ARTICOLO/ Tre passi decisivi per l’alternativa

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di Corrado Oddi, pubblicato su il manifesto dell’8 settembre 2015 nell’ambito del dibattito “C’è vita a sinistra”

Diversi inter­venti che si sono cimen­tati con il «deca­logo per l’alternativa» pro­po­sto da Norma Ran­geri hanno già evi­den­ziato come il tema della costru­zione di un nuovo sog­getto poli­tico, ade­guato a que­sto scopo nei tempi odierni, sia ope­ra­zione tutt’altro che sem­plice.


Il punto di fondo che dà ragione di que­sta dif­fi­coltà è che siamo immersi in un con­te­sto che è radi­cal­mente diverso da quello fre­quen­tato dalle sini­stre nel Nove­cento e che rende impro­po­ni­bili le pure rivi­si­ta­zioni delle sue grandi nar­ra­zioni di quell’epoca, sia quella comu­ni­sta che quella social­de­mo­cra­tica. È alle nostre spalle il para­digma del capi­ta­li­smo produttivo-fordista incen­trato nello spa­zio dello Stato-nazione, su cui tutta la sini­stra nove­cen­te­sca si è for­giata, sia nella ver­sione di un capo­vol­gi­mento rivo­lu­zio­na­rio di quel modello pro­dut­tivo sia in quella di un com­pro­messo avan­zato, basato sullo Stato sociale e sull’espansione della demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva.

Il capi­ta­li­smo finan­zia­rio che si è affer­mato a par­tire dagli anni 80 del secolo scorso, e la cui crisi odierna non pare comun­que met­terne in discus­sione la con­ti­nuità, ha costruito un pae­sag­gio asso­lu­ta­mente dif­fe­rente rispetto al «secolo breve». Pre­do­mi­nio della finanza, glo­ba­liz­za­zione dei mer­cati e ridi­men­sio­na­mento dello Stato-nazione, forte salto tec­no­lo­gico nell’organizzazione della pro­du­zione e nei sistemi di comu­ni­ca­zione e infor­ma­zione, «pri­va­tiz­za­zione» dello spa­zio pub­blico e della poli­tica, diver­si­fi­ca­zione sociale e scom­po­si­zione dei sog­getti col­let­tivi e delle loro forme orga­niz­zate sono altret­tante tes­sere di un mosaico ine­dito, che non può essere inter­pre­tato e tan­to­meno con­tra­stato con le lenti del passato.

Del resto, non casual­mente, l’esperienza social­de­mo­cra­tica euro­pea è sostan­zial­mente giunta al capo­li­nea, come, da ultimo, evi­den­zia l’insipienza e la subal­ter­nità mostrata nelle vicende della Gre­cia. Vice­versa, non c’è dub­bio che, al di là delle dif­fe­renze, l’esperienza di Syriza e Pode­mos sono lì a dire che è pos­si­bile ripren­dere le fila di un discorso e di una sog­get­ti­vità alter­na­tiva solo den­tro un’innovazione pro­fonda rispetto alle espe­rienze delle sini­stre che ave­vamo cono­sciuto precedentemente.

In que­sto qua­dro, emer­gono alcuni nodi di fondo che diventa ine­lu­di­bile affron­tare per costruire un pro­cesso costi­tuente per una nuova sog­get­ti­vità poli­tica a sini­stra. Con voluta par­zia­lità, ne indico tre, che però a me sem­brano deci­sivi. Il primo riguarda lo spa­zio euro­peo, nel senso che, prima ancora di una discus­sione sul debito o sull’euro, biso­gna avere la con­sa­pe­vo­lezza che è per­lo­meno a que­sta scala che si gioca la vicenda della pos­si­bi­lità dell’alternativa e che, dun­que, è a que­sto livello che si tratta di con­net­tere le forze e le pro­po­ste, al di là delle solu­zioni inter­me­die che si potranno praticare.

Il secondo tema di fondo riguarda la rela­zione tra sog­get­ti­vità sociale e quella poli­tica. Ormai è diven­tato senso comune rico­no­scere che il sociale si è poli­ti­ciz­zato e la poli­tica non può che socia­liz­zarsi. Si stenta però a trarre le con­se­guenze di quest’affermazione, non solo rispetto al rico­no­sci­mento dell’autonomia dei movi­menti sociali rispetto alla poli­tica, ma soprat­tutto avendo pre­sente che, se mai sia stato vero in pas­sato, oggi non è ripro­po­ni­bile il «mono­po­lio» dell’azione poli­tica da parte di un attore cen­trale e che, invece, una nuova sog­get­ti­vità poli­tica dovrà inven­tarsi sia forme ori­gi­nali di intrec­cio con l’iniziativa nella società sia ele­menti di plu­ra­li­smo interno, assu­men­dolo come pro­prio tratto costi­tu­tivo. Per certi versi, allo stesso modo, anche il tema del rap­porto tra «alto e basso» va ricol­lo­cato. Una volta giu­sta­mente usciti dall’assunzione cano­nica della rego­la­zione ver­ti­cale tra que­sti due livelli, occorre andare al di là anche della sem­pli­fi­ca­zione del pri­mato dell’iniziativa dal basso. La nuova com­ples­sità e arti­co­la­zione sociale richiede un approc­cio più ricco e mobile nel ride­fi­nire la rela­zione tra que­sti due piani, capace di rileg­gerli e valo­riz­zarli entrambi.

Il terzo snodo di rifles­sione riguarda la que­stione dell’oppressione nella per­va­si­vità del capi­ta­li­smo finan­zia­rio. Accanto al per­ma­nere dello sfrut­ta­mento del lavoro, nelle forme moderne con cui viene pro­po­sto, non si può non vedere come il pro­cesso di mer­ci­fi­ca­zione gene­ra­liz­zata, ope­rato dallo stesso, fac­cia emer­gere nuove con­di­zioni di subor­di­na­zione e ete­ro­di­re­zione sociale e addi­rit­tura della per­sona, in tutte le sfere dell’esperienza vitale. Pro­du­cendo, peral­tro, forme spe­ci­fi­che di con­flitto, almeno poten­ziale, che danno ragione della strut­tu­ra­lità e per­si­stenza di nuove sog­get­ti­vità e movi­menti sociali.

Insomma, strin­gendo il ragio­na­mento, avan­zare sulla strada della costru­zione di una sog­get­ti­vità poli­tica alter­na­tiva nel nostro Paese, com­porta avere chiaro che essa non può basarsi su un puro pro­cesso di ricom­po­si­zione poli­tica di tutto ciò che si muove o si muo­verà a sini­stra del Pd ren­ziano. Ciò è evi­den­te­mente neces­sa­rio, così come il met­tere in campo una nuova lea­der­ship dif­fusa, anche dal punto di vista gene­ra­zio­nale, ma non è suf­fi­ciente. Anzi, se que­sta diventa la que­stione cen­trale da cui par­tire, occorre sapere che non si riu­sci­ranno a supe­rare logi­che auto­re­fe­ren­ziali e fram­men­ta­zione dei sog­getti. Assieme a ciò, e per certi versi ancora prima, viene la prio­rità di costruire un pen­siero e un pro­getto forte e la costru­zione della par­te­ci­pa­zione dif­fusa, del radi­ca­mento e del con­flitto sociale, a cui peral­tro vari sog­getti pos­sono contribuire.

In par­ti­co­lare, per una sog­get­ti­vità poli­tica ade­guata all’oggi il tema di un pen­siero che sap­pia leg­gere il mondo, di un pro­getto di società e di un pro­gramma delle scelte da com­piere con­ti­nua a rima­nere un «fon­da­men­tale» che non si può sal­tare a piè pari. Ho avuto modo di dire e di scri­vere in pas­sato che un sog­getto poli­tico della con­tem­po­ra­neità dovrebbe essere radi­cale nei con­te­nuti, mag­gio­ri­ta­rio nello sguardo, inno­va­tivo nelle forme. Forse, per andare anche al di là di que­sto che potrebbe essere sem­pli­ce­mente un buon slo­gan, var­rebbe la pena pro­porsi di redi­gere col­let­ti­va­mente, den­tro una grande discus­sione par­te­ci­pata, le «Tesi per un sog­getto poli­tico di alter­na­tiva». Se non altro, potrebbe essere un modo per ampliare ulte­rior­mente il dibat­tito e dar­gli un’anima più consistente.

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