Comunicato stampa/ L’Altra Europa con Tsipras sul flop del Jobs Act

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Il tentativo di truccare le cifre da parte del governo continua a incontrare clamorose smentite, delle quali anche un imbarazzatissimo Ministro del lavoro non può non tenere conto, seppure trincerandosi dietro un presunto “errore umano”.

Dopo sei mesi il Jobs Act si rivela un gigantesco flop. In base agli ultimi dati Istat risulta che il tasso di disoccupazione è al 12,7%, quello di occupazione non supera il 55,8%, uno dei più bassi tra i paesi “forti” della Ue. Nel mese di giugno si sono persi 40mila posti di lavoro rispetto all’anno precedente e i disoccupati sono aumentati di 85mila unità. La disoccupazione giovanile continua a salire, con situazioni esplosive soprattutto nel Sud.

Eppure il 7 marzo nasceva il cosiddetto nuovo contratto a tempo indeterminato (a tutele crescenti), ma senza l’articolo 18. Quindi, al di là delle parole, un contratto a termine rinforzato, vista la possibilità di licenziare in qualunque momento. Con sgravi fiscali mai visti: zero contributi e zero Irap. Dire – come fa il governo – che con il Jobs Act si è messo al centro il contratto a tempo indeterminato è quindi una pura bugia.
Renzi aveva detto “le imprese non hanno più alibi”. Ma le cifre danno torto a entrambi. Se si insiste solo con incentivi dati alle imprese, destinati peraltro ad esaurirsi, si ottengono al massimo effetti sostitutivi. I vecchi contratti a progetto o a termine possono diventare a tutele crescenti, ma senza produrre alcun incremento né reale né statistico dell’occupazione.

Colpa del Jobs Act? Non solo, anche se ci auguriamo che parta una iniziativa referendaria popolare che possa cancellarne l’esistenza. Colpa dell’assenza di una politica economica che si proponga di creare posti di lavoro aggiuntivi in settori innovativi. Mentre, a partire dal settore manifatturiero, servirebbe una seria riduzione d’orario a parità di retribuzione. La legge Fornero sulle pensioni poi rappresenta un incentivo al prolungamento del lavoro, con conseguenze ulteriormente negative sulla occupazione giovanile in particolare.

Altro che piena occupazione e flexicurity: questo è il governo dell’occupazione minima, della precarietà e della disoccupazione.

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