari ma la larga convergenza su politiche di destra ( convergenza che per altro favorisce le destre). E la paura delle destre diviene l’alibi per difendere lo status quo.

Neanche la sacra e storica disciplina repubblicana francese vale più come soluzione. Figuriamoci la riedizione di un centrosinistra come quello italiano che ha come cardine un partito come il Pd, un leader come Renzi, esperienze come quelle del Comune di Roma, candidati come Sala e bandiere come la riforma Costituzionale della ministra Boschi. E in una situazione italiana in cui c’è una realtà come i Cinque Stelle che ha peculiarità diverse.

Altra è la strada che ci pare necessaria. Nei territori quella di Barcellona e Madrid dove si sono costruite coalizioni vincenti dal basso e in alternativa alle politiche dominanti, a livello generale la costruzione di una sinistra europea autonoma, forte e popolare. Questo l’unico vero baluardo contro le destre e per porre fine all’assurdo circolo vizioso tra peggio e meno peggio che uccide la democrazia.

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