ARTICOLO/ La scintilla che accende la politica

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di Costanza Boccardi

Da molti mesi riflettiamo sulla necessaria, per quanto non sufficiente, creazione di un soggetto unitario della sinistra italiana. Siamo ormai consapevoli che senza un primo passo che riesca a superare le fratture e le incomprensioni degli ultimi anni rischiamo di condannarci all’invisibilità e al massimo a ricoprire un ruolo di mera testimonianza, proprio nell’acme di una crisi da cui si può uscire solo con un totale cambiamento di rotta. Siamo anche consapevoli di essere giunti ad un punto di non ritorno; il tempo dell’impresa è adesso, o mai più. Per raccontarci e raccontare dove siamo oggi possiamo ricorrere ad una narrazione.

Da tempo il nostro è un cammino notturno in una cupa foresta. Siamo arrivati da luoghi e storie diverse, ognuno con il proprio pezzetto di legno, con foglie o rametti, consapevoli ormai che solo la creazione di un unico fuoco può rompere le tenebre che ci circondano e rischiarare la strada. Pazientemente abbiamo costruito il falò, ed ora sediamo, ancora immersi nell’ombra.
Attendiamo perché non abbiamo l’acciarino. 


Saremo capaci di inventarci la scintilla che avvii un fuoco forte e duraturo, senza sprecare i pochi fiammiferi in singoli sterili tentativi che possono solo far crepitare per un attimo le foglie? Oppure aspetteremo il fulmine imprevisto ed imprevedibile che accenda le esche? A volte già la sentiamo, la greve pressione che precede il lampo, la viviamo nel disagio crescente della quotidianità, come a volte accade nel mio quartiere quando passano le moto delle ‘paranze dei bimbi’ che sventagliano una raffica di colpi per aria, e gli adolescenti con i baffi tornati bambini si rifugiano nel letto dei genitori, terrorizzati dall’ipotesi di pallottole vaganti che si conficcano nel soffitto; lo vive sempre più la gente che decide di scendere in piazza per gridare il suo no alla criminalità e alla povertà crescente, materiale e culturale, che della criminalità organizzata è l’humus imprescindibile. Persone guidate non dalla politica, ma da se stesse, dalla paura e insieme dalla voglia di normalità.


Riusciremo a creare un acciarino? Ad inventare la scintilla per accendere in un ragionevole tempo quel fuoco che solo può illuminare la notte? Oppure ognuno di noi, mestamente, riprenderà il proprio legnetto e ci disperderemo di nuovo nella foresta oscura? 
Non vi sono salvatori che emergeranno dall’ ombra per portarci la luce, non uomini della provvidenza capaci di indicarci la via. Non sta ad altri accendere questo fuoco; spetta a noi. Saremo noi a trovare un acciarino, oppure a fallire.

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