dibattito sulla sinistra- Il Bar è pieno

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Tema enorme la ricostruzione della sinistra e rischi immani anche personali per chi vi si vuole cimentare: dall’ennesima sconfitta da mettere in conto, all’accusa di velleitarismo sempre gratuitamente dispensata, al triste rito esibizionistico tanto di moda con il quale i media mainstream accompagnano i vecchi guerrieri ed i giovani virgulti ad un sussulto di notorietà.Farlo significa assumersi l’onere di un salto di soggettività che , pochi probabilmente, debbono decidere di caricarsi in spalla. Mentre alcuni organizzano conflitti e vertenze territoriali bisogna si dotino altri di risorse per camminare verso il Soggetto Egualitario Universale di dimensione internazionale. Senza questa dimensione il livello dello scontro è solo declamazione, neanche possiamo alludere al “contatto”con la controparte che opera a livello globale con “attacchi simultanei e a geometria variabile” ai quali non siamo in grado di contrapporre nè organizzazione, nè forza, nè racconto, ma solo la descrizione anche un po’ edulcorata della nostra impotenza.Ovvero lo scontro non c’è per totale assenza di uno dei soggetti :la sinistra.Questa impresa si realizza provando a connettere tutte le realtà che a vario modo e latitudine immaginano e parzialmente costruiscono l’idea di un futuro più libero e giusto.Questo passaggio di consapevolezza e organizzazione necessità di risorse anche economiche e può essere contabilizzato (in Italia e in Europa)ai corpi intermedi (sindacato in primis) se rinsaviti dalla ubriacatura para-istituzionale e che vogliano rappresentarein questo nuovo scenario del lavoro mutato più precari senza contratto e partite Iva senza fatturato che pensionati .Può essere alimentato dalla raccolta dal basso se queste realtà organizzate sono mature e consapevoli della necessità storica della costruzione del soggetto utile a questo livello dello scontro internazionale. Può essere finanziato dall’istruzione di progetti sociali culturali ed economici che attingano a finanzaimenti europei. Azioni politiche ed economiche possono costruirsi in forma comune con realtà organizzate di altri Paesi consapevoli della necessità dello sviluppo di tale costruzione politica. In questo operare di ricerca e organizzazione va bandita qualsiasi primazia e antinomia tra “sociale” e ”politico”, mettendo insieme le elaborazioni e le pratiche fin qui prodotte da ciascun soggetto, da ciascun gruppo, da ogni vertenza. Il futuro degli invisibili o si fà sociale e politico o non si darà.Riprendendo il concetto dei “Vinti Giusti” caro a F.Bertinotti: il solidarismo cattolico riparte da Bergoglio, il liberalismo si nutre qua e là (scarsamente in Italia) solo di alcune aperture sui diritti civili, ma dell’egualitarismo economico,ed oggi morale, proprio della sinistra si è persa traccia. E allora se la necessità immediata è ricostruzione di comunità , di racconto per un diverso destino, senza più indugio si convochi una Assemblea Costituente per un cammino organizzato e realmente intrapreso con il pensiero lungo e le risorse anche economiche che lo rendono credibile e percorribile territorialmente ed internazionalmente. Senza questo nuovo avvio ciascuno rimarrà ancora solo con la propria scomposta azione: politica, economica, sociale e culturale.

Soli ovviamente anche “noi” che amiamo discettare di necessità e manchevolezze senza osare mai l’incrocio generativo di pensiero,culture, forme, organizzazione; fantastici analisti e narratori dello splendido e disperato ombelico della sinistra. O subito mettiamo mano, non solo testa, a questa costruzione il cui approdo (l’evento che rende esistenti gli inesistenti di A.Badiou ?) saranno i venti ad indicarcelo, oppure:……. un altro thé garcon!

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