ARTICOLO/ La sinistra, il lato luminoso e la felicità

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di Tommaso Fattori, pubblicato su il manifesto dell’8 settembre 2015 nell’ambito del dibattito “C’è vita a sinistra”

«Always look on the bright side of life», sug­ge­ri­scono i Monty Python nel finale di Brian di Naza­reth. Il lato oscuro di que­sta crisi siste­mica lo cono­sciamo bene, al con­tra­rio ten­diamo a non vedere il lato lumi­noso del tempo pre­sente. Il capi­ta­li­smo finan­zia­rio è descritto come un totus potente, in grado di annul­lare ogni sog­get­ti­vità alter­na­tiva, e sem­pre più le riu­nioni della sini­stra asso­mi­gliano a un fune­rale, dove si piange ciò che non c’è più, o dove si scava svo­glia­ta­mente sotto il cemento sapendo già che non ci sarà sab­bia ma solo altro cemento. Non è la migliore atti­tu­dine per ana­liz­zare il mondo, i cam­bia­menti in corso e con­net­tersi a ciò che è vivo per costruire quel che manca ancora e di cui abbiamo urgente necessità.

Oggi la «crisi orga­nica» riguarda prima di tutto il capi­tale finan­zia­rio, tenuto in vita dalle ban­che cen­trali con respi­ra­zione bocca a bocca, e in varie parti del pia­neta abbiamo assi­stito, in que­sti anni, a una nuova poli­ti­ciz­za­zione di massa, di cui l’affermazione di Syriza o di Pode­mos, ma anche di Sinn Fein e pre­sto della sini­stra por­to­ghese, sono solo alcuni dei por­tati. Nel lato lumi­noso del pre­sente c’è, appunto, l’emersione in Europa di una nuova sini­stra mag­gio­ri­ta­ria e di governo, alter­na­tiva a quel che resta dell’involuzione social­de­mo­cra­tica, che ha assor­bito le ricette dell’avversario sto­rico e ci spiega come per essere vera­mente di sini­stra dob­biamo essere vera­mente di destra, per­sino dalle colonne del gior­nale fon­dato da Gram­sci. Ma l’Italia, a dif­fe­renza di Spa­gna, Gre­cia, Irlanda e Por­to­gallo, dopo il 2008 non ha visto svi­lup­parsi una mobi­li­ta­zione di massa anti-austerità, in grado di poli­ti­ciz­zare il discorso pub­blico circa le cause e le solu­zioni alla crisi, e il M5S ha assor­bito buona parte di quelle ener­gie che altrove sono state la linfa della nuova sini­stra. Que­sto ha reso fino a oggi dif­fi­cile la costru­zione di un pro­getto forte d’alternativa nel nostro paese.

Nel lato lumi­noso c’è poi l’esplosione, nella crisi, di innu­me­re­voli forme di coo­pe­ra­zione, aggre­ga­zione, ini­zia­tive di con­di­vi­sione e di mutuo soc­corso: un tes­suto che mostra come il desi­de­rio di socia­lità e soli­da­rietà sia vivo sotto le ceneri dell’atomizzazione. Su scala locale, nel lato posi­tivo metto anche il 6,3% di Sì Toscana a Sini­stra alle scorse regio­nali, un risul­tato otte­nuto in appena un mese, con un sim­bolo nuovo, pochi soldi, estro­messi dai media e privi di un pro­getto nazio­nale trai­nante. Il Sì ha dovuto fron­teg­giare non una Paita o un De Luca, ma Rossi, ancora per­ce­pito come l’anti-Renzi mal­grado sia, fra tutti i pre­si­denti di regione, il più schiac­ciato sulle poli­ti­che ren­ziane. Il Sì ha saputo costruire un pro­gramma di governo «in posi­tivo», ope­rando, fin dal nome, un ribal­ta­mento seman­tico rispetto all’immagine di una sini­stra che si defi­ni­sce in oppo­si­zione ad agende altrui. Con l’obiettivo di con­net­tere il lavoro nelle isti­tu­zioni alla pro­get­ta­zione di pra­ti­che di mutua­li­smo per inter­ve­nire sui biso­gni e gene­rare spa­zio pub­blico, rico­no­sci­mento di saperi dif­fusi, nuove rela­zioni umane. Vi è un desi­de­rio dif­fuso di rico­struire legami sociali e feli­cità col­let­tiva da cui dob­biamo ripar­tire. E fra i lati lumi­nosi del pre­sente vi è il fatto che, pur nella crisi gene­ra­liz­zata dell’autonomia cogni­tiva, su alcuni temi fon­da­men­tali siamo lar­ga­mente mag­gio­ri­tari nella società: pace, acqua e beni comuni, red­dito minimo e supe­ra­mento della pre­ca­rietà, que­stione pre­vi­den­ziale, ossia lo scan­dalo delle nuove gene­ra­zioni escluse dal sistema pen­sio­ni­stico. Su que­sti temi siamo mag­gio­ranza ma non riu­sciamo a farlo pesare. Occorre quindi una sog­get­ti­vità poli­tica che imponga una nuova agenda, smet­tendo di rin­cor­rere o di emen­dare quella altrui.

Ma non basta avere un pen­siero forte e un’agenda netta, foss’anche il miglior pro­gramma di governo e cam­bia­mento pos­si­bile. Occorre fare i conti con il ter­reno dell’immaginario e con la nostra capa­cità di comu­ni­care una nuova idea del mondo. Le ideo­lo­gie oggi sono vivis­sime, la destra è riu­scita a costruire senso comune, dalla natu­ra­liz­za­zione del mer­cato fino all’introiezione della «colpa» da parte dei ceti popo­lari: la crisi dipen­de­rebbe da salari troppo alti, lavoro troppo rigido, ecces­siva spesa sociale. Ma è soprat­tutto su un ter­reno sim­bo­lico iper­sem­pli­fi­cato che la destra vince, non sul ter­reno del pane e del mate­riale, ma su quello delle rose, sep­pur di pla­stica. La forza di Renzi è nel fumo, non certo nell’ennesima variante delle stra­cotte ricette neo­li­be­ri­ste: vende soprat­tutto l’immaginario, il dina­mi­smo gio­va­nile del «fare», che risolve i pro­blemi e sistema l’Italia. Così come il fascio-leghismo vende il «capro espia­to­rio», il sacri­fi­cio del più debole, lava­cro delle respon­sa­bi­lità dei potenti. La Lega, dive­nuta secondo par­tito in Toscana, non ha nes­sun radi­ca­mento ter­ri­to­riale nella nostra regione, altro che pre­senza nelle peri­fe­rie: ha stra­vinto il mes­sag­gio ete­reo del Sal­vini televisivo.

Inten­dia­moci, alle per­sone che abbiamo attorno non inte­ressa rico­struire «la sini­stra», ter­mine per molti nebu­loso, tan­to­meno inte­ressa custo­dire un’area di mar­gi­na­lità, ma cam­biare in meglio le pro­prie vite, mutando gli attuali rap­porti di forza. La fidu­cia nella poli­tica come stru­mento di cam­bia­mento è vicina allo zero in un’Europa in cui ci viene spie­gato che pos­siamo cam­biare i governi ma non le poli­ti­che, dove l’essenziale è sot­tratto alla sfera del deci­di­bile e financo il key­ne­si­smo è stato reso inco­sti­tu­zio­nale. Qui non si tratta di gio­care alla difesa delle iden­tità o di eleg­gere qual­cuno da qual­che parte, ma di costruire uno stru­mento col­let­tivo che sia utile e di cre­dere nel fatto che ciò sia pos­si­bile. Utile ed effi­cace, per­ché non basta avere ragione, biso­gna essere efficaci.

Occorre un’organizzazione dove cia­scuno vale uno e dove tutti insieme pos­siamo deci­dere pro­gramma, nome, pro­getti sociali da pro­muo­vere. Che sia in grado di coniu­gare par­te­ci­pa­zione on line e off-line e di gene­rare nuove lea­der­ship. Un’organizzazione inclu­siva, che abbia posi­zioni nette e rico­no­sci­bili: non c’è spa­zio per poli­ti­ci­smi e tat­ti­ci­smi, per atteg­gia­menti ambi­gui e poco com­pren­si­bili. Ecco per­ché met­ter assieme ciò che esi­ste alla sini­stra del Pd è con­di­zione neces­sa­ria ma nient’affatto suf­fi­ciente: dob­biamo piut­to­sto ini­ziare una nuova sto­ria, capace di nuovi lin­guaggi, che parli alla mag­gio­ranza invi­si­bile, che pro­getti un nuovo wel­fare uni­ver­sale non più tagliato sul lavo­ra­tore maschio bianco a tempo inde­ter­mi­nato. C’è biso­gno di unire i pezzi di società che sono stati fram­men­tati e messi gli uni con­tro gli altri, disoc­cu­pati, pre­cari, neet, ope­rai, inse­gnanti, ricer­ca­tori, par­tite iva, ceto medio impoverito.

Quin­dici anni fa Pin­tor pro­po­neva una costi­tuente a sini­stra con que­ste parole: «sento il biso­gno di una novità, anche di imma­gine o di stile. So che la gatta fret­to­losa fa i gat­tini cie­chi, ma que­sto è già acca­duto e il rischio che cor­riamo è solo di riac­qui­stare la vista». È l’ora di riac­qui­stare la vista e d’intrecciare — in ter­mini nuovi ed entro un oriz­zonte euro­peo — giu­sti­zia sociale, giu­sti­zia ambien­tale e costru­zione di rela­zioni e legami sociali, ossia d’intrecciare giu­sti­zia e felicità.

* L’autore è capo­gruppo Sì-Toscana a Sini­stra, Con­si­glio Regio­nale Toscana

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